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Ilva, braccianti, Tap e «caso Gallipoli»: l’estate…

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I FRONTI APERTI IN REGIONE

Ilva, braccianti, Tap e «caso Gallipoli»: l’estate rovente della Puglia

Con i nodi complicati (e irrisolti) del futuro dell'acciaieria Ilva a Taranto e della realizzazione del gasdotto Tap nel Salento, la Puglia tiene banco nello scontro che infiamma la dialettica tra Movimento Cinque Stelle e Lega e si riverbera sul Governo Conte. Sono giorni difficili per la regione. Giorni segnati dai migranti morti in due incidenti stradali, avvenuti nel Foggiano, mentre tornavano da una giornata nei campi per la raccolta dei pomodori. In poco più di 48 ore si contano ben 16 vittime: 12 vicino Lesina, nello schianto tra il furgone che li trasportava e un tir, e altre 4 sabato scorso, tra Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri. Una vicenda per la quale si indaga anche per caporalato.

La Puglia, in queste settimane, non si interroga solo su Ilva, Tap, lavoro bracciantile e migranti morti in circostanze tragiche, ma anche sul turismo. E a tal proposito si chiede cosa stia accadendo in un'area, il Salento, tra le più vocate della regione, visto che a Gallipoli, dopo un lungo periodo di boom, si registrerebbe un calo valutato nell'ordine del 15-25 per cento. Sebbene l'Ilva sia un problema scoppiato nell'estate di sei anni fa, a seguito del sequestro degli impianti da parte della Magistratura con l'accusa di disastro ambientale, è in queste settimane, però, che il caso del gruppo siderurgico sta divampando. Affiancandosi a Tap. Questioni diverse, certo.

Una, l'Ilva, che trascina un consolidato di anni, l'altra, Tap, più recente ma non meno complicata. Pur nella diversità, tuttavia, Ilva e Tap hanno dei punti in comune tra loro. L'ambiente anzitutto. Nella visione dei movimenti più radicali e di buona parte dei Cinque Stelle, gli altiforni dell'Ilva vanno infatti spenti e il cantiere del gasdotto fermato. Per bloccare quello che si ritiene un danno all'ambiente (e alla salute) di enormi proporzioni ed impedire che se ne compia un altro. Su entrambi i problemi, però - ed é qui l'altro tratto in comune -, il Governo Conte-Di Maio-Salvini deve decidere. E anche rapidamente.

Solo che se stoppano Ilva e Tap, i Cinque Stelle rompono con la Lega, che è di tutt'altro parere, mandano all'aria gli impegni internazionali assunti dall'Italia in merito al gasdotto e mettono in strada 20mila persone, cioè quanto vale l'Ilva tra diretti e indotto. Se invece danno l'ok alla costruzione del gasdotto e assegnano l'Ilva ad Arcelor Mittal, che a giugno 2017 ha vinto la gara di aggiudicazione, i Cinque Stelle si ritrovano contro una buona fetta di elettorato pugliese, che già vede con allarme un cambio di rotta rispetto alle promesse della campagna elettorale.

Sul piede di guerra sono una serie di movimenti a Taranto. I quali hanno dichiarato che se il M5S verrà meno alla chiusura dell'Ilva, sarà accusato di “tradimento” e il Governo giudicato “nemico” della città come i precedenti. Su Tap, poi, lo scontro non è solo tra base e vertice pentastellato ma tocca il Governo e le istituzioni. Col ministro per il Sud, Lezzi, salentina, che continua a ritenere Tap un'opera di cui non c'è affatto bisogno (sulla stessa linea anche Alessandro Dibattista) mentre il presidente Mattarella assicura il presidente dell'Azerbajian, Aliyev, che l'Italia starà ai patti a proposito del corridoio meridionale del gas, e analoga assicurazione fornisce il premier Conte al presidente Trump. Difficile dire come se ne uscirà e se sui Cinque Stelle farà leva il pressing dell'elettorato e dei sindaci salentini contrari all'opera, e quindi ragioni di calcolo e di consenso, visto che in Puglia il M5S ha preso un botto di voti, oppure avranno la meglio la tenuta dell'economia e gli interessi del Paese.

