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Neonato morto a Brescia. Sono 10 i casi di infezione agli Spedali Civili

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inchiesta contro ignoti

Neonato morto a Brescia. Sono 10 i casi di infezione agli Spedali Civili

Un neonato è morto agli Spedali civili di Brescia a causa del batterio serratia marcescens. La procura apre un’indagine contro ignoti, quando sono dieci i casi di infezione censiti all’Ospedale lombardo. Il bimbo, nato prematuro da una coppia bresciana, era ricoverato anche con il gemellino che pure avrebbe contratto il batterio così come altri bambini presenti nello stesso reparto di patologia neonatale. Il decesso è avvenuto nella giornata di martedì. I carabinieri del Nas hanno acquisito tutta la documentazione medica. Sarà l’autopsia disposta dalla magistratura a stabilire le cause del decesso.

GUARDA IL VIDEO: Perchè il batterio “Serratia marcescens” è così resistente

Patologia riscontrata il 20 luglio
Il piccolo il 20 luglio avrebbe contratto il batterio serratia marcescens, che ha resistito alle cure antibiotiche. Era ricoverato nel reparto di patologia neonatale del nosocomio bresciano con il gemellino che, al contrario suo, starebbe rispondendo alle cure. Non si è fatta attendere la nota ufficiale dell’ospedale lombardo. «Presso il reparto di Terapia Intensiva Neonatale dell’Asst Spedali Civili di Brescia si è sviluppato un focolaio epidemico di infezione/colonizzazione da Serratiamarcescens, caratterizzato da tre casi di sepsi neonatale, un’infezione delle vie urinarie e sei casi di colonizzazione», ovvero in tutto dieci casi.

La posizione dell’ospedale
«Il 20 luglio - spiegano dall’ospedale bresciano - è stata identificata una condizione di malattia da serratia marcescens in due neonati, con isolamento del germe da emocolture (del 18 e 19 luglio) e a un terzo neonato sono stati riscontrati segni clinici di congiuntivite, con isolamento del microrganismo da tampone oculare (effettuato il 19 luglio). I primi due casi diagnosticati sono andati progressivamente migliorando ed attualmente sono in via di risoluzione, purtroppo il terzo paziente ha sviluppato segni clinici da shock settico ed un quadro clinico che è progressivamente peggiorato e, nonostante la terapia antibiotica a largo spettro e tutte le cure intensive prestate ha cessato di vivere». Sono stati poi altri i casi diagnosticati: «Attualmente - scrive il Civile - dei dieci neonati positivi per Serratia 6 sono ancora degenti. E dei restanti 27 degenti risultati negativi allo screening 10 sono stati dimessi e 17 sono ancora ricoverati».

Chiusura dell’accettazione
Il 27 luglio «è stata disposta la chiusura dell’accettazione di nuovi pazienti in Terapia intensiva neonatale ed è stata richiesta la collaborazione dei centri di Tin. limitrofi». L’ospedale precisa inoltre che, accertati i primi due casi, «il 20 luglio è stato immediatamente allertato il Comitato infezioni ospedaliere pediatrico e sono state subito poste in essere le prime misure di sorveglianza e contenimento». Il 24 luglio - prosegue la nota del Civile - «è stata messa in opera la bonifica ambientale di una stanza di degenza, riservandola ai nuovi ingressi e programmate le bonifiche successive. È stata poi disposta la chiusura dell’accettazione di nuovi pazienti in Terapia intensiva neonatale». Nelle prossime settimane la situazione continuerà ad essere mantenuta «sotto stretta osservazione e l’accettazione del reparto continuerà a rimanere chiusa, così da poter progressivamente liberare gli ambienti di degenza e procedere ad una loro ulteriore radicale bonifica».

Avviata una commissione d’inchiesta
Dopo la morte del neonato, la Regione Lombardia ha dato mandato all’Ats di Brescia di avviare «una commissione d’inchiesta per verificare se dal punto di vista amministrativo e sanitario sono state seguite tutte le misure di sorveglianza e contenimento del batterio». Lo rende noto l’assessore al Welfare di regione Lombardia Giulio Gallera, spiegando che «sin da lunedì scorso abbiamo seguito e monitorato insieme all’Asst la situazione all’interno del reparto di Terapia intensiva neonatale».

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