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Pd, alta tensione sulle commissioni di garanzia

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L'Analisi|restano copasir e vigilanza rai

Pd, alta tensione sulle commissioni di garanzia

A quasi 100 giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo Lega e M5s hanno fatto il pieno, come previsto, delle presidente delle 28 commissioni permanenti di Camera e Senato che ora sono finalmente operative. Restano da assegnare le presidenze delle commissioni di garanzia, ossia la commissione sui servizi segreti (Copasir) e quella sulla Vigilanza Rai. Un accordo tra le opposizioni, Pd e Fi, prevede la presidenza del Copasir per i democratici con Lorenzo Guerini e quella della Vigilanza Rai per gli azzurri (i candidati sono Paolo Romani o Maurizio Gasparri). Tuttavia da parte della maggioranza giallo-verde si era ventilata nei giorni scorsi l'ipotesi di affidare la presidenza del Copasir al piccolo alleato del centrodestra Fratelli d'Italia, che non fa parte del governo ma che nel voto di fiducia si è astenuto, lasciando così il Pd fuori da tutti i vertici delle commissioni.

La tensione è dunque altissima in vista dell'elezione prevista per la prossima settimana, tanto che nel Pd minacciano fuoco e fiamme se il Copasir dovesse andare a Fratelli d'Italia. Sarebbe per altro un precedente assoluto, dal momento che la presidenza della commissione sui servizi segreti è sempre stata attribuita all'opposizione non per prassi ma per legge: lo prevede infatti la legge istitutiva del Copasir stesso. Mentre per le altre commissioni di garanzia si tratta di una prassi e non di una disposizione di legge. Prassi dovuta anche al fatto che per la Vigilanza Rai, in particolare, l'elezione del presidente deve avvenire con i due terzi dei componenti della commissione e dunque l'accordo con l'opposizione è obbligatorio.

I democratici, che non hanno ancora comunicato i nomi dei componenti delle due commissioni di garanzia in attesa che venga sciolto il nodo politico di base riguardo alla posizione di Fratelli d'Italia, stanno già studiando con il costituzionalista e deputato Stefano Ceccanti il ricorso alla Corte costituzionale se le loro aspettative sul Copasir non dovessero essere soddisfatte. Se la legge prevede che la presidenza della commissione sui servizi vada a un esponente dell'opposizione – è il ragionamento – tale esponente non può essere di un partito che si è astenuto nel voto di fiducia. Tanto più che secondo il nuovo regolamento del Senato approvato in finale della scorsa legislatura con il voto di tutti i principali partiti ha ridato al voto di astensione, così come è sempre stato alla Camera, la sua specificità di voto “neutro” mentre prima era conteggiato come voto contrario.

Ad ogni modo il Pd confida sul fatto che alla fine la maggioranza giallo-verde, dopo aver già escluso i democratici dall'elezione dei questori e quindi dal controllo dei conti delle Aule, non farà «uno strappo costituzionale, che sarebbe gravissimo», come avverte il capogruppo a Palazzo Madama Andrea Marcucci. Anche perché sulla partita delle commissioni di garanzia fonti parlamentari sia di maggioranza sia di opposizione segnalano la «forte attenzione» del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nell'attesa il Pd punta a fare del Copasir una “vetrina”: oltre a schierare per la presidenza uno dei suoi massimi dirigenti, Guerini, nella commissione bicamerale che si occupa dei servizi siederà anche l'ex segretario dem Matteo Renzi. Che nel discorso annunciava la sfiducia al governo Conte in Senato ha già avvertito: come primo atto il Copasir convocherà la ministra della Difesa Elisabetta Trenta per il suo presunto conflitto di interessi (la società che presiede avrebbe reclutato mercenari).

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