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Niger, missione in stallo ma il Governo va verso la conferma

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LA SFIDA CON PARIGI

Niger, missione in stallo ma il Governo va verso la conferma

Il Niger è attraversato dai convogli di trafficanti con i migranti diretti verso l’Italia (foto reuters)
Il Niger è attraversato dai convogli di trafficanti con i migranti diretti verso l’Italia (foto reuters)

È l’altra faccia della medaglia del “fascicolo Libia”. Ma è anche la conferma della regola che se in politica estera affondi un colpo, ti esponi alla reazione dell’avversario. L’investitura sulla Libia ottenuta dagli Usa, in occasione del recente incontro Conte-Trump a Washington, ha consentito all’Italia di essere riconosciuta nel ruolo di leader nel processo di stabilizzazione del paese del Nord Africa. Con buona pace per la Francia che di recente, e in più di un’occasione, ha tentato di assumere in maniera del tutto unilaterale l’iniziativa in quella partita così delicata, anche in virtù degli interessi economici connessi alla regione, a cominciare dallo sfruttamento delle risorse petrolifere.

In Niger Parigi si è presa la sua rivincita
Ora però, sottolineano fonti governative, la Francia si prende la sua rivincita. Da mesi la missione italiana in Niger versa in una situazione di stallo a causa del no del governo locale al dispiegamento di militari italiani sul suo territorio. Dietro a questa porta chiusa c’è la mano di Parigi che, forte anche di rapporti con il governo locale consolidati da anni di storia coloniale, ha deciso di mettere i bastoni tra le ruote dell’Italia. Dopo il caso Libia, ora la situazione in questo paese rischia di non sbloccarsi tanto facilmente. E il Niger continuerà a essere attraversato dai convogli di trafficanti con i migranti diretti verso l’Italia.

Una quarantina di militari ospitati nella base Usa
Stando ai piani iniziali la missione italiana in Niger, come è stata approvata dal parlamento all’inizio dell’anno, avrebbe dovuto coinvolgere fino a 120 militari nei primi sei mesi dell’anno, fino a un massimo di 470 entro la fine del 2018. Allo stato attuale i militari sul posto sono una quarantina, accampati nella base statunitense di Niamey, nei pressi dell’aeroporto. Da qui non possono uscire. La sensazione, non solo a livello di governo ma anche di intelligence, è che Parigi sia pienamente consapevole che così facendo si rischia di non garantire un controllo sui flussi.

Il governo giallo verde vuole confermare l’operazione
Nonostante lo stallo in cui versa da tempo la missione, l’idea del governo M5s-Lega è quella di confermare l’operazione, in quanto di importanza strategica sul piano del controllo dei flussi migratori. Senza dimenticare, ragionano le fonti consultate, che questa scelta avrebbe effetti devastanti sul piano della credibilità dell’Italia a livello internazionale. Il ridimensionamento delle missioni italiane all’estero annunciato da Conte prima e dal ministro Trenta poi riguarderà l’Afghanistan; in Iraq si va verso la chiusura ma il Niger, è l’indicazione, non si tocca. D’altra parte, si esclude che i militari di ritorno dagli altri teatri vengano impiegati nel paese del Sahel. Perché ciò accada, è necessario che ci sia un’apertura da parte del governo nigerino, apertura che attualmente è lontanissima. La situazione è molto delicata. E le relazioni tra Roma e Niamey non facili.

Dietro il no ai militari italiani la decisione di operare in maniera autonoma
Dietro al no del governo nigerino a un dispiegamento di soldati italiani sul suo territorio, e quindi dietro alla situazione di stallo in cui versa la missione Misin, rilevano le stesse fonti, ci sarebbe la mano dell’Eliseo, che non avrebbe gradito la decisione, presa a suo tempo dal governo Gentiloni, di agire in maniera “autonoma”, fuori cioé dal contesto operativo dell’Operazione Barkhane, la missione francese anti terrorismo che ad oggi conta 4mila uomini.

Gli Usa ancora una volta ago della bilancia
Insomma la Francia sta giocando le sue carte. L’auspicio da parte italiana è che presto decida di sbloccare questa situazione di stallo. I rapporti e gli incontri - assicurano le fonti consultate - ci sono. Molto dipenderà dalla posizione degli Usa: se sosterranno l’Italia anche sul fronte del Sahel, dopo averlo fatto su quello della Libia, allora la partita per il controllo dei flussi nei paesi di origine dei migranti si potrebbbe riaprire. Se invece decideranno di mantenere una posizione più “neutra”, così da non compromettere gli equilibri e i rapporti con Parigi, l’Italia potrebbe avere difficoltà a fare le sue mosse.

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