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Stadio della Roma, le tre riunioni in Campidoglio. Berdini:…

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L’interrogatorio dell’ex assessore capitolino

Stadio della Roma, le tre riunioni in Campidoglio. Berdini: «C’erano anche Bonafede e Fraccaro»

Tre riunioni in Campidoglio in cui «si iniziò a discutere della possibilità di mediare con la Roma per autorizzare la realizzazione dello stadio. Prima di allora la revoca della dichiarazione di Pubblico interesse dello stadio era invece l’indirizzo fermo dell’ufficio». È il 30 maggio scorso quando Paolo Berdini, ex assessore della Giunta capitolina di Virginia Raggi, rende dichiarazioni al pm Barbara Zuin. Racconta degli incontri in Comune e della partecipazione «con mia sorpresa» di Alfonso Bonafede, attuale ministro della Giustizia, e Riccardo Fraccaro, ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta.

L’arrivo del presidente di Acea Luca Lanzalone
«L’avvocato Lanzalone è arrivato in Campidoglio all’inizio del 2017, con suo staff. La prima volta che lo ho visto era stato invitato direttamente dal sindaco (Virginia Raggi, ndr) ed è arrivato con due persone. La posizione del Comune - e del Movimento 5 Stelle - era all’epoca assolutamente contraria al Progetto Stadio ed io la condividevo, poiché ravvisavo moltissimi problemi urbanistici, soprattutto in ragione del luogo prescelto per la realizzazione dello stadio, del tutto privo di infrastrutture la cui realizzazione sarebbe gravata a carico della spesa pubblica». Spiega che «era stato chiamato Lanzalone come consulente, per verificare la questione risarcitoria, ossia per valutare se in caso di annullamento della dichiarazione di pubblico interesse del progetto stadio, il Comune sarebbe stato gravato dall’obbligo di risarcire danni alla Roma o al gruppo Parnasi. Io non compresi il perché di tale incarico, anche perché dei pareri sulla questione erano già stati formulati dall’Avvocatura».

«Il ruolo di consulente del sindaco Raggi»
Berdini racconta che «con il consenso del sindaco» Lanzalone ha continuato a interessarsi «alla vicenda assumendo via via un ruolo di consulente del sindaco relativamente alla vicenda stadio. Ha iniziato con il valutare la questione risarcitoria e poi sostanzialmente ha gestito tutta la vicenda stadio in stretta relazione con il sindaco. Il rapporto con quest’ultimo è divenuto via via più stretto ed egli ha iniziato a operare come suo fiduciario occupandosi della gestione concreta della vicenda stadio».

Il cambio di atteggiamento del sindaco di Roma
«Proprio nello stesso contesto - spiega Berdini - nelle varie riunioni al Comune ho cominciato ad avvertire un cambiamento di atteggiamento da parte del sindaco e del vicesindaco in relazione alla questione stadio, nel senso che sembravano maggiormente orientati all’idea di trovare un compromesso e autorizzare il progetto». «Una domenica il giocatore della Roma Francesco Totti rese pubblicamente una dichiarazione di esortazione alla realizzazione dello stadio. La sera stessa il vicesindaco Bergamo mi telefonò rappresentandomi la necessità di cercare una mediazione con la Roma, per confermare la dichiarazione di pubblico interesse del Nuovo Stadio. Pochi giorni dopo ho tenuto l’ultima riunione in assessorato proprio per discutere sulla questione stadio e furono invitati come sempre Baldissoni e Parnasi. Fu presente anche il vicesindaco Bergamo. Ciò nelle riunioni tecniche è abbastanza inusuale e non era mai accaduto antecedentemente».

Le riunioni con Bonafede e Fraccaro
Berdini aggiunge che «prima di allora, tra l’epifania e la fine di gennaio, vi erano state tre riunioni in Campidoglio alle quali oltre al sindaco, erano presenti il capogruppo M5S Ferrara, alcuni consiglieri de della commissione urbanistica, Lanzalone e i suoi collaboratori. A dette riunioni, forse solo ad alcune di esse, parteciparono anche, con mia sorpresa, gli onorevoli Bonafede e Fraccaro. In dette riunioni si iniziò a discutere della possibilità di mediare con la Roma per autorizzare la realizzazione dello stadio. Prima di allora la revoca della dichiarazione di Pubblico interesse dello stadio era invece l’indirizzo fermo dell’ufficio».

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