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Questo articolo è stato pubblicato il 12 marzo 2011 alle ore 16:35.

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I robot conquistano lo spazio mandano e in pensione astronauti e astronomiI robot conquistano lo spazio mandano e in pensione astronauti e astronomi

Quando pensate a un astronomo vi viene in mente uno scienziato un po' sognatore che passa le notti con l'occhio incollato ad un enorme telescopio. E quando invece sentite dire astronauta vi viene forse in mente l'ultimo esempio di avventuroso cow-boy degli spazi.

Astronomi e astronauti inutili?
Bene, dispiace dirlo, non è così da un bel pezzo: gli astronomi sono oggi fisici che fanno ricerca di avanguardia con attrezzature e software estremamente sofisticati e sfruttando il più grande laboratorio esistente: l'Universo. Quanto agli astronauti, è un pezzo che non vanno oltre la Stazione spaziale internazionale, ISS, a poco più di soli 300 chilometri da terra, e sono in molti a dubitare che gli umani potranno mai tornare sulla Luna, 1000 volte tanto in distanza, o andare su Marte, 50 milioni di chilometri almeno.

Allo stesso modo l'intervento umano nell'osservazione del cielo da Terra sembra sinceramente sempre più un impiccio e una dispersione di risorse preziosissime e costose piuttosto che un vantaggio. Astronomi disoccupati e astronauti inutili? Ma che sta succedendo mai?

L'invasione dei robot
Semplice: nell'esplorazione e studio dell'Universo è in atto una vera e propria invasione di robot. Scattano fotografie, trasmettono dati, li analizzano da soli, se la situazione fotografata sembra interessante la rifotografano, cercano in archivi digitali di mezzo mondo dati di confronto e, infine, socializzano pure la conoscenza acquisita con altri robot, costituiti da strumenti, altri telescopi e archivi, mettendoli in allerta e facendoli lavorare. Sotto lo sguardo implacabile di satelliti, telescopi spaziali, telescopi ottici a terra, radiotelescopi e via discorrendo, il nostro povero Universo è sotto pressione 24/7.

Sul PianetaRosso
Sempre più efficienti, multifunzione e, soprattutto, intelligenti, con tutti i pregi degli umani, ma senza i loro non banali difetti, i robot sono veloci, instancabili, ubbidienti, invecchiano molto lentamente e, spesso, durano assai più di quanto i loro costruttori avessero previsto. Come i due piccoli rover marziani Spirit e Opportunity, che sono sul suolo del Pianeta Rosso dal 2004. Dovevano lavorare per 90 giorni, esplorando il suolo e la geologia del pianeta, e sono rimasti pienamente attivi fino a pochi mesi fa!

La prima sonda nel 1957
In effetti lo spazio è il luogo di elezione per i robot, intendendo con questo termine le sonde spaziali che a centinaia oramai sono state spedite verso il nostro Sistema solare, ad iniziare da quel 4 ottobre 1957 in cui venne messo in orbita attorno alla Terra il suo primo satellite artificiale: lo Sputnik. Sferico, con diametro di 60 centimetri e peso di 83 chilogrammi aveva a bordo praticamente solo un trasmettitore minimo con cui irradiò per 50 giorni al mondo interno il primo "bip bip" creato dall'uomo, ma proveniente dallo spazio. Oggi fa sorridere, ma allora fece un'impressione e anche paura, enormi. Certo non era un robot come lo pensiamo oggi, con capacità autonome di valutazione e decisione, ma un po' di merito gli va comunque riconosciuto.

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