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Questo articolo è stato pubblicato il 05 novembre 2013 alle ore 11:00.

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Gianna MartinengoGianna Martinengo

Le aziende tecnologiche guidate da donne rendono ai loro investitori il 35% in più di quelle guidate dai colleghi uomini. La recente indagine smentisce – se ancora ce ne fosse bisogno – lo stereotipo più ricorrente legato al mondo femminile, che «una donna e la tecnologia sono due rette parallele non convergenti».

In Italia, in prima linea per sfatare questo luogo comune c'è Gianna Martinengo che del rapporto tra tecnologie e innovazione ha fatto uno dei temi principali della sua vita, ideando prima nel 1983 la Didael, prima Web knowledge company italiana, poi nel 2007 la conferenza internazionale Women&Technologies.
«L'idea è di mettere insieme coloro che vogliono parlare di donne e far parlare le donne avendo in comune un modo diverso di concepire l'approccio femminile alle tecnologie – spiega Gianna Martinengo, presidente di Women&technologies -. Vale a dire una nuova visione del rapporto tra donne e tecnologie affrontata non come problematica di genere, ma come strumento per identificare e valorizzare il talento femminile nella ricerca, nello sviluppo tecnologico e nell'innovazione, con particolare riguardo ai temi della nutrizione».

L'edizione 2013, dopo le precedenti dedicate all'Ict, alle biotecnologie e alle nanotecnologie, ha infatti come filo conduttore l'alimentazione, declinata alla salute, alla sostenibilità e all'innovazione, che saranno ripercorsi e amplificati durante il prossimo Expo 2015.
«Sempre più l'alimentazione rappresenta un tema centrale nell'ambito della ricerca e dell'innovazione tecnologica, tanto da essere uno dei temi-chiave anche di Horizon 2020, precisa Martinengo per arrivare a obiettivi importanti come per esempio il rispetto delle risorse e del territorio». All'interno del progetto Expo Women Global Forum (Ewgf) nato anch'esso dall'esperienza dell'Associazione donne e tecnologie c'è l'obiettivo di tracciare un percorso formativo e informativo propedeutico alla manifestazione milanese del 2015, che faccia da cassa di risonanza anche per valorizzare le tematiche legate alle donne, in quanto soggetti economici, e ai bisogni delle generazioni future. Ewgf è infatti una piattaforma di servizio e di approfondimento per diffondere il messaggio che «le donne sono custodi del pianeta e possono contribuire a salvarlo».

«Da sempre il ruolo della donna è strategico quando si parla di nutrizione – continua Martinengo – non solo per il contributo alla formazione di una coscienza alimentare in ambito familiare e sociale, ma anche perché capace di produrre innovazione e inventare tecnologie compatibili con le risorse disponibili e nel rispetto dell'ambiente. Insomma, delle vere e proprie custodi del pianeta».
Segno tangibile di questo sentiment è il premio alle Tecnovisionarie, che viene consegnato oggi nella sala Conferenze della Camera di commercio di Milano, a sette donne segnalate in rete (su 208, è stata selezionata una rosa di 27 finaliste, tra cui le 7 vincitrici), valutate da una giuria di esperti, all'interno di diverse categorie: WomenHealth, premio vinto da Maria Caramelli; WomenSustainability, andato a Marina Borghetti; WomenInnovation, a Nathalie Moll; Women Media, a Rosanna Massarenti; WomenTerritory, a Maria Carmela Colaiacovo; WomenCeo, a Daniela Ottolenghi Sacerdote; Women Future a Valentina Taverniti.

«Quest'anno – sottolinea Martinengo – abbiamo istituito per la prima volta anche il Premio Speciale Europa, destinato a personalità europee che abbiano dato un contributo al tema "Women & information technologies". La scelta è ricaduta sul commissario europeo per l'Agenda digitale, Neelie Kroes «per lo straordinario impegno volto alla creazione di condizioni comuni e stabili in tutta l'Unione europea nell'ambito della crescita delle telecomunicazioni, per migliorare l'uguaglianza e la competitività delle donne e dei giovani in un mondo sempre più digitale».
La domanda è d'obbligo: cosa c'entra l'informazione digitale con l'alimentazione? «Lo stretto legame - dice - sta nello scoprire che ci sono moltissime donne di valore, con una forte carica innovativa, che operano in questo settore. Quando siamo partiti nel 2008 con questo progetto era anche per dimostrare che lo stereotipo donne e tecnologie era da combattere mentre il binomio era vincente. Dopo sei anni lo possiamo confermare e dire ad alta voce».

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