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Le radici hanno molto da raccontare all'uomo

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Questo articolo è stato pubblicato il 25 novembre 2010 alle ore 13:55.

Reti verdi. Esperimenti con biorobot per comprendere la co-evoluzione tra esseri umani e piante. Stefano Mancuso è un botanico e guida un team di ricercatori al Laboratorio di neurobiologia vegetale di Firenze: ha evidenziato nella punta delle radici un'area di pochi millimetri che funziona da sensore per quindici parametri e attiva un network di comunicazione. È simile a un centro di elaborazione dati che influenza le strategie di sopravvivenza in un habitat, come la ricerca di acqua. Inoltre le piante mettono in atto meccanismi di collaborazione anche con insetti, animali, funghi. Per esempio, le formiche allontanano gli elefanti africani dalle acacie: sono in grado di risalire attraverso la proboscide e irritare i pachidermi che preferiscono, quindi, nutrirsi altrove.

Ma l'interazione "intelligente" della flora con gli esseri umani è un territorio ancora poco esplorato. «Eppure esistono comportamenti simili a forme di persuasione», osserva Mancuso. Isolare le piante o studiarle nel loro habitat non consentirebbe di controllare l'ipotesi sperimentale. Invece, minirobot con software biomimetici permetterebbero di osservare l'evoluzione delle strategie nel tempo. Si tratta di un'iniziativa, ancora in fase di elaborazione, che interessa anche il laboratorio sistemi intelligenti del Politecnico di Losanna, diretto da Dario Floreano, pioniere degli studi sulla biorobotica.

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