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Russia-Arabia Saudita: divise sulla Siria, unite allo stadio

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PUTIN Dà IL VIA AI MONDIALI

Russia-Arabia Saudita: divise sulla Siria, unite allo stadio

MOSCA - Incredibilmente, alle 11 del mattino il mercatino di Izmailovo, passione dei turisti, è deserto. All'ingresso del suo chioschetto, però, Ljuda non se la prende, anzi si illumina: “È perché oggi sono tutti alla partita!”, spiega. Poi si affida alle madonnine dipinte sulle piccole icone a poco prezzo allineate sul bancone, “fate che vinca la Russia!”, sospira. “Certo, Cenerentola può anche diventare principessa - commenta un amico - ma ci credo poco”. Al Luzhniki e nell'intera Russia, le aspettative dei tifosi sono bassissime (anche se il debutto è incoraggiante, con la vittoria per 5-0 sui sauditi).

Malgrado il pallone di questo primo incontro dei Mondiali, Russia-Arabia Saudita, inaugurato dagli astronauti della Stazione spaziale orbitante, sia caduto letteralmente dal cielo.

Le aspettative al Luzhniki sono basse, l'allegria è però tanta mentre si riempiono gli spalti di bandiere con i colori bianco-rosso-blu della Nazionale russa, la sbornaja che tanto preoccupa, e le bandiere verdi saudite. Di tifosi che si abbracciano e fraternizzano, a esorcizzare le tensioni di una partita carica di significati geopolitici: russi e sauditi, i due principali esportatori di petrolio, in questo momento più o meno uniti su una linea che vuole arginare la salita dei prezzi aumentando la produzione. Ma russi e sauditi calcano fronti opposti in Siria, dove Vladimir Putin è sceso in campo a sostegno del presidente Bashar
Assad, in guerra contro gruppi sunniti finanziati da Riad.

Eppure il presidente russo e il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, sono qui insieme al Luzhniki. Si sono incontrati, prima della partita, per confermare la volontà di collaborare insieme sui mercati del petrolio, come ha detto Putin. E la cerimonia di apertura dei Mondiali è un omaggio all'Arabia, una coreografia illuminata dalle fiamme del petrolio, da gabbiani e dall'araba fenice agli angoli dello stadio. Criticatissimo in patria, dove lo accusano di aver venduto l'anima a Putin, Robbie Williams canta Angels mentre entrano in campo le bandiere delle 32 squadre partecipanti, così è quella musica ad accentuare la malinconia di non vedere la bandiera italiana.

Poi parla Putin, si trasforma momentaneamente in appassionato del calcio mentre dà il benvenuto a tutti i tifosi del mondo, in una Russia che descrive “ospitale e accogliente” e, nel nome del football che unisce ogni cultura al mondo, invoca “pace e comprensione tra le nazioni”. Si temevano fischi, da un pubblico fatto anche da tanti stranieri, e qualcuno è sfuggito. Ma al termine del discorso dello zar il boato di approvazione è inequivocabile. Così come la commozione al momento degli inni, con la partecipazione del pubblico per entrambi.

Quando fischiano l’inizio, lo stadio esplode gridando “Rossia”. È il momento di sostenerla e basta, la sbornaja. Si rivelerà una scelta giusta, contrariamente a tutte le previsioni: quel boato si ripeterà ben cinque volte al Luzhniki, e la Russia - per i suoi tifosi - non poteva cominciare il suo Mondiale nel modo migliore.

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