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Dossier Franco Nones, l'oro che cambiò la storia dello sci di fondo

Dossier | N. 20 articoliOlimpiadi invernali PyeongChang 2018

Franco Nones, l'oro che cambiò la storia dello sci di fondo

Avete presente il dominio dei Paesi nordici nello sci di fondo? Quello di oggi è nulla, rispetto alla situazione degli anni Sessanta. Dalle prime Olimpiadi (Chamonix-Mont-Blanc 1924) fino a quelle di Innsbruck nel 1964 solo quattro atleti russi erano riusciti a salire sul podio, sempre sul gradino più basso, togliendo qualche medaglia a svedesi, finlandesi e norvegesi. Un dominio assoluto, del tipo "vengo a ritirare la medaglia d'oro e torno a casa".

In questo mondo iniziò a muovere i primi passi, e a darei primi colpi di sci, Franco Nones. Piccolo di statura, ancor più rispetto ai colossi del Nord Europa, era nato a Castello di Fiemme, in provincia di Trento, nel 1941. Si era messo in testa di battere i campioni nordici, e per farlo aveva capito che doveva vivere come loro, assimilare i loro metodi di allenamento, studiare e sopportare la loro alimentazione, così lontana da quella italiana.

Non che l'Italia dello sci di fondo fosse, all'epoca, all'anno zero: i piazzamenti arrivavano, spesso nei primi dieci, e proprio Nones con la staffetta italiana (Nones, Stella, De Florian e Manfroi) era riuscito a vincere una splendida medaglia di bronzo ai Mondiali di Oslo, nel 1966. Ma "La Vittoria", quella nella gara individuale, continuava a restare un sogno per tutti gli atleti, non solo italiani, che si presentavano all'appuntamento Olimpico.

Franco Nones la prese larga, con la tenacia titpica della gente della sua terra: iniziò a correre le gare nel Nord, iniziò a vincerle. A Faker e Aelvdalen riesce a battere per la prima volta Asph e Groenningen, due campioni olimpici, poi rivince due volte a Fake, due volte a Kuopio e una a Rovaniemi.

I nordici guardavano con rispetto quel piccoletto italiano capace, oltre che di batterli, di mangiare il loro cibo immangiabile. Lo stimavano, ne apprezzavano la forza e la tenacia, oltre che il passo frenetico con cui teneva dietro le lunghe falcate dei signori del Nord. Ma alle Olimpiadi sarebbe stato diverso, pensavano. Non si trattatava di una gara normale, per quanto importante. Quella era "La Gara", quella che nessun nordico aveva mai perso.

Finalmente venne il 6 febbraio 1968, il giorno della trenta chilometri alle Olimpiadi di Grenoble. E Franco Nones lo prese di petto, quel giorno, partendo come un razzo sulla neve fredda e dura. Una pazzia, pensarono in molti, destinata a essere pagata duramente più avanti. In un amen raggiunse Eggen, partito 30 secondi prima di lui, e al sesto chilometro superò Larsson, che era scattato un minuto prima. Pazzia, ripeterono tutti. Impossibile tenere un ritmo simile, soprattutto in condizioni climatiche tranquille e ideali per favorire alla lunga il passo potente dei campioni del Nord.

Al passaggio dei dieci chilometri Nones aveva un vantaggio di 30 secondi su Maentryranta, che a quel punto iniziò la sua implacabile rimonta: 20 secondi, poi 15, sempre più vicino, fino a portare il fiato sul collo di Nones. Al ventesimo chilometro Maentryranta era a soli quattro secondi, attaccato alle code degli sci di quel piccolo italiano che aveva osato sfidare gli dei del fondo.

È stata un pazzia, pensarono tutti. Adesso è finita, come era logico. E invece, a sei chilometri dall'arrivo, non solo Franco Nones era ancora in testa con quei miseri quattro secondi, ma iniziò una spettacolare azione di attacco. Maentryranta non riuscì a tenere il passo, il distacco si dilatò fino a un minuto e 17 secondi: un abisso, nei così pochi chilometri che separavano gli atleti dal traguardo.

Per la prima volta nella storia delle Olimpiadi i nordici dovettero guardare in su, verso il gradino più alto del podio: felice, con la medaglia d'oro al collo, c'era Franco Nones. Avrebbe lasciato l'attività sportiva ancora giovane per diventare un imprenditore di successo, importando dal Nord Europa materiali per lo sci di fondo. La sua vittoria a Grenoble resta la più grande impresa nella storia olimpica della trenta chilometri di fondo.

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