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Caso Rai, Forza Italia detta la linea e Berlusconi si deve adeguare

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gli equilibri azzurri e il ruolo di tajani e ghedini

Caso Rai, Forza Italia detta la linea e Berlusconi si deve adeguare

Al di là delle conseguenze sui futuri rapporti con la Lega, la partita sulla Rai è significativa anche per quanto sta avvenendo dentro Forza Italia. Per la prima volta Silvio Berlusconi ha deciso di seguire e non di dettare la linea del partito. Non è un mistero infatti che la visita al San Raffaele di Matteo Salvini aveva ammorbidito non poco l’opposizione del Cavaliere nei confronti di Marcello Foa alla presidenza di viale Mazzini. E tutto lasciava pensare che, come già avvenuto in passato, alla fine gli azzurri si sarebbero acconciati ad un accordo con l’alleato.

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Invece, stavolta, il partito ha puntato i piedi. E non solo l’ala cosidetta lettiana che da tempo vorrebbe una linea più hard verso il Carroccio, ma anche chi come Niccolò Ghedini si è speso più volte per ricucire i rapporti ed evitare strappi con Salvini. Ma il vero e proprio alfiere di questa levata di scudi è stato Antonio Tajani, colui che il Ppe ha scelto per guidare il Parlamento europeo e che giusto un mese fa, il Cavaliere ha nominato vicepresidente del partito azzurro. «La nostra è stata ed è una posizione politica non certo contro qualcuno», conferma il plenipotenziario azzurro sottolineando che il suo unico obiettivo oggi è «rendere più forte Forza Italia che ha una linea diversa dalla Lega non solo e non tanto sulla Rai ma anche e soprattutto su provvedimenti come il cosiddetto decreto Dignità».

Tajani contrariamente a quanto accaduto ad altri “delfini” ha trovato attorno a sé pressocché tutto il partito quando martedì ha anticipato a Salvini che Fi non avrebbe votato Foa. La ragione è che a prevalere questa volta è stata la convinzione che l’unico vero obiettivo di Salvini sia ridurre Forza Italia all’irrilevanza. Ed è quello che hanno ripetuto nelle ore concitate di mercoledi mattina Tajani ma anche Ghedini e Letta assieme alle capigruppo Gelmini e Bernini e a tutti gli altri big azzurri all’ex premier. C’è chi racconta di una telefontata tra il Cavaliere e il vicepresidente azzurro nella quale Tajani avrebbe anche messo sul tavolo le sue dimissioni in caso di una retromarcia: «Non è vero, ero presente, Tajani non va da nessuna parte e non litiga», assicura l’azzurro Giorgio Mulè.

La Lega ora minaccia di spalancare le porte a quanti tra le fila azzurre sono pronti a saltare sul carro vincente del Carroccio. Operazione che sta già portando avanti ai danni di Fdi, il partito di Giorgia Meloni che proprio a Roma, nel suo principale bacino elettorale, ha visto nascere nei giorni scorsi il gruppo consiliare della Lega in Campidoglio e in alcuni Municipi grazie al voltafaccia di alcuni suoi esponenti. Berlusconi cerca di gettare acqua sul fuoco :«Il centrodestra è ineliminabile quindi dobbiamo sempre andare d’accordo». Intanto però fa dettare una nota in cui si annunciano «nuove e significative adesioni» a Forza Italia da parte di 150 fra sindaci e assessori e consiglieri comunali in Calabria e di altri 10 sindaci della provincia di Cremona. Contemporaneamente si dà il via alla stagione congressuale che si terrà tra dicembre e gennaio per rinnovare il rapporto con la base.

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