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Dl dignità, i tecnici della Camera: gli 8mila posti…

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guerra di cifre

Dl dignità, i tecnici della Camera: gli 8mila posti «persi» non dipendono da norme sui contratti

«Appare necessario acquisire ulteriori elementi a sostegno delle ipotesi sottostanti l’individuazione degli effetti onerosi» previsti dalla relazione tecnica del dl Dignità sui contratti a termine. Lo scrivono i tecnici del Servizio bilancio della Camera in un dossier, sottolineando che la stima di 8mila posti di lavoro persi a causa della “stretta” sui contratti a tempo imposta dal Dl dignità andrebbe attribuita a «effetti non riconducibili, in via diretta ed automatica, alle innovazioni normative introdotte, ma “mediati” dalle conseguenze, come prefigurate dalla Relazione tecnica, della disciplina in esame sui comportamenti degli operatori interessati e sul quadro occupazionale».

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Intanto, l’Osservatorio Inps fa sapere che nei primi cinque mesi del 2018 si registrano +145.805 contratti di lavoro stabili. Mentre per l’approdo in Aula del decreto dignità si prevede un rinvio di due giorni, dal 24 al 26 luglio, ma resta al momento confermato per le 20 di stasera il termine per la presentazione dei relativi emendamenti nelle commissioni Finanze e Lavoro. La conferenza dei capigruppo di Montecitorio convocata per il tardo pomeriggio, dovrebbe riprogrammare i lavori dell'Assemblea tenendo conto dell'allungamento dei tempi nelle Commissioni, sollecitato da giorni dalle opposizioni direttamente al presidente Roberto Fico.

I tecnici della Camera: su impatto dl dignità necessari altri elementi
Nel dossier sul dl dignità - intitolato “Verifica delle quantificazioni” - i tecnici di Montecitorio spiegano che la relazione tecnica al dl «non esplicita gli elementi alla base della previsione di una quota», i famosi 8mila contratti, «che, allo scadere del termine di 24 mesi, non troverebbero occupazione». Per verificare tale parametro, sarebbero necessari altri elementi «di carattere statistico e previsionale». Il dossier del Servizio bilancio rileva inoltre che gli effetti appaiono riferiti «esclusivamente alla riduzione a 24 mesi della durata dei contratti e non alle altre innovazioni introdotte». In proposito appare quindi «opportuno» acquisire una conferma. Un approfondimento viene infin richiesto anche sulle minori entrate contributive attribuite alle norme, anche questo tema su cui la relazione tecnica «non esplicita gli elementi di calcolo considerati ai fini della stima».

Rinvio spesometro, impatto da valutare
Nel dossier, inoltre, si chiede di verificare l’effettiva assenza di effetti finanziari dovuti allo slittamento del termine della comunicazione dei dati relativi al terzo trimestre 2018, il cosiddetto spesometro. Nel 2016, all'introduzione delle comunicazioni trimestrali Iva, considerate uno strumento di lotta all’evasione, erano infatti state attribuite maggiori entrate pari a 2,11 miliardi nel 2017, a 4,23 miliardi nel 2018 e a 2,77 miliardi a decorrere dal 2019.

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Inps: +45,7% trasformazioni contratti stabili
Secondo l’osservatorio Inps, la variazione netta dei rapporti a tempo indeterminato pari a 145 mila e 805 nei primi 5 mesi di quest’anno è in crescita rispetto allo stesso periodo del 2017 (34.474). Nel complesso, le assunzioni nel privato sono aumentate del 9,8% su base annua. In crescita tutte le componenti: tempo indeterminato +3,1%, apprendistato +13,7%, tempo determinato +8,4%, stagionali +7,0%, somministrazione +21,5% e intermittenti +8,8%.

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