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Anche nella salute vince il modello Nord Est, Trento in vetta

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ranking “Crea” sui livelli di assistenza

Anche nella salute vince il modello Nord Est, Trento in vetta

L'assistenza sanitaria migliore d'Italia abita a Trento e la provincia autonoma svetta in un club d'eccellenza insieme a Bolzano,Toscana, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Veneto. Con le regioni del Nord Est che complessivamente si confermano un modello vincente, anche sulla tutela della salute. E un ruolo sempre più rilevante giocato dagli esiti, dall'efficienza delle cure e dall'integrazione tra sanità e sociale, variabili che superano i parametri finanziari dei sistemi regionali, alla ricerca dei “super Lea”, ovvero di livelli di assistenza superiori e qualitativamente differenti rispetto a quelli “essenziali” previsti per legge.

Sono questi i risultati emersi dal ranking condotto dal C.R.E.A. Sanità dell'Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” sulle performance dei Sistemi sanitari regionali (Ssr) nella sesta edizione del monitoraggio presentata oggi alla sala capitolare del Senato.

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Un’Italia divisa in tre
Un monitoraggio definito democratico e non tecnocratico, basato sulle valutazioni di cinque diverse categorie di stakholder: utenti, istituzioni, professioni sanitarie, management aziendale, industria medicale. La Performance misurata è riferita alle diverse dimensioni della tutela regionale del diritto alla salute: in altri termini guarda alla domanda e non all'offerta (pubblica). Considerando i risultati numerici 2018, si oscilla da un massimo del 51% (del risultato massimo ottenibile) della P.A. di Trento, a un minimo del 19% della Sardegna. Sebbene il gap fra la prima e l'ultima si sia ridotto, rimane ancora un divario notevole. In coda alla classifica si trovano le regioni dell'area “critica”: Sicilia, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sardegna. Valle d'Aosta, Marche, Liguria, Umbria, Piemonte, Lazio, Abruzzo si posizionano in un'area di prestazioni «intermedia».

«Dobbiamo cercare di ridurre le enormi variabilità territoriali - dichiara Andrea Urbani, direttore generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute - che non dipendono dalla distribuzione delle risorse, ma dalla capacità di organizzare l'assistenza. Bisogna ragionare su percorsi socio-sanitari verificando la possibilità di trasformare gli aiuti economici in servizi destinati alla persona non autosufficiente». E il Ssn ha bisogno di una manutenzione: «L'offerta deve basarsi sulla domanda effettiva - sottolinea Claudio D'Amario, direttore generale della Dg Prevenzione del ministero della Salute - rivedendo il modello organizzativo e costruendo una cultura della medicina territoriale, anche riprogrammando i fabbisogni di professionalità per puntare su un approccio moderno al “task shifting” e valorizzare le professioni sanitarie. Senza dimenticare che la prevenzione è la vera forma di risparmio in sanità: basterebbe che i medici prescrivessero la palestra invece dei farmaci per guadagnare diversi anni di vecchiaia in buona salute».

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ll ruolo crescente di equità e inclusione
Il risultato ottenuto dal Nord Est si interpreta – anche in coerenza con la crescente importanza della dimensione sociale nella performance - come un'indicazione a sviluppare politiche di integrazione fra Sanità e Sociale, «quale misura necessaria per migliorare la Performance nell'ambito della tutela della Salute e dell'inclusione», si legge nel Report. Un indicatore di equità che pesa la quota di famiglie impoverite a causa di spese sanitarie out of pocket, o di persone che rinunciano a curarsi o che sono costretti ad affrontare spese catastrofiche, ovvero che coprono il 40% del livello complessivo di consumo.
E l'attenzione al sociale ma non solo è una chiave di lettura che spiega anche il primo posto guadagnato da Trento. «La valutazione è uno stimolo al cambiamento. Invecchiamento e cronicità - sottolinea l'assessore alla Salute Luca Zeni - sono le vere priorità per le famiglie, per questo stiamo puntando sull'integrazione ospedale territorio, sui servizi territoriali e sulla prevenzione».

“Invecchiamento e cronicità sono vere piorità per le famiglie, per questo stiamo puntando sull’integrazione ospedale-territorio, su servizi e prevenzione”

Luca Zeni, assessore alla Salute del comune di Trento 

Il significato profondo dell'efficienza
A pesare sempre di meno nelle valutazioni delle varie “giurie” interpellate è la dimensione economico-finanziaria, basata su spesa sanitaria e disavanzo pro capite e incidenza della spesa sanitaria sul Pil. Un cambio di prospettiva iniziato in corrispondenza del risanamento finanziario dei Ssr. In crescita invece la componente Esiti, avvenuta parallelamente alla diffusione del Programma Nazionale Esiti e alla diffusione di un crescente cultura del monitoraggio statistico degli Esiti. «Oggi la necessità di recuperare il significato profondo del termine efficienza – spiega Federico Spandonaro, Crea Sanità - come ottimizzazione del rapporto fra Esiti e Risorse impegnate, non a caso, è al centro delle politiche sanitarie, superando le logiche dei meri risparmi di spesa: il processo è, ad esempio, evidente nel passaggio dall'approccio usato per i Piani di Rientro Regionali a quello previsto per i Piani di Affiancamento delle Aziende sanitarie».

Lo sguardo degli stakeholder
Complessivamente i livelli di soddisfazione (degli esperti del Panel) rispetto alle Performance attuali sono relativamente scarsi; anche i migliori risultati regionali raggiunti, sono infatti ben lontani da una Performance ottimale, soprattutto nella prospettiva degli Utenti e delle Istituzioni; di contro, professionisti sanitari e Management aziendale risultano decisamente più “realisti” rispetto ai livelli raggiunti. Sul lato dell'offerta invece prevale il convincimento degli esperti, suffragato peraltro da molte ragioni, di avere fatto “il massimo” con le risorse disponibili.


Venturi (Emilia Romagna): «Fondo non autosufficienza da 450 mln irrisorio»
L'assessore alle Politiche della salute dell'Emilia Romagna Sergio Venturi fa una richiesta chiara al Governo. «Il Fondo per la non autosufficienza di 450 milioni è del tutto irrisorio. Perché viviamo in un paese in cui purtroppo non si fanno più figli e per fortuna si vive più a lungo». «Tutte le politiche - sanitarie, sociali e per la famiglia - dovrebbero trovare un contenitore unico. Tutti in futuro misureranno l'efficienza delle cure sulla presa in carico della cronicità e su questo fronte abbiamo ampi margini di miglioramento. L'ospedale non sarà più al centro del mondo sanitario, dobbiamo concentrarci su servizi alternativi. E la conferenza delle Regioni non può continuare a occuparsi in due commissioni distinte di fondo sanitario e fondo per la non autosufficienza».

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