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Djokovic batte Anderson in tre set e trionfa a Wimbledon

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Djokovic batte Anderson in tre set e trionfa a Wimbledon

Novak Djokovic alza il trofeo di Wimbledon dopo aver sconfitto  il sudafricano Kevin Anderson (Epa)
Novak Djokovic alza il trofeo di Wimbledon dopo aver sconfitto il sudafricano Kevin Anderson (Epa)

WIMBLEDON – Dopo due delle semifinali più lunghe della storia del tennis, la finale di Wimbledon ha rischiato di essere una delle più corte. Il serbo Novak Djokovic ha sconfitto il sudafricano Kevin Anderson in tre set, 6-2, 6-2, 7-6 in due ore e 19 minuti, in un incontro il cui risultato non è mai stato in dubbio. In semifinale il primo era stato in campo 5 ore e un quarto contro il numero uno del mondo Rafael Nadal e il secondo addirittura più di 6 ore e mezza contro John Isner.

Djokovic, che con la vittoria di Londra risale al numero 10 della classifica mondiale e fa suo il 13esimo torneo del Grande Slam, può ora, numeri alla mano, contestare il regno di Roger Federer a Wimbledon, almeno per questo decennio: dal 2011 a oggi ha giocato cinque finali, vincendone quattro (unica sconfitta contro Andy Murray, chiamato dalla storia nel 2013 a riportare a casa il titolo). Veniva ora da annate disastrose, dal punto di vista fisico e mentale, ma la vittoria di Wimbledon mostra che è un campione a tutti gli effetti ritrovato.
All'ingresso sul Centre Court, Anderson è apparso nettamente il più provato, anche mentalmente. Ha ceduto subito il servizio, con un doppio fallo, e perso il primo set in meno di mezz'ora. Gli statistici hanno cominciato a compulsare il testo sacro, il “compendio” dell'indimenticato Alan Little, alla ricerca della finale più corta: nella preistoria, nel 1881, Willie Renshaw sconfisse il reverendo John Hartley in soli 37 minuti,quando il torneo era poco più di un evento di quartiere, mentre agli albori della più recente era Open, nel 1968, il fuoriclasse australiano Rod Laver si liberò del connazionale Tony Roche in un'ora esatta.

Il secondo set della finale 2018 è stato la fotocopia del primo: Anderson perde il servizio nel primo e nel quinto set e va sotto un'altra volta 6-2. Dopo due set è passata appena un'ora e 12 minuti. Errori gratuiti a raffica mostrano che il sudafricano fatica a stare in campo. Semplicemente, ha finito la benzina. Nei quarti di finale però ha rimontato da due set a zero niente meno che Roger Federer, ma in condizioni ben diverse e anche quello sforzo gli è costato più di quattro ore di gioco. «Sarei stato in campo altre ventun ore pur di portare a casa questo trofeo», ha detto l'ex giocatore del famoso programma di tennis della University of Illinois, uno dei pochi prodotti rimasti dei campionati universitari americani, quando tutti ora passano invece professionisti in tenera età. Da lunedì sarà al numero 5 delle classifiche mondiali.

Nel terzo set, Anderson ha avuto un sussulto. Ha tenuto testa a Djokovic, arrampicandosi anzi fino a 5 set points, ma alla fine ha ceduto al tie break, dove pure non c'è storia. A Djokovic è bastato macinare il proprio gioco, mantenere la calma, senza dover ricorrere agli eroismi che gli erano stati necessari a superare Nadal. Scende in campo allora il Duca di Kent, presidente dell'All England Club, per la premiazione del serbo. Questi, individuando nel proprio box il figlio Stefan di quattro anni, vicino alla mamma, si è lasciato andare a un momento strappalacrime: «Per la prima volta nella mia vita, c'era qualcuno in tribuna a gridare: papà, papà». Con l'età media dei tennisti di punta sempre più alta (tutti e quattro i finalisti del singolare maschile erano ultratrentenni, così come le due finaliste del singolare femminile), i bimbi in tribuna sono ormai un must. Ha cominciato Federer con le sue due coppie di gemelli, e ora Djokovic, mentre Serena Williams, sconfitta sabato dalla tedesca Angelique Kerber, ha passato più tempo nel dopopartita a parlare con gli occhi lucidi della figlia Olympia, nata appena dieci mesi fa, che della finale appena perduta.

Va in archivio Wimbledon numero 132, un'edizione chiusa in tono minore in entrambe le finali dei singolari, dopo gli acuti dei giorni scorsi.

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