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Questo articolo è stato pubblicato il 30 settembre 2010 alle ore 08:10.

Henri Cartier-Bresson VIENE CONSIDERATO IL PADRE DEL FOTOGIORNALISMO
«Le ossa? Me lo sono fatte in trincea: anch'io, come Robert Capa, sono sbarcato in Normandia per documentare il D-Day. Era, se non sbaglio, il 2004». Così, parlando di grandi maestri, generi, esordi e war-game, Marco Cadioli, in arte "marco manray", tra i primi fotoreporter in missione su Second Life per conto di giornali di carta come il quotidiano Liberation. Oggi per vederlo nuovamente in azione basta sbirciare in Vimeo, dove corre nei panni di un iper atletico avatar per le strade di una Berlino grigia e deserta, immortalata in scatti dal tratto "igienizzato".
Il progetto si chiama "Remap Berlin": un video, certo. Ma soprattutto stampe in bianco e nero, in grande formato, inquadrature secche, modello Scuola di Dusseldorf, ora in mostra a Roma, al Macro Testaccio, per il Festival internazionale FotoGrafia. Il tema: "Future Perspectives" ovvero può la fotografia interpretare il futuro? Le risposte al quesito naturalmente sono aperte. Ma non è un caso se una delle sezioni – a cura di Valentina Tanni, giovane esperta in fotografia e new media – supera la discussione "analogico vs digitale" per esplorare un terreno ancora indefinito, quello che mette in relazione il mondo dell'immagine e il web. La mostra «Maps and legends» raccoglie 10 autori emergenti. E con loro gift animate, ritratti invecchiati, ultramondi. È il caso, appunto, di Cadioli che presenta la sua ricognizione fotografica nel primo mirrow world costruito interamente online: «Si tratta della versione beta di Twinity, non più un paesaggio progettato dagli utenti, ma una città in 3D perfettamente aderente a quella reale. Dopo averla documentata, ho caricato e geolocalizzato le immagini sulla piattaforma di photo-sharing Panoramio. A questo punto Google ha prelevato gli scatti e li ha inseriti in Google Earth. Dieci mesi dopo, sempre Google ha scoperto il fake e rimosso le immagini dall'applicazione Maps».
A prescindere dall'epilogo, il vero/falso di Cadioli rimette in discussione il concetto di fotografia come documento. Nulla di nuovo nella società dell'immagine che, da sempre, si misura con il desiderio di manipolazione della realtà. Ieri, dalle foto ottocentesche di fantasmi ai falsi di regime citati da Orwell, accadeva in camera oscura, l'altro ieri in Photoshop, oggi direttamente nella/dalla rete come ha indicato il tedesco Thomas Ruff che nei suoi ultimi lavori – nudi pornografici e paesaggi – attinge a file scaricati da internet. In questo contesto in continua evoluzione, «Maps and legends» ha il merito di indicizzare le trasformazioni in corso, interrogandoci su come stanno cambiando i flussi di narrazione, i tempi e modi di consumo dell'immagine, il confine tra ciò che consideriamo credibibile e incredibile. Ma anche il rapporto tra astrazione e finzione: la qualità del mezzo e quella finale della visione che – di manipolazioni in manipolazione – diventa da un lato sempre più "sporca", dall'altro sempre più "sofisticata". È il caso di "The Fifth Day" di Carlo Zanni, ispirata a "I tre giorni del Condor" di Pollack: una sequenza di 10 fotogrammi che ritraggono la corsa di un taxi ad Alessandria di Egitto. In quest'opera l'Egitto diventa metafora dell'instabilità del Medio Oriente mentre ogni immagine nasconde un dato sensibile catturato dalla rete: dalle condizioni del tempo al numero di seggi occupati dalle donne nel parlamento nazionale, all'indice di corruzione percepita che, quando varia, cambia la tariffa della corsa. Mood, slide, spartito di sottofondo ci ricordano Hollywood. Questa volta, però, che cosa vedremo non lo decidono le major ma la rete, lasciandoci, (in)consapevoli spettatori di una storia comunque scelta e scritta da altri.

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Tags Correlati: Adobe Photoshop | Carlo Zanni | Google Earth | Henri Cartier-Bresson | Internet | Marco Cadioli | Medio Oriente | Robert Capa | Roma | The Fifth Day | Thomas Ruff | Valentina Tanni

 

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