Italia

La Maturità dei «ragazzi del ’99», la Grande Guerra e…

  • Abbonati
  • Accedi
passato e presente

La Maturità dei «ragazzi del ’99», la Grande Guerra e il ’68

Per quasi 500mila giovani nati nel 1999 cominciano gli esami di maturità edizione 2018. Sono i pronipoti di quei “ragazzi del ‘99” che cento anni fa vennero arruolati poco più che diciottenni e mandati in prima linea lungo il Piave, dove si era attestato il fronte italiano dopo la rotta di Caporetto del 24 ottobre 1917. Il loro sacrificio contribuì alla resistenza e poi alla vittoria, alimentando il mito della Grande Guerra. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo ultimo messaggio di fine anno, ha ricordato quei giovani soldati, spronando i ragazzi di oggi a partecipare alla vita democratica della nazione, che sta attraversando momenti critici e incerti, ma non è in guerra.

I “nativi digitali” del 1999 hanno votato per la prima volta nelle elezioni politiche del 4 marzo, ma invece dello smartphone hanno avuto a disposizione una matita copiativa. E sui banchi di scuola useranno la penna biro per scrivere il tema d’italiano mercoledì 20 giugno, così come il giorno seguente per tradurre la versione di greco al liceo classico, svolgere il compito di matematica allo scientifico o, comunque, la seconda prova prevista negli altri istituti.

Per i maturandi vige il divieto assoluto di portare con sé tablet o smartphone (anche se da alcuni anni le tracce delle prove d'esame, a spizzichi e bocconi, girano ben presto sui “social”). Usciti dall'aula degli esami, dopo la consegna degli elaborati, probabilmente torneranno al loro microcosmo tecnologico – il gruppo ristretto degli amici su WhatsApp, i compagni e i coetanei raggiunti attraverso Facebook – perché questa realtà virtuale si sovrappone spesso al mondo reale. Era stato lungimirante Nicholas Negroponte, più di vent'anni fa, nel suo celebre saggio «Being Digital» (pubblicato in italiano da Sperling & Kupfer), quando scrisse che «l'informatica non riguarda più solo il computer, ma è un modo di vivere».

Il tema d'esame come «media event»
Ai primi di giugno, dopo il passaggio di consegne fra la ministra dell'Istruzione uscente Valeria Fedeli (Pd) e il neo ministro Marco Bussetti (Lega), c'è stato il consueto “in bocca al lupo” agli studenti in procinto di sostenere gli esami. Peraltro i dati diffusi dal Ministero sono molto confortanti per i candidati: nella maturità 2017 il 99,5% degli esaminati ha ottenuto il diploma, anche se il 4% circa degli scrutinati non è stato ammesso all'esame (una limitata selezione, quindi, era avvenuta prima).

La maturità rimane nella memoria collettiva un rito di passaggio dall'adolescenza all'età adulta. In passato, dopo il diploma, le ragazze pensavano al matrimonio, mentre i maschi attendevano la cartolina-precetto del servizio militare o si iscrivevano all'università, rinviando la “naja” di alcuni anni. Della maturità quasi tutti conserviamo un ricordo (con nostalgia?), che riaffiora in famiglia se a sostenere l’esame sono adesso i figli, oppure diventa argomento di conversazione con amici e colleghi di lavoro, specialmente quando nei telegiornali o su internet vengono annunciate le tracce dei temi d’italiano.

L'esame di Stato, nonostante alcuni cambiamenti, rimane quello proposto da Luigi Berlinguer - ministro della Pubblica Istruzione nel governo dell'Ulivo di Prodi - e introdotto nel 1998-99. L'anno prossimo sarà abolito il terzo scritto o “quizzone” (salvo ulteriori novità). Per tutti la prova di italiano prevede la “tipologia A” per l'analisi del testo; quella “B” per il saggio breve o articolo di giornale, scegliendo fra quattro ambiti (artistico-letterario, socio-economico, storico-politico, tecnico-scientifico) e utilizzando i documenti allegati; la “tipologia C” per il tema storico; infine la “D” per il tema di ordine generale.

