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Censimento, Di Maio: facciamolo sui raccomandati Rai e Pa

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il vice premier m5s a porta a porta

Censimento, Di Maio: facciamolo sui raccomandati Rai e Pa

  • – di Redazione Online

Non solo la “conta” dei nomadi presenti sul nostro territorio, come proposto dal vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini. In Italia «ci sono altri censimenti politici da fare: il primo è quello dei raccomandati della Pa e tra questi anche quelli che ci sono in questa azienda, la Rai», attacca oggi l'altro vicepremier e leader M5s Luigi Di Maio, dallo studio del talk show “Porta a Porta” (Rai 1). «Nessuna azione intimidatoria - assicura - però se c'è il governo del cambiamento dobbiamo ristabilire un po' di meritocrazia».

La gara degli annunci con Salvini
L'annuncio di Di Maio da un lato preoccupa seriamente l'opposizione al Governo giallo-verde. «Con la boutade sui raccomandati Di Maio vuole schedare lavoratori e giornalisti Rai? Ricordi che il Minculpop c'è già stato, e non portò bene né all'Italia né agli italiani», mette in guardia il senatore dem Francesco Verducci. Dall'altra, conferma il duello con Salvini sul fronte delle dichiarazioni choc da campagna elettorale finalizzate a vincere la gara dei sondaggi. L'affondo sui raccomandati della Pa si accompagna infatti a distinguo sia sulla proposta del ministro dell'Interno («mi fa piacere che Salvini abbia coretto il tiro: censimenti su base razziale non si possono fare») che sui controlli da finalizzare alla sicurezza dei campi rom e dei bambini («sono cosa diversa»), mentre la risposta è no «se si parla di censimenti su base razionale».

Confermati i provvedimenti bandiera del M5S
A compensazione delle accelerazioni che arrivano dal Viminale, l’intervista di Di Maio conferma i provvedimenti bandiera del M5S in rampa di lancio: dalle misure sulle pensioni d’oro, con la proposta di «creare un fondo alimentato con tagli alle pensioni d'oro e vitalizi» da destinare a finanziare le pensioni minime, al varo del reddito di cittadinanza, forse già con la legge di bilancio di fine anno e alla revisione del Jobs Act «per ridurre il numero dei rinnovi dei contratti a termine».

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