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I 450 migranti in rada a Pozzallo, Salvini: sì a sbarco di donne…

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crescono i paesi disposti ad accoglierne una quota

I 450 migranti in rada a Pozzallo, Salvini: sì a sbarco di donne e bambini

  • – di Redazione Online

Si trovano tuttora alla fonda al largo di Pozzallo la nave Protector del dispositivo Fontex e il pattugliatore Monte Sperone della Guardia di finanza che ieri hanno soccorso un barcone con 450 migranti vicino all’isola di Linosa. Al momento non sarebbe stato ancora ufficialmente assegnato il porto sicuro per lo sbarco, anche se da Mosca il ministro dell’Interno Matteo Salvini comunica via Twitter il via libera al trasferimento a terra di 16 mamme e 11 bambini, che fonti di palazzo Chigi attribuiscono poi ad una decisione del premier Giuseppe Conte. «Navi ora al largo di Pozzallo: consentiremo a donne e bambini di sbarcare ed essere messi in sicurezza, per tutti gli altri la linea rimane quella finora seguita. Il nostro obiettivo per il futuro è che queste persone, innanzitutto donne e bambini, non partano e non muoiano, più», si legge nel tweet del ministro Salvini. Alla fine del pomeriggio, i migranti effettivamente sbarcati dalle imbarcazioni di GdF e Frontex ormeggiate nella rada di Pozzallo saranno invece almeno una cinquantina tra donne e bambini.

I contatti del Governo Conte con i partner Ue
Intanto il Governo Conte, dopo aver ottenuto la disponibilità di Francia e Malta a riceverne 100, ha incassato anche il sì della Germania che «per collaborare con l’Italia dopo le richieste di condivisione del premier Giuseppe Conte» è pronta ad accoglierne 50. Una decisione, quella del governo tedesco, del tutto slegata da una possibile apertura del nostro paese ai movimenti secondari da Berlino. «Da parte dell'Italia non è stata data alcuna disponibilità ad accettare i secondary movements provenienti dalla Germania» trapela da fonti di governo. «D’ora in poi - spiegano le stesse fonti - si lavorerà in un'ottica europea multivello capace di recepire i principi di condivisione e responsabilità reciproca così come prevedono le conclusioni dell'ultimo consiglio europeo».

Anche Spagna e Portogallo tra i paesi “ospitali”
In prima serata, è sempre Salvini ad annunciare la graduale estensione della lista dei paesi disposti a farsi carico dela ridistribuzione dei migranti bloccati a Pozzallo. «Dopo Francia, Germania e Malta, anche Spagna e Portogallo hanno accettato di accogliere parte degli immigrati presenti sulle navi al largo della Sicilia», esulta il ministro dell’Interno. Che conclude elogiando la linea dell’esecutivo: « Bene, fermezza e coerenza pagano, è finito il tempo di governi complici e pavidi. Abbiamo messo in salvo donne e bambini. Un ottimo lavoro di squadra di tutto il governo. Complimenti al nostro premier Conte! Il prossimo obiettivo, per stroncare una volta per tutte la mafia del traffico di esseri umani, sarà riaccompagnare gli immigrati dove sono partiti. In Italia, e in Europa, entra solo chi ha il permesso».

Controlli medici, consegnati viveri per altre 24 ore
Nella notte è stata effettuata una ricognizione da parte del medico marittimo di Pozzallo, Vincenzo Morello, e altri operatori sanitari sulla nave Monte Sperone , sulla quale sono presenti molti minorenni. Non ci sono state evacuazioni mediche. Il comune di Pozzallo, con il coordinamento della prefettura di Ragusa, consegnerà viveri e bevande, sufficienti per almeno altre 24 ore alle due imbarcazioni. Non è prevista al momento alcuna fornitura di farmaci, di cui le navi militari sono dotate. «Speriamo che la situazione si possa sbloccare al più presto possibile, a bordo delle due navi ci sono persone che soffrono e non merci. Al momento non abbiamo alcun segnale» ha detto il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna. «Abbiamo un sistema di accoglienza ormai collaudato ed efficiente - ha aggiunto - ma abbiamo bisogno di tempo per metterlo in funzione a pieno regime».

Dopo l’aut aut sui migranti lettera della Farnesina alle ambasciate
«Se non ci sono risposte dai partner e in queste condizioni ai 450 non sarà consentito di sbarcare» ha detto ieri il premier Giuseppe Conte . Che ha inviato al presidente della commissione Ue Juncker, del consiglio europeo Tusk e agli altri leader europei una lettera volta a sollecitare l'applicazione immediata anche dopo l'ultimo caso di migranti in mare «dei principi europei affermati nel corso dell'ultimo Consiglio europeo di fine giugno»,perché l’Italia «non è più disposta a farsi carico in modo isolato di un problema che riguarda tutti i Paesi europei». In serata la Farnesina, agendo in stretto raccordo con la Presidenza del Consiglio, ha inviato note diplomatiche alle ambasciate dei Paesi Ue per sollecitare la disponibilità dei rispettivi Governi ad accogliere, ciascuno, una parte dei 450 migranti soccorsi in mare e ora in rada a Pozzallo. Il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha sottolineato che l'iniziativa «del Governo italiano è particolarmente significativa».

Malta all’attacco: accuse inaccettabili
Sulla vicenda del barcone con 450 migranti i rapporti interni alla Ue restano tuttavia tesi. «L’affermazione secondo cui Malta non avrebbe rispettato i suoi obblighi è del tutto inaccettabile» ha scritto il premier Joseph Muscat in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in risposta a una lettera dello stesso Conte sul cui contenuto Muscat si dice «perplesso». Nel suo messaggio Muscat conferma tuttavia la sua « disponibilità nel prendere in carico persone presenti sull’imbarcazione, come da nostro accordo telefonico». Nella vicenda in corso «Malta, come in tutti i casi precedenti, sta agendo nel pieno rispetto delle regole e convenzioni internazionali» ha sottolineato il primo ministro maltese ribadendo che il barcone «era a 53 miglia dal territorio italiano quando è entrato nella Sar maltese ed era diretto a Lampedusa».

