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Buoni pasto a rischio per migliaia di dipendenti pubblici. Il ministro…

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conseguenza della crisi del gruppo qui!

Buoni pasto a rischio per migliaia di dipendenti pubblici. Il ministro Bongiorno: soluzione in fretta

Il ministro della Pa Giulia Buongiorno promette una soluzione a breve per il caos dei buoni pasto - ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Il ministro della Pa Giulia Buongiorno promette una soluzione a breve per il caos dei buoni pasto - ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Centinaia di migliaia di dipendenti pubblici in cinque Regioni si sono trovati in portafoglio carta straccia invece dei buoni pasto a cui hanno diritto.

La questione ha scatenato i sindacati, e ora sul tema interviene direttamente la ministra della Pa Giulia Bongiorno promettendo «soluzioni in tempi brevi» a un problema giudicato «intollerabile».

La questione esplode qualche giorno fa, quando la Consip, la centrale acquisti delle pubbliche amministrazioni, ha revocato la convenzione con il fornitore, il gruppo Qui!. Ma si trascina da mesi, perché la crisi finanziaria della società di buoni pasto aveva creato buchi crescenti nei rimborsi agli esercenti che accettano i ticket. E che di conseguenza hanno cominciato a respingerli.

La crisi della società di buoni pasto
Il fatto è che i buoni Qui! dominano in tante amministrazioni, da Palazzo Chigi al ministero dell’Economia, dalla Giustizia all’Anac, fino a molte amministrazioni locali di Lazio, Lombardia, Piemonte, Valle D’Aosta e Liguria, dove ha sede la società. Le segnalazioni dei mancati rimborsi, nonostante un 2017 che la società ha chiuso con un fatturato consolidato da 560 milioni e un’Ebitda in crescita del 19%, hanno costretto la Consip a chiudere per inadempienze i contratti con il gruppo. Ma il problema ora è duplice.

I dipendenti pubblici hanno diritto per contratto ai buoni pasto, che quindi devono essere trovati in fretta senza aspettare i tempi lunghi di una nuova gara Consip. Ma a pesare è anche l’arretrato, perché i ticket già erogati non ovviamente hanno alcun valore quando non vengono accettati da baristi, ristoratori e supermercati.

Doppio problema
Le amministrazioni potrebbero correre ai ripari con acquisti diretti, che però devono rimanere sotto le soglie comunitarie: livelli minimi che non bastano a risolvere il problema negli enti più grandi, mentre quelli piccoli hanno ovvie difficoltà operative nella ricerca del fornitore.
Il problema, insomma, è chiaro, la soluzione meno. Anche perché un intervento “risarcitorio” a favore delle amministrazioni ha dei costi: tutti da quantificare, e da coprire.

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