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Sulla stabilità si gioca la durata del Governo

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Sulla stabilità si gioca la durata del Governo

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro dell’Economia e Finanze, Giovanni Tria.  (Ansa)
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro dell’Economia e Finanze, Giovanni Tria. (Ansa)

Le parole chiave con cui ieri il ministro Tria ha voluto commentare il primo vertice sulla legge di stabilità sono state due: «compatibilità» tra gli obiettivi di bilancio e «l’avvio» delle due riforme flat tax e reddito di cittadinanza. Dunque nessuna concessione alla piena realizzazione delle promesse elettorali e nessuna cambiale in bianco. È vero che l’esito di questo vertice doveva essere “trattato” dal punto di vista comunicativo visto lo spread di questi ultimi due giorni ma in quella scelta accurata - e molto diplomatica - delle parole c’è un tema che non è economico ma politico. E riguarda i due azionisti del Governo, Salvini e Di Maio. A loro, anche con quel comunicato, viene indicata la via della mediazione e della prudenza come l’unica che possa tenere in piedi il Governo. Perché i due vicepremier hanno ormai ben capito come il fortino del ministro dell’Economia sia difficile da assediare. E che, se pure decidessero per l’assedio, sul piatto probabilmente ci sarebbe l’uscita di Tria e quindi una possibile fine anticipata della legislatura.

Che tempi dare al Governo è quindi la domanda alla quale i due vicepremier devono rispondere da qui alle prossime settimane. È soprattutto Salvini che non sembra aver deciso il timing di questa esperienza giallo-verde. Tant’è che la ragione della rigidità dei ministri grillini sulle infrastrutture o sull’Ilva, dipende proprio dal sospetto che il leader della Lega voglia staccare la spina e andare al voto lasciandoli senza nemmeno più le loro bandiere identitarie.

Insomma, fino a quando non saranno chiare le intenzioni del ministro dell’Interno sulla data di scadenza della legislatura, sarà un continuo gioco di rialzi e contrapposizione. Ieri, per esempio, i 5 Stelle sono stati rapidissimi a bloccare il leghista Fontana che voleva abolire la legge Mancino sulle discriminazioni razziali. Ed è evidente che senza un patto sulla durata del Governo, anche la legge di bilancio finirà in quel gioco di rialzi. E fatalmente il ministro dell’Economia ne sarà vittima.

Il vertice di ieri, del resto, serviva proprio a disinnescare questa trappola, anticipando una discussione per non arrivare a ridosso delle scadenze di settembre ancora nell’incertezza. Già il fatto di aver messo in agenda l’incontro (anche se slittato di 24 ore) testimonia una prima consapevolezza dei rischi che comporterebbe una navigazione a vista per tutto il mese di agosto. Rischi di cui avrebbero parlato i ministri Tria e Savona e che riguardano l’incombere dei giudizi delle agenzie di rating.

Si apre quindi la stagione della “verità”: se si vuole durare, sarà necessario mediare anche con il Mef, Ragioneria, Commissione Ue. E Quirinale. Che, come dimostrano le rivelazioni sugli attacchi via Twitter a Mattarella da parte di alcune firme del “Russiagate” nella notte in cui fermò Savona all’Economia, viene considerato centrale nella tenuta degli equilibri istituzionali e finanziari del Paese.

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