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Questo articolo è stato pubblicato il 08 luglio 2010 alle ore 08:38.
DA VENEZIA
SUSANNA LEGRENZI
Di professione è un designer. La differenza è in un aggettivo: interactive. Non è una disciplina nuova. Se ne parla da tempo. Eppure in molti mettono (ancora) in dubbio che si tratti di progettazione. Non Paola Antonelli, direttore del dipartimento design del MoMa di New York che – dopo aver musealizzato la @ nella collezione permanente – sdogana la disciplina. E indica nel Ma Design Interactions del Royal College of Art di Londra una nuova fucina del progetto. Cambia il metodo. Cambiano i riferimenti e le definizioni. Quello che si annuncia è uno scenario mobile dove l'universo, popolato da oggetti più o meno iconici, democratici, (f)utili, viene affrancato dalla progettazione di corpi, servizi, relazioni, sistemi informativi. Vista da questa prospettiva la logica del processo sembra pensionare il prodotto.
È l'Oliver Sacks di «L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello» vs le dieci regole auree del Good design secondo Dieter Rams. Mentre la smaterializzazione della realtà annunciata da Bruce Sterling vede il collasso delle categorie e il trionfo di ibridi e ossimori. Il risultato è che il bel disegno, che ha trasformato in oggetti del desiderio l'industrial design del dopoguerra non risponde più a tutti gli interrogativi aperti: sostenibilità e interfacce, centro e periferie, emergenze e desideri... Difficile stabilire la paternità di una governance: il design può avere conseguenze impreviste. Può alimentare nuove paure e nello stesso tempo colmare vecchi desideri. Il futuro sarà disegnato da un unico dittatore o raccoglierà in un unico disegno le strategie praticate nel presente?
Elio Caccavale, 34 anni, direttore del MSc Product Design al College of Art, Science and Engineering della Dundee University e docente presso il Ma Design Interactions al Royal College of Art di Londra, è convinto che il futuro sia già qui, «forse non è distribuito in modo equo, diceva qualcuno...». Lo ha affermato durante la quinta Venice Sessions – Design The Future – organizzata c/o il Futur Center Telecom di Venezia da Telecom Italia e Nòva dove 8 speaker internazionali hanno condiviso i loro scenari. «Nel campo dell'Interaction la parola design – afferma Caccavale – è un placeholder per far dialogare bioetica, life sciences, sociale sciences, technology». A Venezia il mondo dell'innovazione visto da Caccavale sono società come Lifestyle Pets, "produttore" di cani e gatti ipoallergenici, in grado di attirare milioni di persone o Genetic Savings & Clone, una banca dati per il Dna di cani e gatti da clonare quando e come lo deciderà il padrone. Caccavale non progetta oggetti, o meglio non solo. Ci parla del Tamagochi per spiegare come mai il cane robot di Sony è stato un flop di mercato («È come un cane ma è meno divertente di un cane»). Parla di bambini leucemici e di pupazzi di pezza senza occhi e capelli, progettati per rendere più "umana" e consapevole la malattia. Esplora sistemi di relazione.