È chiaro che tutto questo genera incertezza per la Puglia. Incertezza per il sistema economico regionale, le sue prospettive di sviluppo, i posti di lavoro, le imprese. E questo avviene in una stagione in cui anche un'altra “voce” importante dell'economia pugliese, il turismo, sembra avere meno smalto degli anni passati.

«Il turismo? Non ci sono elementi certi - afferma Giancarlo Negro, presidente di Confindustria Lecce - ma ci sarebbe un calo che toccherebbe Gallipoli e, in modo meno evidente, anche le altre località salentine». Per Negro è venuto meno il turismo di fascia intermedia, quello delle famiglie. «Perché - spiega - c'è un tema di costi legato soprattutto ai trasporti. Avete idea di quanto incida per una famiglia spostarsi da Milano a Brindisi in aereo e poi, una volta a Brindisi, attrezzarsi per raggiungere il Salento? Diverso, invece, il caso di Gallipoli, dove pesa la chiusura di alcune strutture di grande richiamo, soprattutto tra i giovani, a seguito della contestazione di irregolarità». Per Massimo Salomone, coordinatore del gruppo tecnico turismo di Confindustria Puglia, «se viene meno il turismo “mordi e fuggi”, che è di scarso apporto al Pil regionale, e cresce invece il turismo di qualità, di coloro che scelgono la Puglia per il bello e non perché sinonimo di tutto e di più, può andar anche bene. Perché noi - commenta Salomone - abbiamo bisogno di alzare l'asticella. Ma come si fa a dire che c'è un calo se i dati certificati di quest'estate 2018 non ci sono ancora? E gli unici dati certi sono quelli del comparto alberghiero, dove presenze ed arrivi sono monitorati, mentre l'extralberghiero, gli affitta camere, le case vacanza sono un comparto difficile da inquadrare all'interno di una statistica».

«Abbiamo bisogno di una riprogrammazione, di un'offerta più orientata alla qualità e ai servizi, di dialogo in tempo utile tra amministrazioni locali e imprese del turismo anziché di chiusure decretate ad avvio di stagione con corollario di ricorsi legali» commenta Negro. Che aggiunge: «Forse la Puglia paga anche lo scotto del racconto che si è fatto in tempi recenti. E cioè Gallipoli patria dello sballo e della vacanza oltre ogni limite e il resto della Puglia, tra Taranto e il Salento, assediato dagli scempi ambientali di Ilva e Tap. Un racconto distorto e in Puglia non sono in corso attacchi all'ambiente». E si ricorda, a tal proposito, come Tap sia un'infrastruttura che fa della sostenibilità ambientale un suo riferimento (l'Emilia, per esempio, è attraversata da gasdotti e lì il turismo recita da tempo un ruolo molto importante) mentre quasi tutti coloro che visitano Taranto, la prima cosa che dichiarano è quella di aver trovato una città del tutto diversa dalla narrazione prevalente di fumi, polveri e brutture.

«L'industria turistica pugliese è troppo giovane - afferma Loredana Capone, assessore al turismo della Regione Puglia -. Una crisi di crescita è plausibile, importante è non trascurare i campanelli di allarme e predisporre rimedi che coinvolgano tutte le componenti del sistema». «Non dobbiamo nascondere alcune fragilità che riguardano la qualità dei servizi, la professionalità degli addetti, la formazione, i trasporti, alcuni indicatori di natura ambientale e l'infrastruttura dell'industria dell'intrattenimento: spazi agibili sotto il profilo della sicurezza e della sostenibilità sociale e della legalità» commenta Capone. E l'assessore al turismo conclude: «In ogni caso, dopo due anni record, 2016 e 2017, che hanno visto la Puglia al primo posto a livello nazionale, i dati ultimi, anche se parziali, registrano un successo della strategia regionale “In Puglia 365” basata su destagionalizzazione e turismo di qualità. Infatti, la variazione rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (gennaio-maggio) vede un notevole incremento dall'estero, +14% gli arrivi e +16% le presenze, ma anche di arrivi ( +1) e presenze (+4) nazionali. Una crescita proseguita sino alla prima metà di luglio».

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