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Pressing italiano al Consiglio Ue: Trust Fund Africa rifinanziato con 500…

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IL FONDO EUROPEO

Pressing italiano al Consiglio Ue: Trust Fund Africa rifinanziato con 500 milioni

È uno dei passaggi più concreti delle Conclusioni del Consiglio europeo. Ed è una delle linee rosse oltre le quali la delegazione italiana nelle 12 ore di negoziato non è andata: il trasferimento al Fondo fiduciario dell’Ue per l’Africa di 500 milioni di euro provenienti dalle casse dell’undicesimo Fondo europeo di sviluppo.

Il fondo ha un budget di 3,3 miliardi di euro. Ad oggi il contributo totale di tutti gli stati membri dell’Ue (a cui si aggiungono anche Norvegia e Svizzera) è fermo a 430 milioni di euro. Tra i donatori la Germania è al primo posto, con oltre 157 milioni, seguita dall’Italia (110 milioni) e dai Paesi Bassi (26 milioni). Molto indietro Francia e Spagna, entrambe ferme a quota 9 milioni ciascuna. La gran parte delle risorse arrivano dal Fondo Europeo di Sviluppo e da altre voci del bilancio comunitario.

Il pressing dell’Italia per rifinanziare il fondo
L’Italia ha spinto molto per assegnare nuove risorse a questo contenitore, considerato indispensabile per la gestione dei flussi nel Mediterraneo centrale, strumento chiave della politica europea in Africa. Se non fosse stato rifinanziato, la delegazione intervenuta al Consiglio europeo ha chiarito che non avrebbe versato la seconda quota dello strumento per i rifugiati in Turchia (tre miliardi). Nel testo finale ritorna un generico richiamo ai partner europei affinché lo rimpinguino.

Un fondo per finanziare progetti (anche) in Nord Africa
L’European Union Emergency Trust Fund è stato messo in campo in occasione del summit sui migranti che si è tenuto a La Valletta nel novembre del 2015, alla presenza dei capi di stato e di governo dei paesi dell’Ue e dei principali paesi africani coinvolti nei flussi migratori. Finanzia progetti di sviluppo in tre zone: il Sahel e la zona del Lago Chad (Burkina Faso, Camerun, Ciad, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria e Senegal), il Corno d’Africa (Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Tanzania e Uganda) e il Nord Africa (Algeria, Egitto, Libia, Marocco e Tunisia). L’obiettivo è finanziare progetti a livello locale in modo tale da ottenere la collaborazione dei governi locali nel controllo dei flussi migratori.

Il sostegno alla Guardia costiera libica
L’Italia, che considera prioritaria la stabilizzaione della Libia, requisito per contenere la spinta migratoria dall’Africa, considera strategico quel fondo Ue. Nell’ottica di conferire alla Guardia costiera libica un ruolo via via più in prima linea nelle operazioni di soccorso in mare delle imbarcazioni dei migranti che navigano nelle acque territoriali del paese africano, il fondo europeo potrebbe essere una sorta di portafoglio dal quale attingere le risorse per potenziare, ad esempio, la flotta libica. Risorse che si potrebbero affiancare a quelle già messe sul tavolo da Roma, con le 12 motovedette che l’Italia donerà a Tripoli.

L’obiettivo della pace nel Fezzan
Secondo l’Italia, la stabilizzazione della Libia passa anche attraverso la pacificazione del Fezzan. Un anno fa, il Viminale ha annunciato che l’Italia avrebbe stanziato 46 milioni di euro nel Trust Fund for Africa dell’Unione Europea, destinati in parte a promuovere lo sviluppo di questa regione. Un mese dopo, i «sindaci del Sud» sono stati invitati a Roma a discutere dei progetti che avrebbero consentito il raggiungimento di questo obiettivo. A settembre, le Ong italiane hanno ricevuto l'invito a formulare progetti di sviluppo per il Fezzan.

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