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    Dossier | N. 47 articoliSpeciale auto che guidano da sole

    Guida autonoma, 50 miliardi di investimenti fino (ma l'auto robot non arriverà)

    • – di Pier Luigi del Viscovo

    Queste macchine che guidano da sole, saranno realtà o si tratta dell'ennesima favola vestita di innovazione? Ha fatto il punto la consueta analisi di Alix Partner, una società di consulenza, sintetizzando nell'incipit che il ritmo di diffusione sarà ben più lento di quello che tanti si aspettano, tranquillizzando così le agenzie di scuola guida. Lo studio tocca i tre principali fattori di sviluppo: la tecnologia dei costruttori, il quadro normativo e la disponibilità degli automobilisti, sia economica che culturale.

    Cominciando dall'offerta, si vede come gli investimenti (che ancora nel 2014 erano a zero) siano arrivati in tre anni a superare i 50 miliardi di euro, considerando quanto stanno spendendo sia i costruttori di automobili (OEM, original equipment manufacturer) che i loro partner informatici. Soprattutto, si evidenzia che i segnali sono nella direzione di mantenere, se non aumentare, questi livelli di investimento, in una gara in cui nessuno vuole perdere l'occasione di essere il primo a proporre ai clienti un sistema di guida autonoma.
    L'impressione che si ricava è di un cambio epocale, in cui gli OEM hanno preso coscienza di non rappresentare più per il grande pubblico l'industria di avanguardia, che nel secolo scorso ha scandito il progresso della società. Nonostante siano ancora bravissimi a costruire macchine e sebbene si tratti di un compito non facilmente emulabile (Tesla docet), temono di trovarsi marginalizzati nel nuovo sistema di mobilità che si prefigura, offuscati dai giganti del chip e del web. Però, nonostante i tanti soldi spesi, mancano ancora milioni di chilometri di sperimentazione perché le auto a guida autonoma si avvicinino all'affidabilità della guida umana.

    Ma di quale automazione stiamo parlando, in concreto? È opportuno chiarirlo, perché troppe volte leggiamo di innovazioni davvero esigue, come è il caso di certe vetture ibride, che nella sintesi della comunicazione commerciale appaiono invece totali. In questo studio, l'attenzione è concentrata sulle auto autonome di livello 4 (secondo la classificazione della SEA, l'associazione degli ingegneri automobilistici). Dunque scordiamoci per il momento, e per molti anni a venire, quei veicoli (livello 5) dove il guidatore (o presunto tale, più propriamente) schiaccia un sonnellino.

    Seppure non faremmo i passeggeri, un'auto di livello 4 significa un grado di automazione molto spinto. Per poter circolare avrebbe bisogno di interventi normativi importanti, e sappiamo bene che legiferare in materia di sottrazione di competenze alla sfera umana, in favore dell'intelligenza artificiale, non è mai una passeggiata.

    In ultimo, ma certo non per importanza, la disponibilità degli automobilisti. Lo studio indica che i consumatori attribuirebbero un valore intorno ai 2.000 euro in più a un'auto che offrisse un sistema di autonomia di livello 4, che è circa un decimo del costo che avrebbe. Si prospetta insomma una sfida non trascurabile di economie di scala da generare, anche se questa oggi appare una questione minore, visto che col tempo cambieranno le percezioni e con esse il valore attribuito all'automazione, che comunque sarà graduale, dando tempo al bisogno di affermarsi nei valori ricercati. Molto più significativo il responso dell'indagine sulla disponibilità dei clienti a sentirsi a proprio agio in un'auto che si muove autonomamente. Oltre la metà dei rispondenti non pare ne voglia sapere, mentre circa uno su cinque si dichiara pronto a comprare una macchina di livello 4. È un quadro molto incoraggiante, considerando la posta in gioco. Aggiungiamo anche che negli anni queste percentuali sono destinate a modificarsi profondamente, sia perché come dicevamo l'automazione aumenterà in maniera graduale, sia perché in dieci anni cambiano proprio gli automobilisti, nel senso che molti nonni saranno sostituiti dai nipoti.

    Infine, lo studio mette anche in guardia dagli effetti che potranno avere sul fenomeno gli incidenti che dovessero capitare. A parte la frequenza oggettiva, si tratta di accadimenti difficilmente accettabili dall'opinione pubblica, abituata all'incidente causato dall'uomo, ma ben poco disposta a mettere in conto quello originato dal computer. Questo, un po' per la stessa ragione per cui molti hanno paura dell'aereo ma non della macchina: d'accordo che statisticamente è più sicuro volare, ma resta il fatto che in auto gli incidenti capitano agli altri, poiché io so guidare e sto attento. E poi anche per la violazione del patto di fondo: ci affidiamo al computer perché, a differenza dell'uomo, non commette errori. Ma se dovesse umanizzarsi troppo, allora non vale.

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