Italia

I migranti della nave Diciotti, Conte e lo scontro istituzionale tra Colle…

  • Abbonati
  • Accedi
lo sbarco a trapani

I migranti della nave Diciotti, Conte e lo scontro istituzionale tra Colle e Salvini

È stato l’asse Quirinale-Palazzo Chigi, con una telefonata arrivata direttamente dal presidente della Repubblica al premier Giuseppe Conte a sbloccare lo sbarco dei 67 migranti arrivati a Trapani sulla nave Diciotti della Guardia Costiera, dopo il trasbordo dal rimorchiatore Vos Thalassa che li aveva soccorsi 4 giorni fa. La Diciotti è entrata ieri nel porto di Trapani ieri intorno alle 15. Ma è rimasta per ore ferma senza far scendere nessuno. Ha pesato l’alt del ministro Salvini («Prima di concedere qualsiasi autorizzazione, attendo di sapere nomi, cognomi e nazionalità dei violenti dirottatori che dovranno scendere dalla nave in manette»).

La Guardia costiera era intervenuta perché il comandante del mercantile ha segnalato una situazione di “grave pericolo” per l'equipaggio, tutto composto da italiani, «minacciato» da alcuni migranti soccorsi all'arrivo in zona di una motovedetta libica che li avrebbe riportati sulle coste africane. Di qui la richiesta di intervento e trasbordo sulla nave Diciotti.

L’intervento del Capo dello Stato
Gli ultimi sviluppi della nave ferma per ore in porto hanno spinto il Capo dello Stato a intervenire personalmente ieri pomeriggio, chiamando il premier Giuseppe Conte, che in serata ha annunciato l’inizio dello sbarco. Anche perché al centro c’è anche un risvolto umanitario: il Capo dello Stato avrebbe sottolineato la situazione dei minorenni, delle donne e delle persone con problemi di salute che si trovano a bordo, ribadendol'opportunità che fossero fatti sbarcare dalla nave.

Nei contatti che Mattarella ha avuto con Conte è emersa tutta la delicatezza di un “caso” che non sembra avere precedenti. Dopo tre giorni di navigazione e con oltre sessanta persone a bordo, con Salvini che si rifiutava di “autorizzare” equipaggio e migranti soccorsi da una nave italiana a sbarcare, fino a quando «gli aggressori non scenderanno dalla nave in manette», la tensione si è alzata oltre i livelli di guardia.

GUARDA IL VIDEO: nave Diciotti a Trapani, «attenzione» di Mattarella

L’irritazione di Salvini
Dal Viminale, consumando l’ennessimo «strappo istituzionale», è trapelat0 lo “stupore” per l’intervento di Mattarella e “rammarico” per la scelta della Procura sulla Diciotti perché non ci sono stati arresti, ma due indagati in stato di libertà per violenza privata aggravata. Anche se poi Salvini ha provato a smussare dichiarando a favore di telecamere che il presidente della Repubblica «non si è mai intromesso in quello che io ho fatto come ministro dell'Interno».

Le tensioni politiche
La vicenda ha portato nei giorni scorsi all’accesa dialettica tra Salvini e il ministro responsabile M5s dei porti Danilo Toninelli (che ha autorizzato l’arrivo a Trapani della nave che aveva 'rischiato' di rimanere a lungo in mare), con il vicepremier M5s Luigi Di Maio che oggi ha difeso l’operato di Mattarella («Io credo che se il presidente è intervenuto bisogna rispettare le sue decisioni»). E viene additata dall’opposizione come un'ingerenza del titolare del Viminale in prerogative che sono proprie della magistratura, chiamata a verificare se ci sia stata un’aggressione di alcuni migranti ai danni dei marinai che li avevano salvati. Sullo sfondo ci sono dunque nuove tensioni tra il titolare del Viminale e il Colle.

Eppure Salvini solo lunedì scorso era stato ricevuto da Mattarella per un incontro da lui fortemente voluto. Un incontro «cordiale» che aveva rischiato di saltare per toni e richieste del leader della Lega, che dal capo dello Stato auspicava un intervento a difesa del partito contro la sentenza della Cassazione sui fondi della Lega da restituire. Mattarella ha tenuto il punto, non parlando delle scelte della magistratura, e ha ascoltato il ministro sull'attività del suo dicastero e del governo, riportando il colloquio nell'alveo dei rispettivi ruoli istituzionali.

L’indagine della procura
Nell'indagine effettuata dalla polizia in mare ci sono due denunciati: si tratta di un cittadino ghanese e di quello sudanese che devono rispondere di violenza, minacce e dirottamento. I reati sarebbero stati commessi nei confronti del comandante e dell'equipaggio della Vos Thalassa dopo che i migranti avevano scoperto che la nave stava dirigendosi verso la Libia. L'equipaggio sarebbe stato minacciato e circondato dai profughi per evitare che li riportassero in Libia, invece di fare rotta per il nord del Mediterraneo. Ma per la Procura di Trapani non c'è stata alcuna aggressione né impossessamento della nave, come era stato ipotizzato in un primo momento. Ci sarebbe forse stata una sopravvalutazione del pericolo reale?. Sarà l'inchiesta a chiarire anche questo.

L'equipaggio avrebbe detto di essersi sentito minacciato gravemente quando i migranti hanno scoperto che la nave li stava riportando indietro. Secondo
il racconto del comandante gridavano “no Libia, Libia, sì Italia”. E avrebbero circondato l'equipaggio, spintonando il primo ufficiale. Così sono scattati i contatti con la sala operativa della capitaneria di porto di Roma, che ha inviato sul posto la Diciotti che ha effettuato il trasbordo.


© Riproduzione riservata