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Dossier Simoni-Cunego, che guerra in famiglia

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Dossier | N. 84 articoliIn bici sulle dighe

Simoni-Cunego, che guerra in famiglia

Il grande duello era iniziato il giorno precedente, quando il 22enne Damiano Cunego aveva vinto in volata a Pontremoli. Così, l’11 maggio 2004, nella Pontremoli-Corno alle Scale, terza tappa del Giro d’Italia – corsa per buona parte lungo l’asta del Serchia – lo scalatore trentino ristabilì subito le gerarchie.

Dopo vari scatti di Cunego, Simoni (che correva col numero 1 in virtù della vittoria conquistata l’anno precedente) allungò a 2 km dalla conclusione, laddove le pendenze toccavano il 14%, e vinse in solitaria; secondo giunse proprio lo scalatore veronese. Piccolo particolare: i due correvano nella stessa squadra, la Saeco.

La guerra in famiglia andò avanti per tutto il giro, con Cunego che si prese la maglia rosa in cima al Santuario di Montevergine, la perse a vantaggio dell’ucraino Jaroslav Ppovyc dopo la cronometro di Trieste e la riconquistò definitivamente nel tappone dolomitico di Falzes grazie a un prodigioso scatto sul Passo Furcia. Cunego vinse anche in cima a Bormio 2000, con Simoni che masticò amarissimo, e infine respinse gli attacchi dello scalatore trentino nel tappone del Mortirolo, conquistato da Stefano Garzelli. Il tutto avvenne in barba alle più normali logiche del gioco di squadra, ma la corsa è corsa e la rivalità tra i due, perlomeno in quelle tre settimane, fu davvero accesa.

Per Cunego sarebbe stata la prima e l’unica vittoria nelle grandi corse a tappe. Un peccato per un corridore di classe purissima, che in ogni caso ha vinto tre Giri di Lombardia, altrettanti Giri del Trentino e una Amstel Gold Race. Per Simoni quell’edizione del Giro fu l’inizio del declino: terminò secondo l’anno dopo (dietro Savoldelli), terzo nel 2006 e quarto nel 2007.

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