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Maturità, errore nella traccia: De Gasperi diventa l’alfiere…

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L'Analisi|epic fail nel primo scritto

Maturità, errore nella traccia: De Gasperi diventa l’alfiere della distensione

Non si capisce a chi il ministero della Pubblica istruzione affidi il compito di stendere le tracce per i temi della maturità: per la storia quest'anno sicuramente a un incompetente. E per di più in due campi: quello più propriamente storico e quello pedagogico.

Nel primo campo il tema mischia, in una retorica da storia pseudo etica, due eventi lontani, in contesti assolutamente differenti collocando in una prospettiva fasulla i due protagonisti citati, cioè Alcide De Gasperi e Aldo Moro. Il primo viene fatto diventare un alfiere della distensione fra i due blocchi, il che era semplicemente impossibile, essendo De Gasperi morto nell'agosto 1954, mentre di distensione in senso proprio si può parlare solo superata la crisi del 1956 pur con remore (si ricordi la crisi dei missili sovietici a Cuba nel 1962).

Non si vede perché si sia citata fuori contesto una frase di Alfredo Canavero, che è uno storico serio, accreditandolo come il sostenitore di un Eisenhower distensivo e un Urss che appena morto Stalin (1953) già optava per la convivenza fra i blocchi.

Quanto alla citazione di una frase di Moro in margine alla conferenza di Helsinki del 1975 siamo ancor più nel rinvio a episodi fuori contesto. In quel caso la distensione fece certo qualche passo avanti, ma con una grande confusione nelle intenzioni dell'Ovest e dei russi che sottoscrissero anche il famoso “terzo cesto”, quello che obbligava tutti al rispetto dei diritti umani per poi bellamente ignorarlo.

Come qualsiasi buon studente di storia sa, citare episodi fuori contesto e ridurne la complessità per fare un po' di retorica delle buone intenzioni è il peggior tradimento che si può fare al significato e al valore dell'insegnamento della storia.

Quanto al campo pedagogico ci si chiede che senso abbia spingere dei ragazzi a parlare di problemi enormi, senza avere le basi per farlo. Già è raro che i programmi di storia arrivino a svolgere decentemente quegli anni, ma lo è ancora di più disporre di docenti che abbiano le competenze per affrontare temi che, lo dico per esperienza personale, non sono semplici da spiegare agli studenti degli ultimi anni dell'università. Dunque è assolutamente diseducativo spingere dei ragazzi a pontificare su argomenti difficili che non sono assolutamente in grado di dominare.

In questi tempi delicati di tutto c'è bisogno tranne che di una scuola che spinga all'uso superficiale e retorico delle analisi storico-politiche. Su questo non c'è da registrare uno scivolone, ma una irresponsabilità ministeriale che avremmo preferito non vedere.

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