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Questo articolo è stato pubblicato il 17 maggio 2010 alle ore 19:01.
L'ultima modifica è del 18 maggio 2010 alle ore 14:21.
Con l'evoluzione digitale, trainata dallo sviluppo del Web 2.0, si sta assistendo ad una crescita del fenomeno del furto d'identità, inteso come appropriazione indebita di informazioni personali di un soggetto con lo scopo di commettere in suo nome atti illeciti a fini di guadagno personale.
L'apertura alla rete, l'uso massiccio della posta elettronica, la diffusione delle transazioni telematiche e l'utilizzo crescente di social network e chat al fine di condividere informazioni, contenuti ed esperienze, ha infatti favorito e incrementato la circolazione di dati personali, rendendo i navigatori sempre più vulnerabili rispetto alla possibilità di essere vittima di questo pericolo, con conseguenti gravi danni economici e sociali.
Dal rapporto 2010 dell'Osservatorio Permanente sul Furto d'Identità di Adiconsum emerge una fotografia allarmante: il 22% degli intervistati ha infatti dichiarato di aver subito almeno un'esperienza di furto d'identità.
Dati allineati a quelli di una ricerca recentemente commissionata a Tnsda Cpp Italia, specialista nella protezione e nei servizi di assistenza.
«Il fenomeno del furto d'identità, oggi massicciamente presente nei paesi anglosassoni, secondo le nostre esperienze internazionali è purtroppo destinato ad allargarsi ad altri Paesi, tra cui l'Italia». ha dichiarato Walter Bruschi, direttore generale di Cpp Italia.
«Una recente indagine condotta in Italia ha chiaramente mostrato questa tendenza, rilevando come circa il 21% degli intervistati abbia subito un furto d'identità o conosca qualcuno che ne è stato vittima».
Se il fenomeno sta crescendo esso risulta però ancora sottovalutato, tanto che la stessa ricerca commissionata da Cpp indica come solo un 20% del campione si dichiari "molto preoccupato" in merito a questo problema, che viene ancora percepito come un rischio accidentale e che è per questo spesso trascurato.
Da tutto ciò emerge la necessità di avviare un processo di educazione indirizzato ai consumatori per incrementare la percezione di questo fenomeno, ma questa iniziativa non può e non deve essere gestita da un unico soggetto.
«Incrementare - prosegue Bruschi - l'attenzione e la conoscenza intorno al tema del furto d'identità è possibile solo a fronte di uno sforzo congiunto di tutte le organizzazioni impegnate rispetto a questo fenomeno – associazioni dei consumatori, assicurazioni, banche, istituzioni, legislatori, authorities, It security vendor, consorzi attivi nell'eCommerce, social network solo per citarne alcune» .






