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i risultati del voto su rousseau

Coletti e Cellini: sono due manager i più votati dagli iscritti M5S per il Cda Rai

Hanno votato in poco più di 20mila su circa 140mila iscritti certificati, ma alla fine il “popolo” M5S ha scelto: per il Cda Rai i Cinque Stelle indicheranno in Parlamento Beatrice Coletti e Paolo Cellini, i due manager dal curriculum più solido nella cinquina proposta ieri sul blog delle Stelle. La milanese Coletti è stata a capo delle produzioni del Gruppo Fox e di Freemantle Media Italia. Cellini, docente di economia digitale alla Luiss, vanta un passato in multinazionali come Microsoft e Disney.

La coppia è risultata la più votata: Coletti ha ottenuto 6.577 preferenze, Cellini 4.253 a breve distanza dalla cronista della redazione politica del Tg1, Claudia Mazzola (4.005), che da anni segue il Movimento 5 Stelle. Quarto classificato il documentarista e produttore Tv Enrico Ventrice (2.779 voti), romano classe 1974, che negli ultimi 12 anni ha lavorato per l’azienda italo-americana Global Vision Group Newsnet e che da gennaio 2015 allo scorso marzo ha curato la gestione dei tecnici e l’organizzazione della produzione per la sede Rai di New York. Ultimo l’avvocato Paolo Favale (2.414 preferenze), fino al 2014 responsabile della struttura Societario e legislativo della Rai e poi licenziato in tronco con l’accusa di aver diffuso informazioni riservate (la Cassazione ha appena accolto il ricorso contro il suo licenziamento).

Camera e Senato domani dovrebbero eleggere per la prima volta due componenti del Cda ciascuno. Altri due saranno espressi dal Consiglio dei ministri, il settimo dall’assemblea dei dipendenti dell’azienda.

Che cosa rivelava la rosa del Movimento? Intanto non si trattava di nomi notissimi al grande pubblico. L’operazione ricorda quella della squadra di governo presentata da Luigi Di Maio prima delle elezioni, da cui è arrivato il premier Giuseppe Conte. Chiaro l’obiettivo: allontanare i sospetti di essere diventati un partito come gli altri, desideroso di mettere le mani sulla Tv pubblica. Le cinque figure proposte, selezionate tra quelle che avevano trasmesso alle Camere i propri curriculum, servono ai pentastellati per potersi dire immuni alla «lottizzazione». «Vogliamo dire basta - sostengono dal blog - alla concezione distorta del pluralismo come spartizione di un feudo secondo canoni cencelliani». Una linea apparentemente condivisa con la Lega, almeno a

leggere quanto prometteva sulla Rai il contratto di governo: «Intendiamo adottare linee guida di gestione improntate alla maggiore trasparenza, all’eliminazione della lottizzazione politica e alla promozione della meritocrazia nonché alla valorizzazione delle risorse professionali di cui l’azienda già dispone».

Ma i punti deboli non mancano. Intanto non è stato chiarito chi abbia effettuato la prima scrematura dei 236 curriculum presentati per il Cda (presumibilmente Luigi Di Maio, coadiuvato da Rocco Casalino e Stefano Buffagni, che seguono il dossier con la solita supervisione di Davide Casaleggio) e neanche secondo quali criteri. È quello che fa dire a Roberto Rosso, da Forza Italia, che «il M5S offre agli iscritti non tutti i candidati ma una rosa di nomi attentamente vagliata dalla Casaleggio Srl». Il deputato Pd Michele Anzaldi fa notare come la selezione della giornalista Mazzola «è il trionfo del conflitto di interessi, l’apoteosi della lottizzazione politica del servizio pubblico» e chiede al Tg1 di sostituirla nel ruolo di cronista che segue il M5S e all’Ordine dei giornalisti di intervenire. Dalla sua, il Movimento può ricordare che anche Mazzola nel 2014 era finita nel mirino del blog, accusata da Casalino in quanto autrice dell’«ennesimo servizio fazioso del Tg1». I rapporti, con il passare del tempo, sono però nettamente migliorati.

Certo è che dalla cinquina sono stati esclusi grillini doc come Dino Giarrusso, ex Iena, che pure aveva presentato il curriculum e che sperava di riciclarsi dopo la delusione alle elezioni. E sicuramente il metodo della votazione online continua a distinguere il Movimento dalla Lega, più avvezza alla spartizione delle poltrone e finora più fortunata nella selezione della propria classe dirigente. Tanto più che il vero segnale sulla natura della nuova Rai arriverà dalla scelta del direttore generale, che secondo la riforma varata dal governo Renzi avrà più poteri. Il patto per sbloccare la partita delle nomine prevederebbe che a indicarlo debba essere il Movimento (anche se la nomina spetta al Mef), in quanto forza politica più votata alle elezioni del 4 marzo. In pole resta Fabrizio Salini, ex La7, anche se nelle ultime ore si fa più insistente il nome di Vittorio Colao. Per la presidenza l’accordo sembra quasi chiuso sul profilo di Giovanna Bianchi Clerici, ex deputata della Lega, dal 2005 al 2012 già nel Cda Rai e oggi componente dell’Autorità della privacy. Avrebbe vinto sugli altri nomi in lizza, come quello di Milena Gabanelli, che ieri dalle pagine del Corriere della Sera aveva minuziosamente raccontato i numeri monstre della Rai (oltre 13mila dipendenti, 8 diverse testate, un numero di Tg nazionali che non ha eguali nel mondo) «che attende il prossimo giro di giostra», augurandosi «un management esperto e libero dai condizionamenti della politica».

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