Il premier ceco Babis: strada per l’inferno. La chiusura dell’Ungheria
Il premier della Repubblica Ceca, Andrej Babis, uno dei Paesi del gruppo di Visegrad replica invece su Twitter: «Ho ricevuto la lettera del premier italiano Conte in cui chiede all’Ue di occuparsi di una parte delle 450 persone ora in mare. Un tale approccio è la strada per l'inferno. Il nostro Paese - prosegue - non riceverà alcun migrante. L’unica soluzione alla crisi migratoria è il modello australiano, cioè non fare sbarcare i migranti in Europa». Stesso tono e stessa presa di distanza da parte dell’Ungheria, che affida il suo no a Istvan Hollik, portavoce del gruppo parlamentare di Fidesz, il partito del premier Viktor Orbán. «L'Ungheria non accoglie nessuno. Gli elettori ungheresi si sono espressi chiaramente alle ultime elezioni: non vogliono vivere in un paese di immigrati», ha annunciato Hollik rispondendo a una domanda sulla disponibilità di Budapest ad accogliere prendere una quota di migranti trasbordati sulle navi italiane così come richiesto dal premier Conte. «Gli ungheresi rifiutano il piano Soros», ha poi concluso, definendo «navi Soros» le imbarcazioni (armate da ong finanziate dall’imprenditore e attivista ungherese naturalizzato statunitense George Sorosoros, fortemente critico verso Orbán e la sua gestione della crisi migratoria, ndr) che salvano migranti in mare.

Fico: «La strada per l'inferno è non saper accogliere tutti insieme»
Alla dura presa di posizione di Babis risponde nel pomeriggio il presidente della Camera Roberto Fico: «La strada per l'inferno è non saper accogliere tutti insieme in un'ottica di solidarietà. Ribadisco che chi non accetta quote va sanzionato pesantemente», si legge in un tweet. A stretto giro arriva anche il commento del sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano: «L’Ue ha tanti benefici di cui i Visegrad approfittano a piene mani, ma anche doveri da adempiere. Sia chiaro al presidente Andrej Babis come ad altri sulla stessa linea di pensiero. L’Italia pretende rispetto e condivisione».

Salvini: identificazioni veloci e patti con Africa
Matteo Salvini – che ieri dal Veneto era tornato a ribadire: «Aspetto fatti e non parole» – oggi sulle pagine del Corriere della Sera mette nero su bianco la sua strategia per affrontare l’emergenza immigrazione. Identificazioni veloci, uomini per le Commissioni territoriali, «criteri più stringenti» sulla protezione umanitaria ed «entro l'anno saranno attivati i nuovi centri permanenti per i rimpatri, come scritto nel contratto di governo. L'obiettivo finale è averne almeno uno per regione» spiega il ministro dell’Interno. «Le Commissioni territoriali (quelle che devono riconoscere o meno la protezione internazionale) hanno 250 funzionari in più.Entro fine anno ne arriveranno almeno altri 170» e «useremo fondi europei per tagliare la burocrazia», afferma. Ci sono «oltre 130mila pratiche pendenti: vanno smaltite in fretta».

Taglio alle spese per l’accoglienza
Salvini anticipa anche un rafforzamento del « monitoraggio sui centri di accoglienza: chiuderemo quelli con i gestori coinvolti in inchieste giudiziarie. E proprio per tenere alla larga i furbetti, ridurremo le spese per l'accoglienza» In collaborazione con l’Autorità nazionale anticorruzione: «Da 35 euro al giorno per immigrato scenderemo a circa 25, senza ridurre i servizi, con un risparmio di 500 milioni l'anno che investiremo in sicurezza». Quanto alle espulsioni, il vivepremier assicura di essere al lavoro su questo tema «dal primo giorno».

In arrivo un decreto-sicurezza
Il Viminale è al lavoro, anticipa Salvini, anche su un “decreto-sicurezza” «che, tra le altre cose, affronterà il tema dei cosiddetti profughi-vacanzieri. Parliamo degli stranieri che scappano dal loro Paese ma vi tornano per le ferie (eppure gli abbiamo concesso la protezione: è normale?!)».

Vos Thalassa, disposto fermo dei due indagati
Intanto la procura di Trapani ha emesso un decreto di fermo a carico dei due migranti sbarcati due giorni fa dalla nave Diciotti, Bichara Tijani Ibrahim Mirghani e Ibrahim Amid, finora indagati a piede libero per violenza privata. Le indagini hanno accertato il loro ruolo nell'aggressione subita dall'equipaggio della nave Vos Thalassa che li aveva soccorsi e i magistrati hanno deciso di modificare le accuse contestando i reati di resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale e concorso in favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Open Arms verso la Sar libica
In queste ore secondo quanto segnalato sul sito Marine Traffic che monitora le rotte delle navi la Open Arms dell’ong spagnola Proactiva Open Arms sta di nuovo dirigendosi verso l’area Sar al largo della Libia. L’imbarcazione risulta seguita a breve distanza dallo yacht Astral, della stessa ong. «Anche se l’Italia chiude i porti - scrive su Facebook l’organizzazione non governativa - non può mettere le porte al mare. Navighiamo verso quel luogo dove non ci sono clandestini o delinquenti, solo vite umane in pericolo. E troppi morti sul fondale».

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