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Dossier Lo slalom diventa spettacolo con le vittorie spensierate di Alberto Tomba

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Dossier | N. 20 articoliOlimpiadi invernali PyeongChang 2018

Lo slalom diventa spettacolo con le vittorie spensierate di Alberto Tomba

«Un azzurro della B beffa i grandi in parallelo». Così la Gazzetta dello Sport titolava il 24 dicembre del 1984 e Alberto Tomba, appena diciottenne, non era ancora "La bomba". Era solo Tomba, uno sconosciuto dal cognome scomodo, soprattutto per le prime pagine dei giornali. Le avrebbe riempite per anni, le prime pagine, sdoganando la parola Tomba e facendola diventare sinonimo di vittoria.

Il passaggio dalla squadra Nazionale C2 alla Nazionale A è rapido, avviene in soli due anni. Anche sulla spinta di quel parallelo vinto a Milano, sulla montagnetta di San Siro, quando tutti non sapevano nemmeno chi fosse. Bolognese di Castel de' Britti, aveva imparato a sciare sugli Appennini. Non il massimo, per lo sci, ma il grande Zeno Colò aveva dimostrato da tempo che non esistevano solo le Alpi per diventare campioni.

Alberto Tomba inizia presto a sfidare i grandissimi: nel 1986, ad Are, parte nello slalom con il pettorale numero 62. Osso da brodo, speranze zero. Invece quell'italiano con il numero 62 infila due manche da brivido e arriva al sesto posto, un risultato incredibile, nella gara vinta da Pirmin Zurbriggen. Come incredibile è la dichiarazione del dopo gara: «Datemi qualche tempo e ve lo sistemo io, il Pirmino». Sembra un atto di lesa maestà, ma il mondo inizia a conscere Alberto Tomba. Un po' spaccone, ma capace di mantenere promesse che sembrano impossibili. Scherza, inventa e recita improbabili filastrocche, porta una ventata di gioco in un Circo Bianco fino ad allora caratterizzato da uomini chiusi e introversi.

l primo podio in Coppa del Mondo è nel 1986, la prima medaglia Mondiale dell'anno successivo, quando a Crans-Montana è terzo in gigante dietro a Zurbriggen e Girardelli.
Sempre nel 1987 arrivano le due gare di fine anno al Sestriere: Tomba vince il primo speciale della carriera, partendo con il pettorale numero 25, e dichiara che rivincerà due giorni dopo, sulla stessa pista. Lo farà come promesso mettendosi alle spalle il suo idolo di sempre, Ingemar Stenmark, in un momento che segna il passaggio di consegne. Tomba taglia il traguardo salutando a braccia alzate, prima di arrivare al traguardo. Quell'anno vince nove gare, ma non gli bastano per la Coppa del Mondo: gli mancano i punti in libera e combinata, mentre li raccoglie il suo rivale Zurbriggen che riesce a superarlo proprio alle ultime due gare.

Alle Olimpiadi di Calgary, nel 1988, vince il gigante: gli bastano la prima manche, chiusa con oltre un secondo di vantaggio sul rivale più vicino, e una seconda controllata e senza correre rischi. Si ripete, due giorni dopo, nello speciale: questa volta la prima manche non è brillante, vale solo il tezo posto. Tomba rimedia con una straordinaria seconda, che lo porta sul gradino più alto del podio.

Ma la pressione è difficile da sopportare, anche per un vincente come lui, sempre spensierato e pronto a scherzare. La stagione 1989 è sotto tono, la magia sembra finita.
Arriva ad allenarlo un grande del passato, di carattere esattamente opposto ma capace come Tomba di infilare gli sci dove per gli altri è impossibile: arriva Gustavo Thoeni. E nel 1990/91 le vittorie sono sei, purtoppo seguite da una delusione ai Mondiali dove si frattura due costole cadendo in gigante, dopo aver vinto la prima manche.

Le Olimpiadi di Albertville sono il grande appuntamento del 1992: in gigante è di nuovo oro, davanti a Marc Girardelli, ma nello speciale tutto va male. Chiude la prima manche al sesto posto, con un distacco incolmabile. Arriva comunque all'argento, con un recupero strabiliante.

Fa ancora meglio alle Olimpiadi di Lillehammer, in Norvegia, nel 1994: nello speciale a metà gara è dodicesimo, con un secondo e 84 centesimi di distacco da Thomas Stangassinger. Uno dopo l'altro supera tutti, Stangassinger salva l'oro per soli 15 centesimi. L'argento di Tomba profuma di leggenda.

Nel 1995 vince finalmente la Coppa del Mondo, pur gareggiando solo in speciale e gigante: undici vittorie sono troppe per qualsiasi avversario. Ai Mondiali in Sierra Nevada del 1996 sono altri due ori, nello speciale di nuovo con una clamorosa rimonta dal sesto posto al gradino più alto del podio.

Chiude come ha sempre fatto, vincendo l'ultimo slalom speciale della carriera sulla pista di Crans Montana: è il 1998. Alle spalle ha tre ori e due argenti olimpici, due ori e due bronzi mondiali, 50 vittorie in Coppa del Mondo, quattro Coppe del Mondo di gigante, quattro di slalom speciale e una Coppa del Mondo assoluta, Nessuno, come lui, ha saputo chiudere undici stagioni consecutive con almeno una vittoria in Coppa del Mondo.

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