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Dossier Previdenza: come gestire il mix di contributi a Casse diverse

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    Dossier | N. 3 articoliPrevidenza e versamenti

    Previdenza: come gestire il mix di contributi a Casse diverse

    Non sono solo gli under 40 e le generazioni future di lavoratori a essere interessati alla ricongiunzione, alla totalizzazione e al cumulo dei contributi previdenziali. Strumenti che permettono, avendo versato contributi a gestioni diverse nel corso della propria carriera, di sommare i vari “spezzoni” per ottenere un assegno unico. Da integrare, magari, con una forma complementare. Se è vero, infatti, che le nuove generazioni devono convivere con un mercato del lavoro in cui, molto probabilmente, l’attività svolta all’inizio non sarà la stessa con cui si arriverà alle soglie della pensione, la questione è all’ordine del giorno anche oggi.

    Lo dimostra la sentenza 131/2018 della Corte costituzionale, depositata il 22 giugno, relativa alla maturazione dei requisiti per la pensione da parte dei consiglieri di cassazione nominati per meriti insigni. A causa dell’eliminazione del trattenimento in servizio, un consigliere non ha potuto maturare i 20 anni di contributi minimi per accedere alla pensione come magistrato. A questa osservazione la Corte costituzionale risponde che, seppur il consigliere non riesca ad accedere alla pensione specifica, non resta senza assegno previdenziale, perché ha la facoltà di sommare i contributi versati in altre gestioni per la professione svolta in precedenza (avvocato), potendo così maturare i requisiti per la pensione. In via generale, ricordano i giudici, per sommare gli spezzoni contributivi di una vita lavorativa ci sono la ricongiunzione (onerosa), oppure la totalizzazione e il cumulo.

    La ricongiunzione dei versamenti
    La prima consente di trasferire quanto cumulato da una gestione all’altra. Comporta spesso un contributo economico a carico dell’interessato ma l’onere generato dall’operazione è interamente deducibile dal reddito e, se non sono coinvolte Casse di previdenza dei professionisti, l’onere stesso è ridotto del 50 per cento. Inoltre, l’importo da pagare può essere rateizzato su un periodo pari alla metà di quello oggetto della ricongiunzione. Per effetto di queste caratteristiche, può essere utile valutare l’opportunità di ricongiungere i contributi quando si cambia attività e si ha la certezza che quella che si sta svolgendo è l’ultima prima della pensione, tenendo presente che l’operazione può essere fatta una sola volta (la seconda può essere effettuata dopo almeno dieci anni dalla prima e sempre nella gestione previdenziale in cui si è ricongiunto).

    La totalizzazione e il cumulo
    Con il cumulo e la totalizzazione, invece, non ci sono costi a carico del richiedente, ma possono scattare penalizzazioni determinate dal metodo di calcolo della pensione. In alcuni casi, infatti, invece di quello “standard” previsto dalle gestioni coinvolte, può essere applicato quello contributivo, che spesso determina una pensione meno ricca. Con cumulo e totalizzazione si possono sommare in una volta sola i contributi sparsi in più gestioni, e si utilizzano al momento del pensionamento.

    A fronte della disponibilità di questi strumenti e di carriere lavorative frammentate non è fondamentale a ogni cambio di occupazione valutare cosa fare della pensione principale. Va invece periodicamente verificato che i contributi siano stati effettivamente versati (ormai lo si può fare tramite internet) e se è necessario trasferire gli eventuali contributi alla pensione complementare, magari perché non è più possibile rimanere iscritti al precedente fondo di previdenza integrativa.

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