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Pd, Martina eletto segretario. Renzi sfida la minoranza: «Perderete ancora»

Maurizio Martina segretario, con l'avvio da subito della fase congressuale per portare a primarie generali prima delle elezioni europee. L'assemblea del Partito democratico ha eletto dunque l’attuale reggente con soli voti sette voti contrari e tredici astenuti. Ed è il punto di caduta dell’intesa raggiunta ieri sera tardi al Nazareno e che ha riscosso il consenso della maggioranza delle aree del partito.

La tabella di marcia prefigurata da Martina prevede in autunno le assise locali («perché nei territori il partito è collassato») e poi a ottobre «un grande appuntamento che si rivolga al Paese» attraverso « un lavoro ricostruttivo e rifondativo». Anche se non è una decisione presa come data per le primarie si fanno insistenti le voci sul 24 febbraio 2019: il testo messo al voto al termine dell'assise (non ha partecipato al voto la sola area Emiliano) indica un «percorso» da avviare «in vista» delle elezioni europee. Ma l'accordo di massima prevede il congresso entro il voto per l'Europarlamento e la data possibile, per permettere poi al nuovo segretario di lavorare in vista degli appuntamenti elettorali (nella prossima primavera sono in programma anche amministrative), sarebbe l'ultima domenica di febbraio.

Renzi sfida la minoranza, «perderete ancora»
Resta alta la polemica interna sulla discontinuità del profilo del Pd rispetto a quello di Matteo Renzi richiesta dalla sinistra interna e osteggiata dall'ala che si riferisce all’ex premier. Sia Gianni Cuperlo sia Andrea Orlando, così come del resto Michele Emiliano, chiedono una ristrutturazione profonda rispetto alle politiche del passato governo. «Smettiamola di considerare nemici quelli accanto a noi. Ci rivedremo al congresso, riperderete il congresso e il giorno dopo tornerete ad attaccare chi ha vinto». È la replica dell’ex segretario ad esponenti della minoranza che lo attaccano dalla platea. «Adoro stare sui contenuti e ragionare, per chi è in grado di ragionare mica per tutti...». Per il passato «evitiamo le dietrologie: mi prendo le responsabilità di tutto quello che sto per dire. Siccome ci attende una traversata nel deserto, mi prendo la responsabilità di elencare dieci ragioni per cui abbiamo perso».

«Uno. Sembravamo establishment, anzi lo eravamo. Due. C'è un'ondata internazionale: la volete vedere o fate finta di nulla?», elenca. «Tre. Le divisioni interne: perché non le vince le elezioni un partito che litiga fino a una settimana prima del voto. Dite che è un'analisi superficiale? Quando volete...». «Quattro. Io non ho rinnovato abbastanza, soprattutto al Sud. Abbiamo perso perché abbiamo rottamato troppo poco. Cinque. La mancanza di leadership: è vero che non c'è leader senza la sua comunità, ma non c'è comunità che non esprima un leader, perché in politica la comunicazione è essenziale. Sei. Non abbiamo dettato l'agenda: sullo ius soli dovevamo decidere, o si metteva la fiducia a giugno o si smetteva di parlarne. Io l'avrei fatta perché fondamentale», prosegue. «I vitalizi: se approvi la legge Richetti alla Camera, poi non è che al Senato non l'approvi.

I voucher: se facciamo credere che il Jobs act sia la madre di tutti i mali, poi non ci si sorprenda se Di Maio può dire che abbiamo creato schiavismo. Noi abbiamo ceduto alla cultura della Cgil». Infine «i toni e i tempi della campagna elettorale. Non è l'algida sobrietà che fa sognare un popolo, devi dare un orizzonte forte al Paese», sottolinea. «Ci siamo autoimposti un tema, la coalizione che non interessava agli italiani: aver seguito per mesi l'operazione di Pisapia, impostaci da una stampa amica, è un errore clamoroso. Siamo stati troppo sui social e poco sul sociale? Non sono d'accordo. Siamo stati poco sui social dove si è sviluppata una campagna devastante che ha mostrificato i nostri».

Renzi: M5s è la vecchia destra, sono una corrente della Lega

«No a flat tax, reddito di cittadinanza e stop Fornero»
Intanto nel suo intervento Renzi non perde l’occasione per sparare a zero sull’agenda economica dell’esecutivo gialloverde. «Anche se domani cambiano ministro e al posto di Tria mettono Jerry Calà all'economia, le coperture per la flat tax non ci sono. Ma anche se ci fossero, io non sono favorevole alla flat tax perché per me chi guadagna di più deve pagare di più. Non ci sono le risorse per il reddito di cittadinanza, ma comunque io non sarei favorevole». E aggiunge una cosa che sa già in partenza essere poco gradita, perché «se ci fossero le risorse per abolire la Fornero “tout court” io non sarei d'accordo. È vero che la Fornero va corretta ma l'idea che tu vada in pensione a 54 anni è una fregatura per le nuove generazioni».

Zingaretti: io candidato, torneremo a vincere
Conferma che sarà in campo per la segreteria Nicola Zingaretti. «Ce la faremo se tutti ci assumiamo le nostre responsabilità. Dobbiamo entrare in un tempo in cui sono importanti tutti, non a parole e con pacche sulle spalle - ha aggiunto - militanti, sindaci, assessori, un rapporto di comunità in cui tutti si sentono importanti. Bisogna dare all'Italia un segnale di cambiamento e di riaggregazione».

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