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Questo articolo è stato pubblicato il 14 ottobre 2013 alle ore 13:40.

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«Prima l'Italia». Si chiama così il movimento politico nuovo di zecca che l'ex sindaco di Roma, già tra i leader prima di Alleanza Nazionale poi del Pd, candida come polo d'attrazione dei delusi del centrodestra. L'idea, spiega in un intervista al Mattino, è quella di approfittare del disorientamento di molti all'idea di dover confluire (di nuovo) in Forza Italia. L'obiettivo «è quello di far nascere un nuovo partito all'interno del centrodestra, che sia aperto a tutto quel mondo proveniente da Alleanza Nazionale. E penso anche a chi oggi, all'interno del centrodestra, non si riconosce più nel Pdl e nella sua trasformazione in Forza Italia».

«Ci muoveremo - spiega Alemanno - sempre nello spazio del centrodestra, ma immaginiamo uno schieramento diverso, articolato con più partiti politici. Non c'è l'obiettivo di provocare una rottura. Anzi, vogliamo costruire un nuovo centrodestra nel segno dell'unità, purché questa unità si basi sul rispetto di tutti e su nuovi metodi di aggregazione». Ma su quali truppe dovrebbe poter contare «Prima l'Italia», che ieri a Roma ha visto la sua convention fondativa? Alemanno esclude Fini, che ha scelto di non tornare in politica, ma si aspetta segnali positivi da Fratelli d'Italia, dagli scontenti del Pdl «e spero anche La Destra di Storace».

Sui motivi del fallimento del Pdl, Alemanno afferma: «Il progetto del partito unico aveva bisogno di strumenti per camminare: servivano regole, metodi volti a favorire la partecipazione, congressi. Tutto questo non c'è stato e il fallimento è stato inevitabile».

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