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Metro C, chiusa inchiesta: in 25 rischiano processo, anche Alemanno

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contestata truffa da 320 milioni

Metro C, chiusa inchiesta: in 25 rischiano processo, anche Alemanno

Chiusa l’inchiesta sulla Metro C della Procura di Roma: i pm contestano una truffa da 320 milioni di euro. Tra i 25 indagati anche ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, l'ex assessore alla mobilità Guido Improta (giunta Marino), l'ex assessore alla Mobilità Antonello Aurigemma (giunta Alemanno), e l'ex dirigente delle Infrastrutture Ercole Incalza. I reati contestati vanno dalla truffa alla corruzione e al falso. Quella della Metro C è una faraonica opera pubblica che negli anni ha visto lievitare i costi in modo esponenziale. La procura di Roma aveva da tempo ha avviato una serie di fascicoli sulle gare d'appalto e sui ritardi nella consegna dell’opera.

Incalza accusato di corruzione
Incalza, in particolare, risponde del reato di corruzione. Stando ai pm «abusando della sua qualità e dei suoi poteri, compiva ripetuti atti contrari ai doveri d'ufficio, in violazione dei doveri di trasparenza e imparzialità (...) diretti a consentire al contraente generale Metro C di ottenere la lievitazione dei costi dell'appalto dei lavori di realizzazione della linea metropolitana». In cambio - ritengono i pm di Roma - avrebbe ottenuto dalla presidenza del consorzio Ati Metro c «l'affidamento della D.L. tratta T3 dei lavori di realizzazione della Linea C della metropolitana all'ingegner Stefano cerotti» che finanziava la società Green Fiedl System, la quale ha corrisposto «a Incalza la somma complessiva di 747mila euro mediante affidamento di incarichi».

Le assunzioni dei figli dei dirigenti
Tra le corruzioni, poi, ci sono le assunzioni di figli di dirigenti, come il caso di Diana Simonaci, presa in Finmeccanica dal 21 giugno 2006 come capo rappresentanza dell'ufficio Finmeccanica di Mosca. Il reato si sarebbe consumato con il concorso di «Leonardo Pavoni, responsabile ufficio di Finmeccanica e Sergio De Luca, ad di Ansaldo Sts».

Gli illeciti contestati
Agli indagati viene contestato, a seconda delle posizione, il reato di concorso in truffa aggravata ai danni di enti pubblici in relazione a due episodi ritenuti illeciti: il primo, del 6 settembre del 2011, che ha indotto in errore il Cipe (quanto all'emanazione della delibera autorizzativa del pagamento), oltre allo Stato, alla Regione Lazio e al Comune, fa riferimento al pagamento di 230 milioni di euro, somma che per gli investigatori rappresentava un ingiusto profitto a Metro C, quale Generale Contractor, in quanto «non dovuta».

Il secondo che risale al novembre 2013, riguarda l'erogazione di altri 90 milioni di euro (mai avvenuta), sempre a beneficio di Metro C, quale tranche per la prima fase funzionale dei lavori, anche in questo caso finanziamenti non dovuti perché frutto di un precedente accordo illecito (accordo transattivo).

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