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Questo articolo è stato pubblicato il 30 settembre 2010 alle ore 17:04.
A Roma il primo Agroclub. Come il circolo del tennis, ma al posto della racchetta si usa la zappa
Se non avete ancora rinnovato la tessera della palestra, quest'anno valutate la possibilità di cambiare sport e passare a zappa e rastrello. Il concetto è lo stesso del circolo tennis, ma in questo caso lo sport è l'orticoltura. Un attività all'aria aperta salubre, rilassante e con risvolti gustosi.
Siamo alle porte di Roma, appena fuori dal Grande raccordo anulare, su via Nomentana. È qui che si trova il primo agroclub italiano. L'idea nasce dalla collaborazione tra Sap, Silvicoltura Agrocoltura e Paesaggio, rete di operatori che si occupa di gestione delle risorse verdi, ed Equorete, network di ecologia sociale che riunisce associazioni e imprese. Il progetto ha trovato spazio sui terreni della cooperativa Il fiore del deserto, che da anni gestisce una casa famiglia e si occupa del recupero di giovani donne in difficoltà. Su un'area di due ettari, sorgono sei orti, ognuno di circa 25 mq. Ogni socio ha il suo pezzetto di terra dove può decidere cosa coltivare e come.
«Il nostro primo esperimento nasce qui perché Il fiore del deserto è una delle associazioni riunite in Equorete - spiega Denise Lancia, presidente del network - ma questa non vuole essere una realtà isolata. Abbiamo fatto registrare il marchio e l'idea è di fare in modo che nascano tanti altri agroclub sul territorio romano e italiano: così tanti da poter dare vita a una federazione, proprio come quelle sportive. Chi volesse crearne uno non dovrebbe fare altro che chiederci l'uso gratuito del marchio e sottoscrivere il disciplinare». Per fare un agroclub ci sono infatti delle regole da rispettare, soprattutto per ciò che riguarda le piante da coltivare (rigorosamente non Ogm) e le tecniche agricole (pesticidi e prodotti chimici sono banditi).
Molte sono invece le variabili a discrezione dei singoli gestori di agroclub: «È un'occasione per fare economia, una forma di imprenditoria privata con un occhio alla sostenibilità e alla partecipazione - continua Denise Lancia - Vogliamo lasciare spazio alla libera iniziativa. Motivo per cui, per esempio, la quota associativa può variare». Al Il fiore del deserto i soci, tra cui si contano un artigiano, un dipendente del ministero della difesa e una insegnante, pagano 30 euro al mese. La quota comprende, per chi ne avesse bisogno, anche i semi e l'annaffiatura dell'orto, garantita anche nei giorni in cui il socio orticultore non dovesse farsi vivo.
«Non si tratta semplicemente di dare in uso un pezzo di terra. La coltivazione dell'orto è anche un'attività culturale - ci spiega Luigi Novelli, del Fiore del desereto - Scopo del progetto è anche recuperare e mettere in condivisione i saperi tradizionali legati all'agricoltura e al rapporto con la terra». Depositario di questi saperi è il signor Francesco, carrozziere in pensione ma figlio di contadini, che consiglia i meno esperti su cosa coltivare, quando e dove. Adesso è tempo di piantare fave, piselli agli e cipolle e tra poco si raccoglieranno verza, broccoli e finocchi. Dalla terra spuntano ordinate file di ortaggi che i soci dell'agroclub curano con metodica passione. «Fanno a gara a chi ha i pomodori migliori, a chi riesce a far crescere le zucchine più grandi - racconta Novelli - E mentre praticano un'attività fisica rilassante, riscoprono il gusto del mangiare sano, locale e stagionale. Anche le ragazze ospiti della cooperativa stanno cambiando abitudini alimentari e se prima non mangiavano quasi mai verdure, ora vanno volentieri nell'orto a raccogliere l'insalata per la cena».
Ma le ambizioni dell'agroclub non finiscono qui: l'idea nasce anche per strappare al degrado e all'abbandono i tanti pezzi di terra inutilizzati all'interno del perimetro urbano. «I proprietari dei piccoli appezzamenti nei dintorni o dentro le città - riprende Denise Lancia - spaventati dalle durate decennali dei contratti agricoli, piuttosto che dare in uso i propri terreni ai contadini, spesso preferiscono lasciarli all'abbandono, in attesa magari che una modifica al piano regolatore ne cambi la destinazione d'uso. Con l'agroclub noi proponiamo di stipulare normali contratti commerciali di breve durata: i sei mesi dei cicli produttivi agricoli. E il proprietario può riavere il suo terreno in qualsiasi momento, senza problemi». E l'orto diventa un'arma contro discariche e costruzioni abusive.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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