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Questo articolo è stato pubblicato il 02 dicembre 2010 alle ore 06:51.

Jeff Howe HA SPIEGATO NEL 2006 IL CONCETTO ALLA BASE DEL CROWDSOURCING: AFFIDARE LA PRODUZIONE DI UN CONTENUTO ALLA «FOLLA» Non sembra un'impresa facile trovare un filo conduttore tra i gruppi musicali nel social network MySpace, le pagine sul l'enciclopedia Wikipedia e gli archivi di immagini online. Ma è riuscita a Jeff Howe, ex giornalista di «Wired», con la definizione di "crowdsourcing": riunisce in un'unica parola la collaborazione tra professionisti e appassionati su internet per costruire progetti comuni attraverso il lancio di una "open call", una richiesta di contributi. L'intuizione ha dato vita nel 2008 a un libro, appena pubblicato in Italia.
E il reporter prova di nuovo a cogliere l'evoluzione dei modelli organizzativi su internet con la sua seconda opera, attesa per il 2011: ha circoscritto la sua indagine alla creatività del pubblico online e, in particolare, alle nicchie di fan. A partire, per esempio, dalle recensioni di film che inondano il web prima e durante l'uscita delle pellicole. Eppure, il crowdsourcing ha percorso una lunga strada negli ultimi anni. Apre le porte della partecipazione a ricercatori scientifici, designer, sviluppatori software. Contribuisce alle previsioni nei mercati finanziari e all'analisi dei dati. Alimenta con efficacia campagne elettorali, marketing e informazione. Ma Howe ammette in un post: «Avere milioni di persone impegnate in tante attività non significa che siano tutte eseguite bene. Eppure l'1% dei progetti è talmente buono che viene subito diffuso in modo virale attraverso internet».
La trasformazione è rapida. L'integrazione con le applicazioni per smartphone e tablet abilita la partecipazione in tempo reale. CrossLoop è un network globale di consulenti per l'informatica accessibile in diretta: chi ha bisogno di un consiglio può chiedere un aiuto e ricevere assistenza immediata attraverso il cellulare.
La leggendaria Harley-Davidson, invece, ha cambiato rotta: accetterà il contributo delle community di appassionati online su questioni legate al suo sviluppo tecnologico. «In Italia abbiamo un anno di ritardo, ma sono già una cinquantina i progetti, anche se spesso poco noti», dice Bruno Pellegrini, amministratore delegato di BlogTv e curatore dell'edizione italiana del primo libro scritto da Jeff Howe. Poi sottolinea: «Le grandi imprese spesso costruiscono proprie piattaforme per il crowdsourcing, oppure cercano partnership con altre aziende. Le Pmi, invece, si dimostrano interessate spesso all'outsourcing di attività specifiche».

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Tre aree emergenti nella collaborazione online sono la raccolta di finanziamenti attraverso micropagamenti o donazioni (crowd funding), la distribuzione di microcompiti con la telefonia mobile (minitask) e la filantropia.
Un designer di Chicago, Scott Wilson, ha lanciato una proposta: costruire orologi di lusso collegando un iPod nano a cinturini eleganti. Aveva richiesto una cifra modesta, 15mila dollari, per avviare l'iniziativa con un appello postato sulla bacheca di Kickstarter, uno spazio per raccogliere versamenti di piccole somme. L'entusiasmo della community ha superato le attese: in una ventina di giorni ha ricevuto 300mila dollari. Ma altre opportunità inaspettate arrivano dalla diffusione della telefonia mobile nei paesi in via di sviluppo.
Txteagle, per esempio, è una società specializzata nell'esecuzione di microcompiti. E da poco ha stretto un accordo con le Nazioni Unite. Semplificando, invia messaggi a gruppi di persone selezionate in nazioni povere: nel sondaggio dell'Onu richiede un parere sulla qualità dei rapporti degli abitanti con il governo locale. Chi risponde al messaggio riceve un dollaro e viene ripagato del costo per l'sms.
Anche l'alleanza tra multinazionali e organizzazioni non profit passa attraverso il crowdsourcing. Sony ha lanciato con il Wwf una campagna per chiedere al pubblico online idee sulla riduzione dell'impatto ambientale attraverso le tecnologie. E Microsoft ha offerto alle associazioni senza scopo di lucro uno spazio per pubblicare richieste di tecnologie adatte allo sviluppo di iniziative solidali.
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Il crowdsourcing in salsa italiana

