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Dossier Previdenza complementare: come funziona e come dedurre i contributi

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    Dossier | N. 3 articoliPrevidenza e versamenti

    Previdenza complementare: come funziona e come dedurre i contributi

    Con l’aiuto della previdenza complementare, il reddito di un pensionato potrà elevarsi del 12-15 per cento. La stima è della Ragioneria generale dello Stato, secondo cui tra 20 o 30 anni un lavoratore dipendente percepirà dall’Inps una pensione pari a circa il 60% dell’ultima retribuzione; per un lavoratore autonomo tale pensione potrà ridursi a meno del 50% dell’ultimo reddito da lavoro. La previdenza complementare appare, dunque, una necessità.

    L’iscrizione al fondo integrativo
    Il Dlgs 252/2005 ha consentito a qualsiasi persona di iscriversi ai fondi pensione istituiti per promuovere piani di risparmio previdenziale di lungo periodo. In particolare, i lavoratori subordinati, compresi i pubblici dipendenti, possono iscriversi ai fondi pensione destinandovi il Tfr, ed eventuale altra contribuzione aggiuntiva personale, con l’obbligo per il datore di lavoro di aggiungere altra contribuzione, a totale suo carico, nella misura fissata dalla contrattazione. In questo modo un lavoratore, tra Tfr e contribuzione aggiuntiva, può accantonare circa il 10% della sua retribuzione, che nell’arco di una vita lavorativa di 30-40 anni contribuisce a costruire una seconda pensione, fondata su un montante contributivo incrementato dagli interessi composti prodotti dai rendimenti maturati nel tempo in conseguenza degli investimenti effettuati.

    Lo sgravio fiscale dei contributi
    La previdenza complementare offre numerose opportunità, in particolare per quanto riguarda la normativa fiscale che prevede la deduzione dal reddito della contribuzione versata fino a 5.164,57 euro all’anno; il Tfr viene comunque devoluto in regime di neutralità d’imposta. Non è tutto: i rendimenti maturati, infatti, sono soggetti all’imposta del 20%, che scende al 12,5% se prodotti da titoli di Stato. Inoltre, la prestazione al pensionamento non sarà tassata insieme con gli altri redditi, ma assoggettata a un’imposta secca del 15%, che si ridurrà dello 0,3% per ogni anno di permanenza nei fondi pensione oltre il quindicesimo, con un massimo di riduzione del 6 per cento.

    In pratica, chi rimane iscritto alla previdenza complementare per almeno 35 anni si vedrà applicare una tassazione del 9% sulla prestazione pensionistica. Quest’ultima potrà essere erogata in rendita, oppure in capitale, ma in questo caso in misura non superiore al 50% del montante accumulato; il capitale tuttavia potrà essere percepito al 100% se la conversione in rendita di almeno il 70% del montante sarà inferiore al 50% dell’assegno sociale. Per intendersi, quest’anno tale assegno ammonta a 5.889 euro.

    L’investimento per la pensione
    Un’altra opportunità è data dagli investimenti della contribuzione che può essere collocata, a scelta della persona interessata, su linee diverse, alcune più esposte alla volatilità dei mercati finanziari, e quindi più rischiose, altre bilanciate, meno rischiose, o ancora su linee prudenziali. In genere, è consigliabile orientare gli investimenti al proprio ciclo di vita, collocando il proprio risparmio previdenziale su linee più rischiose in età giovanile (quando il capitale è ancora di importo modesto e vi è tempo per recuperare eventuali rendimenti negativi, ma dove si possono realizzare anche “guadagni” interessanti), spostandosi, negli anni successivi, verso linee bilanciate e poi conservative (a maggior tutela del risparmio accumulato).

    L’anticipo e il riscatto del montante
    Prima del pensionamento si possono ottenere anticipazioni, in qualsiasi momento, fino al 75% del montante maturato, per fare fronte a spese sanitarie: in tal caso si applica una tassazione del 15% con le riduzioni già menzionate.

    Passati otto anni dall’iscrizione alla previdenza complementare, si può ottenere un’anticipazione fino al 75% del montante per l’acquisto o la ristrutturazione della casa di abitazione, e fino al 30% per ulteriori esigenze non necessariamente da specificare: in entrambi i casi l’anticipazione è tassata al 23 per cento.

    Un lavoratore può inoltre riscattare il 50% del montante se è disoccupato da oltre 12 mesi, o se si trova in cassa integrazione o in mobilità; ma il riscatto può essere totale se la disoccupazione si protrae per più di quattro anni anni, o si è affetti da invalidità permanente con riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo. In questi casi si applica una tassazione del 15% (con le riduzioni già evidenziate).

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