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Musei e direttori stranieri, come si è arrivati alla sentenza del Consiglio di Stato

È dovuta scendere in campo l’adunanza plenaria del Consiglio di Stato - il massimo consesso dei giudici amministrativi - per dirimere la questione se un museo possa essere diretto da uno straniero. La risposta è stata affermativa. La riforma voluta dal precedente ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, può, dunque, andare avanti. Sempre che il nuovo responsabili di via del Collegio Romano, Alberto Bonisoli, non abbia altre idee in proposito.

La fine del contenzioso
Comunque, almeno il fronte giudiziario può dirsi chiuso. Non è stato facile arrivare alla parola «fine». Ci sono volute tre sentenze del Consiglio di Stato e due del Tar Lazio. Il contenzioso si apre a maggio dell’anno scorso, quando il Tar della capitale boccia la decisione di Franceschini di selezionare anche all’estero i responsabili dei musei dotati di autonomia speciale, insediatisi alla fine del 2015. Secondo i giudici di primo grado, il bando internazionale andava contro le regole nazionali, che impediscono di far assurgere ai posti di vertice della pubblica amministrazione cittadini stranieri.

La riserva di nazionalità
La partita si è giocata tutta intorno a questo vincolo. Infatti, dai Beni culturali hanno fatto subito notare che sia la normativa europea sulla libera circolazione dei cittadini comunitari sia alcune sentenze della Corte di giustizia Ue - in particolare, una decisione relativa alla nomina del direttore di un’autorità portuale italiana - avevano molto ridimensionato il principio della «riserva di nazionalità» anche per i posti apicali della Pa.

Il secondo verdetto del Tar
Pochi mesi dopo il Tar replica: la questione questa volta investe l’istituzione del parco archeologico del Colosseo, malvisto dalla sindaca della capitale, Virginia Raggi. Il tribunale amministrativo di Roma dà ragione su tutta la linea alle tesi del Campidoglio e ritorna sulla questione direttori dei musei, perché anche il neonato parco intende aprire il reclutamento oltreconfine: per il Tar, non si può.

Il contrasto nel Consiglio di Stato
La questione arriva al Consiglio di Stato, che a luglio dello scorso anno esamina il ricorso sul parco del Colosseo e ribalta completamente la sentenza di primo grado. Compreso il punto sui direttori stranieri: per la sesta sezione di Palazzo Spada la normativa comunitaria consente un simile passo. A febbraio di quest’anno, però, sempre la sesta sezione (ovviamente, con una composizione del collegio diversa dalla prima) arriva a conclusioni opposte, perché esiste una norma nazionale che non permette di far arrivare ai vertici della pubblica amministrazione cittadini stranieri.

Norma nazionale da disapplicare
Visto il contrasto, il problema viene rimesso nelle mani dell’adunanza plenaria, che ha risolto definitivamente il dilemma, dando il via libera ai direttori stranieri nei musei italiani. Con una precisazione di non poco conto: se la norma nazionale impedisce «in modo assoluto» di far arrivare nei posti più alti della Pa nostrana cittadini di altri Stati Ue, deve essere disapplicata. Il Governo dovrà prendere atto di tale verdetto e agire sulle disposizioni interne in modo che risultino in linea con quelle europee.

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