Una rete tutta crowd. La mappa contiene e raffigura i dati del wiki www.crowdsourcingnetwork.it, il quale ambisce a censire tutti i progetti italiani di crowdsourcing, circa cinquanta. «Il crowdsourcing si sta affermando anche in Italia, dopo essere cresciuto negli Stati Uniti, dove si contano circa 200 progetti – spiega Bruno Pellegrini, fondatore di TheBlogTv, che ha creato la mappa –. Ci occupiamo di creare progetti crowd su commissione». Il wiki classifica ogni progetto in nove categorie di applicazione: creativity (musica, moda, foto, pubblicità), engagement (community che fidelizzano gli utenti a un marchio), content (condivisione contenuti), funding (micro donazioni/prestiti), innovation (raccolta di nuove idee), prediction (mercati virtuali che supportano decisioni di business), social (community per migliorare cultura, società), service (customer care), task & software (sviluppo di condice condiviso). Il solo ambito ancora assente in Italia è quello dei "prediction markets", dove la saggezza della folla a volte riesce a battere le previsioni di esperti analisti. (al.lo.)

1 Prestiti fatti tra persone

Soglia abbassata. È una comunità di prestiti tra persone, specifica per il mercato italiano. «Abbiamo raggiunto a luglio la piena operatività», spiega l'ad Mariano Giovanni Carozzi. Gli utenti possono dare e ricevere prestiti a un tasso di equilibrio del 6,5 per cento. Da ottobre ha abbassato la soglia d'ingresso: finanziamenti a 12 mesi (prima solo a 36). Prestiamoci.org guadagna sulla commissione: 1,2% da chi prende soldi e 0,8% da chi li presta. «Ci hanno richiesto 3,5 milioni di euro, ne abbiamo finanziati circa 300mila, concedendo il prestito a circa un utente ogni dieci richiedenti», dice Carozzi.
www.prestiamoci.it

2 Servizi attivi di eGov 2.0

Segnalazioni dal basso. È un servizio e-government 2.0 che permette ai cittadini di segnalare disservizi nel proprio Comune. Nasce a maggio 2010 da Posytron (Reggio Calabria). Ha 300 utenti registrati e venerdì scorso ha lanciato la versione per Android. C'è una mappa con le segnalazioni e lo stato dei lavori: «Il business è nella vendita di un applicativo ai Comuni, per gestire le segnalazioni, che finiscono in automatico agli uffici di competenza. Ce l'ha comprato il Comune di Udine, ma una decina hanno avviato la trattativa di acquisto», dice Alberto Muritano, amministratore delegato di Posytron.

www.epart.it

3 Trasparenza in corsia

Pazienti online. È un portale che offre informazioni dettagliate su tutte le strutture sanitarie italiane e da novembre si è rinnovato completamente: «Adesso abbiamo un database con 1.700 strutture, tutti gli ospedali pubblici e alcune delle aziende convenzionate e private – spiega Linnea Passaler, fondatrice di Pazienti.org –. Gli utenti possono vedere le opinioni dei pazienti e inserire in forma anonima la propria esperienza. Alle aziende permettiamo di aprire una vetrina sul sito, attraverso la quale comunicare con i pazienti».

www.pazienti.org

4 La community ci mette le note

Musica collaborativa. È una piattaforma che da settembre 2009 crea musica collaborativa integrandosi con i social network. «Abbiamo 10mila utenti registrati», dice il content manager GianMaria Girardi. Artisti o festival pagano Thounds per lanciare contest. Per esempio, Brendan Benson (White Stripes) a novembre ha condiviso un file con solo il cantato; la community di Thounds mette la musica. Vince l'utente la cui musica riceve più «mi piace» su Facebook. In premio, biglietti Vip al concerto e backstage con l'artista.

thounds.com

5 Una competizione per il design

I marchi del web. È una community web internazionale con oltre 2mila designer. Nasce nel 2009 all'interno del venture capital H-Farm. A luglio 2010 Shicon Europe acquista logo e piattaforma da H-Farm e reinventa il servizio. Un marchio commissiona un lavoro di design creativo di prodotti a Shicon, che lo gira alla propria community sotto forma di contest. Il vincitore ottiene un premio in denaro da Shicon, che invece guadagna dal committente. «Cominciano ad arrivare brand importanti: tra gli ultimi clienti Fiat, Ducati, Activision e Bmw», dice Enrico Aprico, chairman e co-fondatore di Shicon Europe.

www.shicom.com

Schede a cura di Alessandro Longo

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