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Cannabis light, stop alla vendita dal Consiglio superiore di sanità

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Giro d’affari 40 milioni di euro

Cannabis light, stop alla vendita dal Consiglio superiore di sanità

«Non può essere esclusa la pericolosità della 'cannabis light'». E' quanto afferma il Consiglio superiore di Sanità (Css) in un parere richiesto dal ministero della Salute sul tema, in riferimento ai «prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa» - venduti nei cosiddetti 'canapa shop' diffusisi in tutta Italia - ma dei quali «non può essere esclusa la pericolosità». Il Css raccomanda quindi che non sia consentita la libera vendita.
I prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa sono attualmente venduti nei 'canapa shop' come un prodotto da collezione, dunque non destinato

al consumo. Il Css mette però in guardia rispetto ad un possibile uso di tali prodotti, avvertendo che «non può essere esclusa la pericolosità» della cosiddetta cannabis o marijuana light. Per questo «raccomanda che siano attivate nell'interesse della salute individuale e pubblica misure atte a non consentire la libera vendita».

Ministra della Salute Grillo: attendo parere dell’Avvocatura dello Stato
«Seguo con grande attenzione la questione della commercializzazione della cosiddetta cannabis light. Il precedente ministro della Salute il 19 febbraio scorso ha chiesto un parere interno al Consiglio superiore di sanità sulla eventuale pericolosità per la salute di questa sostanza. Il Consiglio si è espresso il 10 aprile scorso e il ministro ha investito della questione l'Avvocatura generale dello Stato per un parere anche sulla base degli elementi da raccogliere dalle altre amministrazioni competenti (Presidenza del Consiglio e Ministeri dell'Interno, Economia, Sviluppo economico, Agricoltura, Infrastrutture e trasporti). Non appena riceverò tali indicazioni assumerò le decisioni necessarie, d'intesa con gli altri ministri». Questo il contenuto della nota del ministro della Salute Giulia Grillo.

Farmacologo Garattini: può causare danni
La quantità di principio attivo contenuta nella cosiddetta cannabis light «non è certo una dose omeopatica«, e può comunque causare danni alla salute soprattutto nei giovani. Lo afferma il farmacologo Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano, commentando il parere del Consiglio superiore di sanità , di cui è membro, su questi prodotti. «Una concentrazione dello 0,2%, che può arrivare anche allo 0,6%, non è una dose omeopatica, può avere degli effetti sulle persone, non si può dire che sia innocua. Questo è valido soprattutto per i giovani, il cui cervello è ancora in formazione ed è quindi ancora più sensibile a questo tipo di sostanza, e sono sempre di più gli studi scientifici che testimoniano i danni cognitivi proprio sugli adolescenti. In assenza di ricerche che ci dicano che questa concentrazione non ha effetti, che al momento non ci sono, ritengo che la vendita indiscriminata sia da evitare».
Anche se si dovesse dimostrare che la cannabis light non è dannosa, prosegue l'esperto, ci sono altri effetti di cui tenere conto. «Sappiamo che le droghe leggere sono una 'porta' che favorisce poi il passaggio a quelle più pesanti - afferma Garattini - bisogna tenerne conto se si permette la vendita libera, anche se di una versione 'light'».

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Coldiretti: coltivati quasi 4000 ettari
In Italia nel giro di cinque anni sono aumentati di dieci volte i terreni coltivati a cannabis sativa, dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4mila stimati per il 2018 nelle campagne. È quanto afferma la Coldiretti nel commentare il parere formulato dal Consiglio Superiore di Sanità. La cannabis light ha contribuito alla diffusione della coltivazione in Italia utilizzata anche per esperienze innovative, con produzioni che vanno dalla ricotta agli eco-mattoni isolanti, dall'olio antinfiammatorio alle bioplastiche, fino a pasta, biscotti e cosmetici.
«Ora però – chiede la Coldiretti - occorre fare chiarezza per tutelare i cittadini e le centinaia di aziende agricole che hanno avviato nel 2018 la coltivazione di canapa, dalla Puglia al Piemonte, dal Veneto alla Basilicata, ma anche in Lombardia, Friuli V.G. Sicilia e Sardegna».
Per la coltivazione e vendita di piante, fiori e semi a basso contenuto di principio psicotropo (Thc) si stima un giro d'affari potenziale di oltre 40 milioni di euro «alimentato – ricorda Coldiretti – dall'approvazione della legge numero 242 del 2 dicembre 2016» che ha dettato le 'Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa'. Con la nuova norma non è, infatti, più necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di Thc al massimo dello 0,2%, fatto salvo l'obbligo di conservare per almeno dodici mesi i cartellini delle sementi utilizzate.

Secondo la norma approvata, la percentuale di Thc nelle piante analizzate può inoltre oscillare dallo 0,2% allo 0,6% senza comportare alcun problema per l'agricoltore. «Al momento risulta consentita – precisa la Coldiretti – solo la coltivazione delle varietà ammesse, l'uso industriale della biomassa, nonché la produzione per scopo ornamentale, mentre per la destinazione alimentare possono essere commercializzati oltre ai semi anche le altre componenti vegetali nel rispetto della disciplina di settore».
Va ricordato che un precedente parere dell'istituto Superiore di Sanità (12/12/07 n. 18652) ha formulato precise indicazioni sulle quantità massime ammissibili di Thc per alcune categorie di alimenti prendendo a riferimento il valore medio di 1,5 mcg/Kg di peso corporeo-die al giorno come quantità tollerabile di assunzione giornaliera. In sostanza per un individuo con un peso di 68 Kg la quantità massima di assunzione giornaliera corrisponde a 102 mcg.

Riguardo al divieto di utilizzo di foglie e fiori di canapa per scopo alimentare Coldiretti esprime, tuttavia, l'esigenza che sia fatta chiarezza sulla posizione dell'amministrazione tenuto conto dei chiarimenti contenuti nella recente circolare del 22 maggio 2018 del ministero delle Politiche agricole che, diversamente, ammette nell'ambito delle coltivazioni destinate al florovivaismo l'utilizzo delle stesse infiorescenze. Le ragioni di chiarezza sono d'altra parte imposte dal richiamato successo che i prodotti a base di canapa hanno sul mercato europeo e molti Stati tra cui la Germania hanno già legiferato in modo dettagliato fissando il limite di sicurezza per il Thc negli alimenti sicché in base alla libera circolazione sarebbe penalizzante per gli operatori nazionali veder circolare prodotti ottenuti in altri Paesi, mentre in Italia valgono norme più restrittive.

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