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Vi ricordate Second Life? Ora cerca davvero una seconda vita

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Questo articolo è stato pubblicato il 23 giugno 2010 alle ore 15:52.

Era il 2003 e Facebook non era il fenomeno globale che conosciamo ora. Nel giugno di sette anni fa nasceva però quello che è stato per un paio d'anni un punto di riferimento obbligato per chi percorreva la frontiera del Web 2.0. Second Life, il mondo virtuale inventato dall'americana Linden Lab e dal suo fondatore, il fisico Philip Rosedale. Il cyberspazio in tre dimensioni popolato da residenti, gli avatar, capaci di interagire gli uni con gli altri, di gestire attività di gruppo o individuali. Di fare business con i Linden Dollar e perfino di teletrasportarsi attraverso le isole dell'universo virtuale.

Al momento dell'apice della sua popolarità, nel 2006, su Second Life ci volevano andare tutti, dalle grandi multinazionali agli uomini politici. A marzo 2007 erano più di 2.000 i server necessari per far girare tutto il sistema e i dati creati dai milioni e milioni di utenti attivi nella "seconda vita" ammontavano a qualcosa come 34 terabyte. Già nell'estate dello stesso anno Nòva24, l'inserto di innovazione del Sole 24 Ore, pubblicava un articolo dal titolo: "Fuga da Second Life", raccontando di isole vuote e un fenomeno più mediatico che reale.

Ora? Negli ultimi tre anni non sono mancati aggiornamenti di sostanza alla piattaforma tecnologica del metaverso, prima arricchita dalla possibilità (per gli avatar) di comunicare attraverso la voce e quindi evoluta verso l'interoperabilità fra mondi virtuali (nel luglio del 2008 Ibm e Linden Lab sono riusciti a teletrasportare avatar dal Second Life Preview Grid a un mondo virtuale su OpenSim). Giusto un anno fa, Linden Lab dichiarava di aver registrato i primi profitti, ma i 19 milioni di dollari di utile raccolti al momento del boom sono serviti a coprire le perdite accumulate nei primi anni di vita. Oggi, sebbene gli utenti formalmente iscritti sono 19 milioni (cifra che comprende quelli inattivi, doppi o creati e mai utilizzati), coloro che hanno compiuto azioni negli ultimi 60 giorni sono stati solo 1,4 milioni mentre 826mila utenti registrati hanno operato nel mese di marzo. Uno zoccolo duro in sé non disprezzabile ma assai modesto se paragonato all'esercito di internauti che navigano sui social network.

Finita quindi per sempre l'avventura di Second Life? No di certo.

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Tags Correlati: IBM | Internet | Mark Kingdon | Philip Rosedale

 

E non solo perché il valore delle transazioni operate fra gli utenti delle varie isole nel corso del primo trimestre 2010 ha toccato l'equivalente di 160 milioni di dollari, segnando un incremento del 30% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Linden Lab ha deciso di scommettere ancora sulla sua creatura e ha comunicato ufficialmente i prossimi passi della strategia volta a ridarle lustro. Innanzitutto tagliando il 30% dei suoi 330 dipendenti e chiudendo gli uffici inglesi e quelli a Singapore, in secondo luogo facilitando l'ingresso degli utenti nel mondo virtuale: verrà cioè eliminata la necessità di scaricare sul computer un'applicazione software per accedere a Second Life e per muovere il proprio avatar basterà un comune browser Web. Una volta entrati, connettersi e interagire con i principali social network sarà operazione altrettanto semplice ed è chiaro in tal senso l'obiettivo di rendere appetibile il mondo virtuale al maggior numero possibile di navigatori della Rete. Una ristrutturazione e un cambiamento di approccio dovuti, ha detto il Ceo di Linden Lab Mark Kingdon per consolidare la profittabilità dell'azienda e creare i presupposti per investire nel futuro sviluppo del metaverso, un futuro che si chiama servizi e contenuti 3D integrati nel Web. E fra le novità del "nuovo" mondo virtuale non poteva certo mancare la componente mobile: presto sarà disponibile un applicazione per Second Life su iPhone e iPad.

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