Cento anni fa: resistenza e vittoria sul Piave
Almeno in uno dei temi proposti spunterà un riferimento alla Grande Guerra? Cento anni fa, proprio in questi giorni si combatteva la Battaglia del Solstizio, l'ultima (e disperata) offensiva nemica per sfondare la linea del Piave. La mattina del 15 giugno, con il fuoco dell'artiglieria, inizia il grande attacco austro-ungarico lungo il corso del Piave, dal Monte Grappa fino al mare, contenuto dalle truppe italiane anche grazie agli aiuti franco-britannici e alla leva dei “ragazzi del ‘99”. Nella serata del 23 giugno gli austriaci ripiegano, distruggendo i ponti e le passerelle sul fiume.

Per l’Impero asburgico è l'inizio della fine: dopo la controffensiva italiana su Vittorio Veneto del 28-29 ottobre - condotta dall'VIII armata del generale Enrico Caviglia, con l'appoggio di alcuni contingenti alleati - l'Austria chiede l'armistizio, firmato il 3 novembre a Villa Giusti (presso Padova) ed esecutivo dal giorno seguente. Per l'Italia nei tre anni mezzo di guerra il tragico bilancio di vite umane perdute registra 650 mila caduti in battaglia e più di mezzo milione di vittime civili, includendo i decessi per fame o malnutrizione e i morti contagiati dall'influenza spagnola.

Nel 1968 l'ultima volta con tutte le materie
Cinquant'anni fa, nel 1968, i ragazzi e le ragazze del '49 (come chi scrive) furono gli ultimi ad affrontare la maturità portando tutte le materie. Nel calendario scolastico di allora, sia le prove scritte che quelle orali si svolgevano in luglio, il mese più caldo dell'estate (forse per “temprare” la resistenza dei docenti e dei candidati). Per il liceo classico, ad esempio, gli scritti erano quattro: italiano, versione dal latino, versione dall’italiano in latino e versione dal greco; per il liceo scientifico cinque: italiano, versione dal latino, matematica, inglese e disegno. A seguire gli orali, suddivisi in due giornate. Un solo membro interno nella commissione esaminatrice, voti espressi in decimi ed eventuali riparazioni a settembre.

Nel primo semestre 1968 la cronaca italiana e internazionale aveva registrato non poche notizie d'apertura “a nove colonne” (come allora titolavano i giornali): negli Stati Uniti l’assassinio di Martin Luther King il 4 aprile e di Bob Kennedy il 5 giugno, in Italia il disastroso terremoto del Belice (nella Sicilia occidentale) a metà gennaio, ma anche la vittoria negli Europei di calcio in giugno. Intanto Parigi brucia per il “Maggio francese”: barricate al Quartiere Latino, occupata la Sorbona, il 19 maggio lo sciopero generale blocca quasi tutto, interrotto anche il Festival di Cannes. Ma il presidente della Repubblica de Gaulle scioglie le Camere e il 23 giugno stravince le elezioni anticipate.

Nelle tracce proposte ai maturandi, in realtà, l'eco del Sessantotto ci fu in uno dei tre temi per i futuri maestri, ma la «contestazione giovanile» era considerata in chiave pedagogica «per quanto riguarda i problemi dell'educazione». Allora le “terne” dei temi d'italiano erano distinte per ciascuna maturità liceale e per le abilitazioni (così si definivano) delle magistrali e degli istituti tecnici.

Sarà il ministro Fiorentino Sullo a cambiare le cose nel 1969: maturità nella sola sessione estiva, due prove scritte (la prima prova di italiano uguale per tutti), orali sui programmi dell'ultimo anno (in passato c'era da portare qualche riferimento pure ai due anni precedenti) riguardanti due sole materie, l'una scelta dal maturando e l'altra dalla commissione fra le quattro indicate dal Ministero entro il 10 maggio. Per quasi tutti i candidati interni l'esame non sarà più un grosso ostacolo. Diventa possibile l'accesso a ogni facoltà universitaria non soltanto dai licei, ma da qualsiasi scuola secondaria di secondo grado.
La legge Sullo - «condizionata dalla voglia di tenere buona la piazza in fermento», come scrive Nicola D'Amico in «Storia e storie della scuola italiana», Zanichelli editore - doveva essere “provvisoria”, ma rimase in vigore quasi trent'anni, fino alla citata riforma del ministro Luigi Berlinguer, nella sostanza tuttora in vigore.

© Riproduzione riservata