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Di Maio: con Marchionne d’accordo quasi su nulla, ma attacchi…

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conte: profondo dispiacere. Berlusconi: numero uno

Di Maio: con Marchionne d’accordo quasi su nulla, ma attacchi sinistra miserabili

«Magari con Marchionne non siamo andati d’accordo in questi anni quasi su nulla, ma vedere una certa sinistra che quando era potente gli ha permesso di fare ciò che voleva, mentre adesso che è su un letto di ospedale lo attacca, è veramente miserabile. Bisogna rispettare chi sta male». Lo ha detto il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi di Maio, parlando con i giornalisti delle drammatiche condizioni di salute dell’ormai ex ad di Fca, Sergio Marchionne. Il riferimento è alle reazioni arrivate da parte della sinistra, alcune laconiche, altre che contestano l’operato del top manager. Tra queste, il criticato post del presidente della regione Toscana, Enrico Rossi, che su Facebook parla di Marchionne come un «manager capace soprattutto per gli azionisti, meno per gli interessi industriali dell’Italia», sottolineando il suo «autoritarismo in fabbrica per piegare lavoratori e sindacati».

Di Maio: investiremo su automotive. Salvini: Fca in buone mani
Sul futuro di Fca Di Maio rassicura: «Dobbiamo essere preoccupati e al tempo stesso voglio sincerare tutti che l’Italia è un paese che investirà nell’automotive e soprattutto nell’elettrico». E aggiunge: «Ben vengano gli incentivi, in particolare sull’auto elettrica». Gli fa eco il ministro dell’Interno, Matteo Salvini: «Fca continuerà a essere in buone mani, non ci sarà nessun problema né per i lavoratori né per il futuro dell'azienda», «non hanno nulla da temere».

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Reazioni da politica e industria
Già ieri Di Maio si era unito al coro di reazioni del mondo politico e industriale per il dramma di Marchionne, spiegando di essere «dispiaciuto di non aver avuto modo di confrontarmi con lui sul futuro dell’auto elettrica, era una mia intenzione farlo». Tra le dichiarazioni c’è anche il «profondo dispiacere» del premier Conte, l’elogio di Berlusconi per «il numero uno dei manager italiani» e quello di Matteo Renzi, che definisce l’ex ad Fca «un gigante che ha cambiato la storia industriale del paese». E Luca Cordero di Montezemolo, che parla di Marchionne come «uno dei più grandi manager internazionali».

Conte: profondo dispiacere. Toninelli: manager con luci e ombre
Con una nota ieri il premier Giuseppe Conte ha detto di aver appreso «con profondo dispiacere le ultime notizie riguardanti le condizioni di Sergio Marchionne. In questo momento il mio commosso pensiero va ai suoi
familiari». Per il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, Marchionne «rappresenta un manager globale con visione economica globale», ma «aver investito per troppo tempo ancora su motori a gas metano come rappresentazione del futuro credo sia un’ombra, perché in realtà è l'elettrico o addirittura l’idrogeno il futuro della mobilità». E «se avessi avuto la possibilità di incontrarlo, avrei parlato con lui di un progetto strutturale sulla mobilità elettrica», ha aggiunto il ministro.

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Renzi: ha creato posti di lavoro, non chiacchiere
«Per me Marchionne è stato un gigante - ha detto Matteo Renzi in un’intervista su La Stampa - ha salvato la Fiat quando sembrava impossibile farlo. E ha creato posti di lavoro, non chiacchiere». L’ex premier evidenzia che «una parte di Pd lo identificava col “padrone”, ma il lavoro si crea con l'impresa, non con l’assistenzialismo». «Se l’Italia avesse avuto altri Marchionne oggi avremmo un’Alitalia competitiva o qualche banca italiana forte in giro per il mondo» ha aggiunto Renzi, secondo il quale «parte dell'odio contro di lui derivava dall'invidia. E sull'invidia per le persone di talento non si costruisce un Paese, come è ogni giorno più chiaro anche nell’Italia grillina».

Berlusconi: numero uno dei manager italiani
«Sono molto colpito dalle notizie sulle gravi condizioni di salute di Sergio Marchionne», «certamente il numero uno dei manager italiani», ha dichiarato Silvio Berlusconi, secono il quale l’ex ad «ha garantito il futuro ad una grande azienda italiana come Fiat in un momento difficile e l’ha pilotata con coraggio sulla strada difficile dell'internazionalizzazione, fino ad arrivare ad occupare una quota importante del mercato di oltreoceano». Per il Cavaliere «quella di Marchionne è una bella storia italiana: la storia del figlio di un maresciallo dei carabinieri - da cui eredita il senso del dovere, della disciplina, della serietà - costretto ad emigrare, che ha saputo far onore al suo Paese con lo studio e con il lavoro fino a diventare uno dei simboli del genio italiano nel mondo».

Montezemolo: mai messo in discussione suo coraggio e capacità
Con Marchionne «abbiamo iniziato e proseguito insieme un lungo e proficuo pezzo di strada alla Fiat negli anni più drammatici con grande spirito di amicizia e collaborazione» ha detto Montezemolo. «Abbiamo avuto nel passato recente contrasti anche molto duri - ha aggiunto - ma non ho mai ho messo in discussione il coraggio, la capacità e la visione di Sergio, che hanno permesso salvataggio e rilancio del primo gruppo industriale italiano e contribuito a modernizzare le relazioni sindacali nel paese. Sono vicino alla sua famiglia».

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Calenda: interesse Fca non coincide con Italia
«Marchionne è stato l'uomo che ha salvato la Fiat, nell'unico modo possibile, cioè facendola diventare un grande player internazionale» ha detto l’ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, spiegando che «in questo percorso, è del tutto evidente che l'Italia ha perso peso e questo è un problema». «Il confronto sul nuovo piano industriale della Fiat su cui avevamo incominciato a lavorare coi sindacati, il documento ce l'ha Luigi Di Maio, è un percorso importante che va avanti» ha aggiunto l’esponente Pd, secondo il quale «dobbiamo riconoscere i meriti di Marchionne come manager però nell'attività di governo dobbiamo dire che l'interesse della Fiat è una cosa, l’interesse nazionale può essere anche un altro».

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