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Incidente di Bologna: ecco chi era l’autista dell’autocisterna

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danni per 10 milioni

Incidente di Bologna: ecco chi era l’autista dell’autocisterna

Andrea Anzolin, 42 anni, sposato senza figli, viveva ad Agugliaro, in provincia di Vicenza. È l’autista dell’autocisterna con 23mila chili di Gpl a bordo che ha tamponato un camion in coda sulla tangenziale di Bologna, quella che collega A1 e A14, generando una concatenazione di eventi che hanno portato a incendi ed esplosioni che hanno causato il crollo di una parte del ponte della tangenziale. É l’unica vittima dell’incidente che ha causato 145 feriti, di cui 4 gravi. E danni stimati in dieci milioni di euro dall’assessore alla protezione civile del comune di Bologna Alberto Aitini.

Fra i feriti i conducendi dei due camion tamponati
La sequenza di immagini del tamponamento diffuse dalla Polizia stradale è drammatica: mostrano l’autobotte che colpisce come un proiettile un camion fermo in coda, che poi si saprà trasportava solventi infiammabili. Un mix pericolosissimo con il Gpl dell’autobotte. Il mezzo è all’altezza di Borgo Panigale. Subito scoppia il primo incendio, seguito qualche secondo dopo dalla prima forte esplosione. Poi arriva - dopo circa 4 minuti - arriva la seconda esplosione, devastante, che rimbomba in tutta la città . Fa tremare e incendia anche Borgo Panigale, alla periferia di Bologna, e fa crollare una parte del ponte. L’incendio interessa anche decine e decine di auto parcheggiate in due concessionari. Scoppiano vetri, ci sono detriti dappertutto. Il camion bruciato resta sospeso tra i due asfalti. Immagini da film d’azione che invece sono tremendamente reali. Anzolin muore sul colpo e il bollettino dei feriti segnerà il giorno dopo 145 feriti, di cui 4 gravi, ma non in pericolo di vita. Fra i feriti anche il conducente del tir carico di solventi, tamponato in pieno dall’autobotte di Anzolin (si chiama Antonio Verdicchio, di San Felice al Cancello, nato nel 1973) e l’autista di una bisarca che lo precede, Silviu Partenie, romeno, nato nel 1976.

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La procura indaga per disatro colposo
Cosa è successo? Un malore? Un colpo di sonno? Una distrazione? C’è stata una telefonata al cellulare? Ora spetta alla magistratura stabilire cosa è accaduto. La procura di Bologna ha aperto un fascicolo a carico di ignoti. L’ipotesi è quella di disastro colposo, omicidio, lesioni colpose stradali plurime, ha spiegato il procuratore Giuseppe Amato. «Un colpo di sonno dell'autista dell'autocisterna o un momento di distrazione, ma è ancora troppo presto per dirlo con certezza», dice ai giornalisti Amato. Bisogna ricostruire la dinamica dell’incidente. Un dato importante per la ricostruzione dell’accaduto, spiega Amato, «è la registrazione delle immagini dell'incidente dove si vede il tamponamento dell'autocisterna, l'incendio e poi la successiva esplosione». Potrebbe esserci stato «forse un momento di distrazione o un colpo di sonno, ma è troppo presto per dirlo con certezza». Non ci sono stati sequestri della tratta per consentire subito alla società Autostrade di ripristinare la circolazione. L’implosione del ponte, ha detto Amato, «è conseguenza immediata di un evento di devastanti proporzioni quale è quello che si è realizzato».

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Era un autista esperto
Anzolin era dipendente dell'azienda “Loro Fratelli spa” di Lonigo, in provincia di Vicenza, che produce e commercia carburante. Era considerato un’autista esperto. E guidava da anni mezzi carichi di materiali infiammabili, quindi era perfettamente cosciente dei pericoli del delicato trasporto. La “Loro Fratelli spa” è un'azienda che commercia in combustibili da oltre 80 anni. Sul sito si legge che «attraverso gli anni l’ampliamento della gamma dei servizi ha permesso la commercializzazione di prodotti petroliferi e non, liquidi e gassosi, a uso agricolo, industriale e domestico: benzina, gasolio, gpl, metano». Il presidente dell’impresa, Mauro Loro, ha dichiarato che Anzolin era «un’autista modello», con un grande rispetto «di protocolli e soste: mai una multa».

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Inquadrato dalle telecamere nella coda precedente
Poco prima del tamponamento le telecamere inquadrano il mezzo di Anzolin in un precedente ingorgo: procedeva a passo d’uomo. Accelerava e frenava. Conduceva il mezzo, dunque, con attenzione.

La giornata era iniziata alle 4
La sua giornata di lavoro era iniziata alle 4 del mattino, riferiscono i colleghi. Era partito da Alonte, in provincia di Vicenza, da un deposito della società. La missione era raggiungere Livorno per caricare il gas e tornare ad Alonte. A Livorno era giunto intorno alle 8,30, dopo le prime 4 ore e mezza di viaggio. E si era fermato lì per caricare il gas. Due ore di sosta e poi era ripartito, intorno alle 10,30. Al momento dell’incidente era a circa 140 chilometri dall’arrivo, dalla fine del suo servizio. Aveva già affrontato “code a tratti” nei pressi di Bologna. Erano quasi le 13,50 quando si è trovato davanti la nuova coda di Borgo Panigale. dalle immagini sembra che non l’abbia vista. Poi lo schianto. Andrea Anzolin era atteso dai colleghi intorno alle 15,30-16. Ma non è mai arrivato.

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