Italia

Svolta digitale alla Camera: la commissione Cultura è paper free

  • Abbonati
  • Accedi
stop alla CARTA

Svolta digitale alla Camera: la commissione Cultura è paper free

Stop alla carta in commissione Cultura alla Camera: arriva la smaterializzazione dei documenti. Via scartoffie e pile di faldoni dall’aula e dagli uffici della commissione Cultura della Camera, la prima su iniziativa del presidente Luigi Gallo (M5S), ingegnere informatico, a dare lo stop all’uso della carta. «Già adesso - ha detto il presidente Luigi Gallo al Sole24ore.com - sono scomparse in commissione scartoffie e pile di carta. E i deputati hanno frequentato un corso di formazione ad hoc per depositare gli atti in forma digitale». La commissione è stata, infatti, apripista anche nel realizzare un corso di formazione per onorevoli sull’utilizzo delle nuove tecnologie. Ora lì anche la consultazione di atti intermedi avverà in digitale.

L’80% degli atti depositati in digitale
Ma non basta. «L'80% degli atti dovranno essere depositati in digitale - spiega Gallo - sull’onda della delibera del presidente della Camera Roberto Fico. Chi non si adeguerà perderà la dotazione di beni strumentali digitali che la Camera fornisce ai deputati».

Un’impronta ecologica al Parlamento
«La sfida - sottolinea Gallo - è associare innovazione e cultura. Ho deciso di dare un segnale, un'impronta ecologica al Parlamento: non è solo una scelta, ma una necessità che guarda al futuro. Per questo, la commissione Cultura è diventata paper free». In pratica ora con la smaterializzazione di tutti i documenti, gli atti potranno essere modificati o depositati usando smartphone o tablet.

I passi per la dematerializzazione sono stati troppo timidi
«Il digitale - spiega ancora Gallo - fa risparmiare milioni di euro alla pubblica amministrazione ma i passi verso la dematerializzazione dei processi sono stati troppo timidi nell'ultima legislatura. Nonostante una spesa di oltre 5 miliardi per rendere la Pubblica aministrzione italiana digitale, l’assenza di una formazione adeguata negli uffici ha trasformato quell'investimento in un’utile costo che ha solo rimarcato l'arretratezza dell'Italia nell'utilizzo delle nuove tecnologie. Una sconfitta dovuta proprio a un controllo della spesa inefficace e tardivo e a un mancato reinvestimento nella formazione. Per un'Italia digitale dobbiamo promuovere la cultura dell'innovazione e iniziare, subito, a esplorare le nuove frontiere del digitale partendo dal Parlamento».

© Riproduzione riservata