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Sui ballottaggi partita di governo. A Terni sfida clou fra Lega e M5S

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elezioni ammnistrative

Sui ballottaggi partita di governo. A Terni sfida clou fra Lega e M5S

(Ansa)
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In due settimane - tante ne passano tra primo e secondo turno delle amministrative - lo scenario si è ribaltato. Dai ballottaggi di domenica potrebbe arrivare la conferma dell’ascesa inarrestabile di Matteo Salvini e quindi della Lega che, partita come azionista di minoranza del governo gialloverde, sta conquistando consensi crescenti ai danni degli altri partiti del centrodestra (Fi e FdI) ma soprattutto del suo alleato di governo, il M5s, che secondo gli ultimi sondaggi sta subendo il sorpasso del Carroccio.

Il partito di Luigi Di Maio domenica sarà per lo più spettatore(il M5s è presente solo in 3 capoluoghi su 14). Ma anche laddove è in gara non parte favorito. Certo non a Terni dove dovrà vedersela proprio con il candidato leghista Leonardo Latini, che parte con 25 punti di vantaggio e ha sfiorato la vittoria al primo turno. Salvini ci conta, tant’è che a Terni chiuderà la campagna elettorale venerdì sera, dopo aver fatto tappa a Massa e soprattutto a Pisa, dove la Lega è diventata il primo partito e conta di aggiudicarsi la guida del municipio. Il Pd ovviamente è quello che rischia di pagare lo scotto maggiore quanto al bilancio tra conferme e bocciature in questo secondo turno. Ma politicamente ad accollarsi il prezzo più alto sarà invece il M5s. Tra i pentastellati l’insofferenza monta. E non solo sui social. L’ala ortodossa rappresentata da Roberto Fico non ha perso occasione per prendere le distanze dal ministro dell’Interno e ieri lo stesso presidente della Camera ha redarguito un parlamentare di FdI che con riferimento ai migranti aveva detto «la pacchia è finita».

Di Maio ne è consapevole ma non riesce ad arginare l’alleato. Tant’è che venerdì, anziché andare a Terni per sostenere il pentastellato Thomas De Luca, ha deciso di chiudere la campagna elettorale a Imola e Avellino dove la sfida è con il centrosinistra ritenuto evidentemente avversario più abbordabile. Il M5s esclude qualunque apparentamento. Ma ai pentastellati in questa fase fa certo più gioco una mancata vittoria dell’alleato di governo che viaggia a vele spiegate, piuttosto che l’ennesima sconfitta del Pd a vantaggio della Lega. E infatti, se alla vigilia del primo turno la mancata presenza di candidati grillini a Siena e Vicenza aveva fatto pensare a una sorta di desistenza per estendere in periferia l’accordo siglato a Roma, oggi, a poche settimane di distanza, un simile ragionamento appare anacronistico. Anzi, semmai è il contrario, vista la sovraesposizione del leader della Lega, che non perde occasione per imporsi su media e social (basta vedere ieri come ha sfruttato il palcoscenico della Guardia di Finanza per lanciare il condono delle cartelle esattoriali sotto i 100mila euro). Ecco perché paradossalmente i 5Stelle sotto sotto potrebbero “tifare” per una tenuta del Pd in chiave anti-Salvini.

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«A Pisa si vince», è però la convinzione in casa Lega che punta anche a Massa mentre ritiene «difficile» la vittoria a Siena. Una sconfitta che verrebbe imputata anzitutto agli alleati e in particolare a Forza Italia che ha spinto per la candidatura del civico Luigi De Mossi, nonostante la resistenza dei leghisti. Salvini però non ha alcuna intenzione di mollare gli azzurri anche perché solo così può proseguire nella cannibalizzazione dell’elettorato berlusconiano. Di prendersi qualche deputato o senatore in più ai danni dell’alleato non gli interessa. A Salvini interessano i voti e di transfughi in fila ce ne sono già troppi.

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