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Questo articolo è stato pubblicato il 20 gennaio 2011 alle ore 06:51.
Stanno prendendo peso nuovi modelli internet per collegare utenti e contenuti. Nascono dall'evoluzione dei rapporti tra chi li fornisce e gli operatori che danno accesso alla rete. L'idea di fondo è trovare la quadratura del cerchio, tra due opposte esigenze. Da una parte, evitare la scure delle istituzioni che in qualche modo sembrano disposte a difendere almeno alcuni principi base della neutralità della rete. Dall'altra, far maturare il mercato dei contenuti online, migliorando il servizio all'utente.
«Gli operatori saranno sempre più tentati di offrire un servizio Cdn, Content delivery network, ai fornitori di contenuti, sostituendosi a chi è specializzato in questo servizio, come Akamai e Level3», spiega Angelo Morelli, partner di Accenture e responsabile mondiale dell'innovazione per il mercato tlc, media e hi-tech. Lo confermano le ultime notizie. La settimana scorsa il colosso indiano delle tlc Tata ha comprato l'azienda di Cdn BitGravity. «In alternativa all'acquisizione, gli operatori possono sviluppare un proprio servizio Cdn. Come stanno facendo Bt e Talk Talk nel Regno Unito, per supportare l'imminente servizio YouView, con cui trasporteranno all'utente, via internet, i contenuti di tutte le emittenti», continua.
La Cdn rende più efficiente e garantito il trasporto dei dati, perché fa in modo di gestirli e immagazzinarli nei nodi di rete più vicini all'utente. Il che potrebbe non violare i principi di neutralità verso cui le istituzioni si stanno orientando; se si prende come faro il primo grande paese che li ha formulati, cioè gli Usa, attraverso la Fcc (a dicembre). L'Authority Usa ha vietato agli operatori fissi di dare diverse priorità al traffico in modo "irragionevole" (cioè per motivi diversi dalla necessità di tutelare la salute del network). Le Cdn non sono però una prioritizzazione in senso stretto. Per altro, i fornitori internazionali di contenuti già le utilizzano. La differenza è il nuovo ruolo degli operatori, che potrebbero portare a livelli più maturi il meccanismo e favorire il lancio di servizi inediti. A volerlo non sono soltanto loro ma anche i fornitori, come dimostra anche la proposta Google-Verizon, poi ricalcata a grandi linee nei principi di Fcc. Il progetto OpenEdge di Google mira appunto a trasferirne i contenuti nella rete degli operatori, a mo' di Cdn. In questo modello, gli operatori baderebbero alla rete, al rapporto con gli utenti, e i fornitori solo ai propri contenuti.







