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La storia di Leo, da disoccupato a Nocera Superiore fino a Christie's

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chi ce l’ha fatta

La storia di Leo, da disoccupato a Nocera Superiore fino a Christie's

Leo Criaco da Cristie's
Leo Criaco da Cristie's

Disoccupazione giovanile in Italia? Scarso interesse dei ragazzi nei confronti del mondo del lavoro? Ci sono tante storie di giovani che non hanno la fortuna di poter rimanere nella terra e cercano fortuna all’estero. Come è successo a Leo Criaco, classe 1984, che è partito poco più di 12 anni fa da Nocera Superiore alla volta di Londra. Doveva perfezionare la lingua in una vacanza-studio di sei mesi, ma il caso ha voluto che nella capitale britannica Leo rimanesse per quasi 9 anni.

Si è innamorato degli innumerevoli volti della City e ha deciso di viverci per un po'. Ha dovuto reinventarsi: da studente di Conservazione dei beni culturali quale era in Italia è diventato barista, ragazzo delle pulizie e poi tuttofare per Bentley & Skinner, una delle gioiellerie che serve casa reale. Un giorno – dopo pochi mesi di lavoro – il suo capo lo ha convocato in ufficio chiedendogli se volesse diventare un junior assistant: «pensava potessi essere un buon venditore», dice. Da quel colloquio è iniziato ufficialmente il suo ingresso nel mondo dei gioielli: «Non ero partito con l'intenzione di entrare nel mondo della gioielleria, ma poi mi sono formato. Da Bentley & Skinner mi hanno pagato la scuola per diventare diamond grader e ho lavorato per 7 anni con loro nel retail. Poi per 2 anni ho seguito un commerciante in diverse aste. Ora vivo a Ginevra e sono uno specialista di gioielli per Christie's».

“Non ero partito con l'intenzione di entrare nel mondo della gioielleria, ma poi mi sono formato”

Leo Criaco, da Nocera Superiore a Ginevra 


Una scalata non indifferente. Tornerebbe in Italia? «Non mi conviene. Io sono arrivato a 25 anni dove i miei amici che restano qui possono sperare di arrivare a 35 anni. L'Italia mi manca: mi manca casa, il calore della gente, il buon cibo. Ma le possibilità di guadagno e di crescita non sono le stesse». Grazie «al mio lavoro oggi vivo in Italia on and off per 3 o 4 mesi all’anno e mi piace stare qui di tanto in tanto. Ma non penso che se fossi rimasto avrei avuto le stesse possibilità: quello italiano è un sistema molto più macchinoso e burocratico, i tempi sono molto più lunghi e poi non vedo la meritocrazia che ho visto all'estero».

La meritocrazia in Italia, questa sconosciuta. Forse nel nostro paese anche Leo – senza conoscenze importanti e con le idee un po' confuse – sarebbe stato un “bamboccione”, uno di quelli che cercano la propria strada e ci mettono un po' per trovarla. Al suo impegno all'estero si è certamente aggiunta tanta fortuna, ma in Inghilterra ha soprattutto trovato qualcuno pronto a offrirgli una concreta possibilità senza chiedergli nulla in cambio.

PRESENZA DI START-UP A PREVALENZA GIOVANILE
Dati in percentuale (Fonte: elaborazione I-Com su dati InfoCamere aggiornati a dicembre 2017)

Nell'immaginario collettivo i Neet sono i parassiti della società, quelli che vivono alle spalle di una collettività che lavora senza preoccuparsi di un domani che sta arrivando. Ma probabilmente la Neet generation più che dalla mancanza di voglia di impegnarsi è accomunata dalla disillusione, essere Neet è una condizione mentale prima che economica. Spesso i “bamboccioni” sono quei giovani intrappolati nella burocrazia degli uffici di collocamento, quelli che si sentono offrire un posto in un call-center a 30 centesimi all'ora e lo rifiutano o quei ragazzi che accettano lavori part time in nero per contribuire alle spese familiari, ma non possono pensare di andare a vivere da soli perché anche un posto letto in città costa almeno 500 euro al mese. Tutto questo all'estero non succede.

La Neet generation non ha più fiducia nei propri desideri perché è ormai convinta di non poterli realizzare. E allora si blocca, resta immobile. Ma è necessario tornare a sognare, anche in grande, perchè sognare è ciò che riesce davvero a risvegliare la voglia e l'impegno per raggiungere un obiettivo.
I giovani – oggi più che mai – hanno bisogno di essere spronati con risposte e soprattutto esempi, ma basta leggere i giornali o aprire un social network per capire che i ragazzi hanno l'impressione di essere stati abbandonati da chi gioca con il potere.


Da una parte ci sono i Neet, delusi e abbandonati e dall'altra c'è la malapolitica – senza distizione di “colore” – troppo impegnata a difendere i propri privilegi in un'epoca di clientelismo per occuparsi del futuro dei ragazzi. Allora chi è la vera sanguisuga della società? Chi realmente vive alle spalle di chi?

* Allieva dell’ottava edizione del Master in Giornalismo Politico-economico e informazione multimediale della 24Ore Business School del Sole 24 Ore - Lavoro nell'ambito del Laboratorio di tecniche narrative per lo storytelling digitale

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