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Dl Lavoro, Di Maio: Pd fa ostruzionismo ma voto di fiducia non è scontato

Alla Camera entra nel vivo l'esame del decreto Dignità assediato centinaia di emendamenti, in gran parte presentati dalle opposizioni, ma il vicepremier Luigi Di Maio non dà «per scontato» la richiesta del voto di fiducia. Che al momento è esclusa, anche se il Pd «fa ostruzionismo», firmando richieste di modifiche «che faranno piacere alle lobby e ai grandi poteri forti», una conferma del «declino della sinistra in Europa». Da questo pomeriggio le commissioni Finanze e Lavoro di Montecitorio lavorano ad oltranza al primo vaglio di ammissibilità, poi da domani andranno al voto quasi 900 emendamenti, con poche chance, però, di essere approvati. Tra questi, in pole position quelli concordati M5S-Lega sulla reintroduzione dei voucher e per destinare ai Centri per l’impiego una quota dei neo assunti 2019-2021 delle Regioni. Mercoledì 25 via all'esame in Aula, con il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità.

«Proposte Pd non di merito, cercano di fermare il decreto»
Questa mattina, a “L'aria che tira estate” (La7) Di Maio si è detto preoccupato per gli emendamenti del Pd al decreto 87/2018: «Ho il sospetto che non siano di merito, ma un modo per fermarlo perché c'è la lotta alle delocalizzazioni, c'è il divieto di pubblicità sul gioco d'azzardo, sono tanti i poteri forti contro questo decreto e non vorrei che stessero tifando per rinviarlo». Nel mirino del ministro del Lavoro ci sono in particolare gli emendamenti dem che chiedono di cancellare il raddoppio delle indennità in caso di licenziamento illegittimo (le mensilità minime di risarcimento passano da 4 a 6, quelle massime da 24 a 36; in caso di conciliazione il minimo è 2 e il massimo è 18 mensilità).

Martina (Pd): «È decreto disoccupazione»
Nel suo intervento alla Direzione nazionale del partito riunita al Nazareno il segretario dem Maurizio Martina è tornato ad attaccare il decreto dignità. «Migliaia di lavoratori con contratto a tempo determinato in scadenza rischiano ora il licenziamento», ha ribadito Martina, preoccupato per «l’ aumento di costi per le famiglie nel lavoro domestico di badanti e colf», mentre l'emendamento di maggioranza che differisce a ottobre gli effetti del provvedimento «svuota lo stesso decreto della sua necessità e urgenza». «Per noi - ha aggiunto - è essenziale invece il taglio del costo del lavoro a tempo indeterminato: abbatterlo di 4 punti in quattro anni», mentre «la definizione delle causali andrebbe affidata alla cotnrattazione collettiva».

Portaborse fuori dalla stretta sul precariato
Altro tema degli emendamenti dem riguarda i cosiddetti “portaborse”. La richiesta è di esentare dalla stretta sui contratti a termine i dipendenti dei gruppi parlamentari e dei consigli regionali (comprese le province autonome di Trento e Bolzano) e i collaboratori diretti dei parlamentari. L'emendamento a prima firma Serracchiani fissa la durata massima dei contratti a termine per queste figure a quella «della legislatura o della consiliatura», che durano, se non finiscono anzitempo, cinque anni e non tre. Analoga proposta è stata avanzata anche dal gruppo Misto, limitata però ai soli dipendenti dei gruppi parlamentari e consiliari. Contro il precariato il Pd punta anche all'introduzione di una “buonauscita compensatoria”, oltre a chiedere salario minimo e sgravi per le assunzioni stabili.

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