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Minori non accompagnati: dal diverso passo nell’accertamento…

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atlante di save the children

Minori non accompagnati: dal diverso passo nell’accertamento dell’età all’istruzione, cosa ancora non funziona

«A più di un anno dalla sua approvazione, il sistema di protezione e accoglienza delineato dal provvedimento è come una casa in costruzione. Un architrave di regole e responsabilità che, una volta completato da una piena attuazione, fornirà ai minori migranti una tutela organica, favorendo un percorso solido di inclusione nella società». Parola di Raffaella Milano, direttrice Programmi Italia-Europa di Save the Children. Dall’Atlante Sui minori stranieri non accompagnati in Italia presentato oggi da Save the children emerge che in Italia ci sono 18.300 minori non accompagnati ospitati nel sistema di accoglienza, la metà in Sicilia (43%) e solo il 3% in affido. Sono ragazzi vulnerabili, spesso sfruttati, che hanno affrontato lunghi viaggi per arrivare in Italia.

Luci e ombre sull’applicazione della legge
A più di un anno dall'approvazione della nuova legge sui minori non accompagnati, la 47/2017, ci sono ancora molte luci e ombre. Innanzitutto il sistema di protezione e accoglienza è ancora in fase di attuazione. L’ambito in maggiore movimento è quello dei tutori volontari: oltre 4mila cittadini hanno dato la loro disponibilità a diventare tutore volontario e più di mille sono pronti ad assumere la tutela. Alcuni l’hanno già fatto. Ma queste figure che dovrebbero ricostruire il legame di fiducia interrotto dalla fuga si scontrano con la burocrazia e con i problemi reali che devono affrontare i ragazzi, senza nessun supporto e strumento per affrontare i problemi.

Oltre 4mila tutori candidati
Al 7 maggio 2018 sono state 4.110 le candidature dei cittadini che hanno dato la loro disponibilità a diventare tutore volontario e 1.070 i nominativi trasmessi ai Tribunali per i minorenni di coloro che, avendo già terminato il corso di formazione, sono pronti ad assumere una tutela. «Per ora abbiamo difficoltà a interloquire con la burocrazia - spiega Sandra Abbondandolo, una delle prime tutrici del Lazio ad avere l’incarico - perchè ci sono una serie di operazioni che il tutore deve compiere per conto del ragazzo o della ragazza per le quali non c’è ancora un percorso strutturato. Si è creato un gruppo di tutori che si sta mobilitando per ottenere una rete di supporto con corsi di aggiornamento successivi all’incarico di tutore e per conoscere a fondo le regole che i ragazzi si trovano ad affrontare nelle strutture e nei rapporti con lo Stato. C’è anche un problema di prossimità geografica negli incarichi da affrontare, ricordando che si tratta di un incarico gratuito e volontario».

Attivati corsi di formazione per tutori
Quasi tutti i Garanti regionali hanno attivato corsi di formazione sul territorio nazionale, mentre le difficoltà riguardano i tempi di nomina. «I tutori - spiega raffaella Milano - sono un tassello fondamentale del processo di integrazione, se lo intendiamo, come dovremmo, non solo nei termini di garantire risorse materiali fondamentali (un posto dove dormire, un modo per mantenersi), ma anche come ricostruzione di un legame di fiducia - traumaticamente interrotto a causa della fuga e durante il viaggio - nei confronti degli altri, così come riguardo alle proprie capacità e ai propri talenti. La disponibilità dei tutori volontari è un segnale straordinario che viene dalla società civile e che oggi sta alle istituzioni raccogliere e non tradire».

Il diverso passo nell’accertamento dell’età
Tema molto delicato anche quello dell’accertamento dell’età «in caso di ragionevole dubbio», rivoluzionato dalla legge 47/2017. Save the children ha verificato difformità nelle regole adottate. Se un ragazzo esibisce un documento del Paese d’origine che non ha una rilevanza certa (dunque senza foto o in copia) al Sud nel dubbio viene collocato in attesa di accertameto in un centro di accoglienza per minori, cosa che non avviene per esempio a Roma o Torino. Disomogeneità è stata accertata da Save the children anche in quello che dovrebbe essere il carattere multidisciplinare dell’accertamento, che non dovrebbbe mai consistere solo in accertamenti medici. Per esempio in provincia di Catamia, Ragusa e Siracusa non è valido l’accertamento condotto solo con la radiografia del polso. E anche se per esempio Milano e Crotone hanno stipulato protocolli con le strutture sanitarie con equipe multidisciplinari per le procedure di accertamento, sono state riscontrate ancora prassi di ricorso esclusivo alla radiografia del polso o dell’arcata dentaria.

Non sempre coinvolta la magistratura minorile
Save the children lamenta anche lo scarso coinvolgimento della magistratura minorile nella procedura di accertamento dell’età dei ragazzi, spesso sottoposti a inutili esami invasivi o dannosi per la salute. Luci e ombre anche sul rilascio dei permessi di soggiorno per minore età e nella procedura di riconoscimento della protezione internazionale con prassi diverse in alcune questure, non in linea con il dettato normativo.

Diritto all’istruzione a macchia di leopardo
Disomogeneo l’accesso all’istruzione per i minori non accompagnati. Mentre è garantito da tutte le strutture di accoglienza l’accesso ai corsi di italiano, sul fronte dell’obbligo scolastico ci sono numerose carenze. La principale è quella che gli over 15 vengono quasi di prassi iscritti ai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti per il conseguimento della licenza media. Mano uniforme l’inserimento nella scuola pubblica per i minori (a parte alcuni casi nella Sicilia orientale e in Campania). Ritardi anche nel diritto alla salute, spesso intralciato dai tempi di rilascio del permesso di soggiorno e del codice fiscale.

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