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Parnasi resta in carcere, rischio stop all’inchiesta sul Nuovo Stadio…

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LA DECISIONE DEL GIP

Parnasi resta in carcere, rischio stop all’inchiesta sul Nuovo Stadio della Roma

Luca Parnasi resta in carcere. Il gip di Roma ha bocciato la richiesta di revoca della misura cautelare dell’imprenditore, principale indagato nell’inchiesta sul Nuovo Stadio della Roma. Una decisione, quella del gip, che inevitabilmente rischia di influire negativamente sul procedimento della Procura di Roma che, tra l’altro, aveva espresso parere positivo all’attenuazione della misura per motivi legati alla collaborazione avviata da Parnasi. La partita ora si sposta alla Corte di Cassazione, dove la difesa dell’imprenditore ha già presentato ricorso per saltum con lo scopo di far cadere le esigenze cautelari.

Gli interrogatori di Parnasi
Parnasi ha svolto due interrogatori col procuratore aggiunto Paolo Ielo e col sostituto Barbara Zuin, in cui ha sostanzialmente ammesso le proprie responsabilità. Ha, in particolare, riconosciuto di aver pagato Luca Lanzalone, super consulente della sindaca Virginia Raggi con delega al Nuovo Stadio della Roma. Attraverso consulenze per 12mila euro, più altri lavori promessi per 90mila euro, avrebbe tentato di avere da Lanzalone una sorta di copertura amministrativa sul progetto. Ammissione Parnasi ne ha fatte anche sugli altri capi di imputazioni: «ho pagato tutti i politici» ha detto nel corso del verbale, «erano loro a cercarmi».

L’inchiesta
Un «modello di corruzione sistemica» ideato dall’imprenditore Luca Parnasi per mettere «a frutto il rapporto preferenziale con il Movimento 5 Stelle», così da aggirare la macchina burocratica per la costruzione del Nuovo Stadio della Roma. Una rete di relazioni che sarebbe stata intessuta attraverso Luca Lanzalone, presidente della società quotata capitolina Acea e superconsulente pentastellato - con sponsor di Beppe Grillo e della sindaca di Roma Virginia Raggi - accusato di aver intascato una “stecca” da 100mila euro. Ma non solo: ci sono anche i finanziamenti alla politica, come quello da 250mila euro verso l’associazione “Più Voci”, rappresentata da Giulio Centemero - tesoriere ufficiale della Lega di Matteo Salvini - su cui il gip di Roma esprime «un giudizio di illiceità» pur non avendo ancora indagato nessuno. Questo il cuore dell’inchiesta che ha portato all'arresto di nove persone, tra le quali Parnasi.

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