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Dossier Con Manuela e Giorgio Di Centa staffetta in famiglia per l'oro olimpico

Dossier | N. 20 articoliOlimpiadi invernali PyeongChang 2018

Con Manuela e Giorgio Di Centa staffetta in famiglia per l'oro olimpico

Non capita spesso, nello sport, di vedere due fratelli raggiungere altissimi livelli: in genere la natura sceglie, e la dotazione di uno supera largamente quella dell'altro. Chi ricorda il fratello di Adriano Panatta, o di John Mc Enroe? Chi ricorda il gioco di Ferruccio Mazzola, fratello del grande Sandro? La lista è lunghissima, con poche eccezioni.

Una delle più felici è senza dubbio quella della famiglia Di Centa, dove sono nati Manuela e Giorgio. A Paluzzo la prima, a Tolmezzo il secondo, con quasi dieci anni di differenza: entrambi comuqnue in Friuli, terra dura e di atleti tenaci, destinati ad emergere e a portare in alto il tricolore.

Manuela nasce nel 1963 e a 17 anni debutta con la Nazionale italiana. Il primo segnale che non si tratta di una fondista qualsiasi arriva nel 1982, ai Mondiali di Oslo: a soli 19 anni è ottava nella 5 chilometri, una gara dove devi sparare tutto e in fretta, senza tattiche e dando fondo a ogni goccia di energia. Da lì inizia la rincorsa al podio, che si rivela più difficile del previsto: nonostante la partecipazione alle Olimpiadi del 1984 e del 1988, a Sarajevo e Calgary, arrivano solo piazzamenti, nulla di più. Manuela aspetterà fino al 1989 per arrivare tra i primi tre in Coppa del Mondo, con la dieci chilometri a tecnica classica di Kligenthal. Ma l'anno successivo, nel 1990, è finalmente prima: vince a Pontresina la 15 chilometri a tecnica libera.

Da lì inizia una scalata che la porterà ai vertici della specialità: ad Albertville, nel 1992, con Stefania Belmondo, Gabriella Paruzzi e Bice Vanzetta conquista il bronzo nella staffetta. È solo un preludio per l'Olimpiade successiva, a Lillehammer nel 1994, dove la regina è lei. Oro nella 15 chilometri, oro nella 30 chilometri, argento nella 5 chilometri e argento nell'inseguimento, bronzo nella staffetta con le stesse compagne di due anni prima: Belmondo, Paruzzi e Vanzetta. Un'Olimpiade trionfale che la porterà nello stesso anno a vincere la Coppa del Mondo assoluta di sci di fondo, per poi concedersi un bis nel 1996.

Resta il tempo per un'ultima partecipazione ai Giochi, nel 1998 a Nagano: è il passo d'addio, ma con Belmondo, Paruzzi e Karin Moroder torna sul podio per raccogliere il bronzo nella staffetta. Si ritira subito dopo, con al collo sette medaglie olimpiche e sette mondiali, insieme a due Coppe del Mondo.

Di Centa storia chiusa? No, perché nel frattempo il "fratellino" Giorgio, quello che vedendola faticare sugli sci aveva sempre giurato di voler fare altro, aveva finito con il cedere allo sport di famiglia. Di nove anni più giovane, è del 1972, Giorgio Di Centa entra in Nazionale nel 1995, quando la sorella è la regina del fondo mondiale. Il primo podio arriva nel 1997, nella 25 chilometri a inseguimento di Hakuba, in Giappone. Per la prima vittoria deve aspettare ancora due anni, con lo sprint a squadre a tecnica libera di Lathi: una località finlandese, sulle sponde del lago Vesijärvi, dove vincono solo i campioni. Partenza lenta, come la sorella.

E come la sorella deve attendere anche ai giochi olimpici, dove le partecipazione a Nagano si chiude senza medaglie. A Salt Lake City nel 2002 arriva il primo podio sotto i cinque cerchi: è argento nella staffetta con Fabio Maj, Pietro Piller Cottrer e Cristian Zorzi.

Quattro anni dopo, nel 2006, le Olimpiadi sono in Italia, a Torino. Giorgio Di Centa imita la sorella e si mette al collo due ori: nella staffetta con Fabio Valbusa, Pietro Piller Cottrer e Cristian Zorzi, e nella massacrante 50 chilometri a tecnica libera dove precede il russo Evgenij Dement'ev e l'austriaco (russo naturalizzato per l'occasione) Michail Botvinov. In carriera conquista anche quattro medaglie ai Mondiali (un argento e tre bronzi) con sei vittorie e 27 podi in Coppa del Mondo.

A 42 anni è ancora alle Olimpiadi, a Sochi, alla quinta partecipazione: non è riuscito a fare il miracolo, a trascinare sul podio la staffetta 4x10 chilometri che ha chiuso al quinto posto. Ma chi pensa che un quinto posto alle Olimpiadi sia un fallimento, capisce poco di sport.

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