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Internazionalizzazione Pmi, nodo risorse per la diplomazia economica

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L’INDAGINE

Internazionalizzazione Pmi, nodo risorse per la diplomazia economica

Diplomazia economica sempre più leva per l’internazionalizzazione, ma con risorse non proprio in linea con la sfida. È quanto mette in evidenza uno studio di Unioncamere del Veneto e del Cgia di Mestre sulla Farnesina e la sua rete estera in relazione al tessuto produttivo nazionale, presentato oggi a Roma presso lo Iai (Istituto affari internazionali).

Le esportazioni sono una componente essenziale dell’economia italiana e costituiscono il 30,4% del Pil, contro il 38,3% della Germania. Un incremento di 6-7 punti, osserva il report, è un obiettivo tutt’altro che irrealistico. C’è però una differenza tra il sistema italiano e quello tedesco: la natura diffusa della imprenditoria in Italia rende più complicata l’azione di sostegno all’internazionalizzazione. Il risultato è che per coprire più bisogni occorre rivolgersi contemporaneamente a molti più soggetti. In Germania, per assistere il 50% delle esportazioni (che a sua volta è superiore del 50% del totale delle esportazioni italiane) è sufficiente lavorare con sole 50 imprese; per arrivare alla stessa percentuale in Italia ne servono quasi 1000, con richieste di aiuto più articolate. La dimensione più grande consente alle imprese tedesche di approcciarsi all’estero potendo contare su “diplomazie aziendali” strutturate che sono attive nei vari paesi e fori internazionali, ivi incluso l’Ue dove si decidono le “regole” del mercato interno comunitario.

La rete diplomatica (124 Ambasciate e 80 Consolati italiani nel mondo), sempre più strategica nel sostegno alle piccole e medie aziende che vogliono conquistare quote nei mercati internazionali (la cosiddetta “diplomazia economica”), andrebbe pertanto potenziata. Secondo i dati di Prometeia, nel 2015 il sostegno pubblico fornito dalla rete diplomatica ha portato in Italia complessivi 16 miliardi di euro di valore aggiunto, sostenendo 230 mila occupati e generando entrate fiscali per 7 miliardi. Nel 2016, sempre secondo Prometeia, il valore generato rappresenta l’1,4% del Pil, che corrisponde ad un valore aggiunto di oltre 21 miliardi di euro. Si tratta di una stima per difetto.

Lo studio presentato oggi denuncia fondi inadeguati: le risorse destinate al ministero degli Affari esteri per le sue attività istituzionali (escludendo gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo e finanziamenti obbligatori come ad esempio i contributi all’Onu), sono pari allo 0,10% del bilancio dello Stato (rispetto allo 0,14% del 2011), corrispondente allo 0,005% del Pil e sono in costante diminuzione, così come il personale di ruolo, passato da 4.852 unità nel 2008 a 3.825 nel 20163 (-21%), in controtendenza rispetto alle esigenze del “Sistema paese” e alle necessità operative della rete diplomatico-consolare.

Anche nel medio lungo termine la crescita passerà dall’internazionalizzazione. Nel report “Keep calm
& Made in Italy”,
Sace prevede che, dopo una performance brillante nel 2017 con una crescita di 31 miliardi di euro dell’export di beni, le esportazioni italiane continueranno ad avanzare quest’anno del 5,8% e del 4,5% medio nel triennio 2019-2021. Le geografie trainanti per il nostro export nel 2017 sono state l'Asia, l'Europa emergente e le Americhe, che continueranno a correre più velocemente delle altre anche nel 2018, con tassi medi tra il 7% e l'8%.

C’è anche un problema di impiego delle risorse: presso la più grande ambasciata italiana all'estero, quella di Washington, lavorano 15 diplomatici; mentre ve ne sono 45 presso quella francese, 52 presso quella tedesca e 23 presso quella olandese. Questa disparità rispetto al personale a disposizione dei nostri “competitors” si riscontra su tutta la rete estera. In quasi il 50% delle ambasciate italiane lavorano al massimo 2 funzionari diplomatici e nel 23% dei casi ve ne presta servizio solo uno (con funzioni di Ambasciatore o di Incaricato d’Affari).

Sulla struttura del ministero - rileva ancora l’indagine - oltre al sostegno diretto alle imprese, gravano altre attività istituzionali di interesse nazionale, le quali richiedono significative risorse di personale. Basti pensare che, se si considerano solo le attività a favore dei connazionali all’estero, gli italiani iscritti all’Aire sono 5,3 milioni, mentre i francesi residenti all’estero sono 1,8 milioni e le dotazioni di bilancio del “Quai d’Orsay” sono quasi il doppio di quelle della Farnesina.

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